Il corpo nascosto nei sacchi neri e l’allarme della madre di un giovane
Un appartamento al quarto piano, un continuo via vai di persone e una donna che i vicini vedevano spesso in compagnia di persone diverse. È dentro quella casa di via Gulli, nella periferia nord di Torino, che nella notte è stato trovato il cadavere di un uomo, ancora senza identità, fatto a pezzi e nascosto all’interno di sacchi neri.
A vivere nell’alloggio è una professoressa di 49 anni, originaria di Rieti. È stata lei, secondo quanto riferito, ad aprire la porta agli agenti delle Volanti arrivati dopo una segnalazione al 112. La donna è stata successivamente accompagnata in Questura insieme a due giovani per essere sentita dagli investigatori. Al momento non risultano persone sottoposte a fermo.
La scena scoperta dagli investigatori ha fatto scattare immediatamente l’indagine per ricostruire non soltanto chi sia l’uomo trovato senza vita, ma soprattutto che cosa sia accaduto prima che il suo corpo arrivasse in quell’appartamento.
«C’era sempre un via vai»: i racconti dei residenti di via Gulli
Nel palazzo di via Gulli nessuno sembra avere una risposta definitiva. Ma alcuni residenti raccontano di aver notato negli ultimi tempi una presenza frequente di persone nell’abitazione.
«Abito qui da poco, non la conosco bene, c’era sempre un via vai di gente, di giorno e di sera», ha raccontato un condomino. La donna, secondo la sua testimonianza, veniva vista spesso con un cagnolino e con persone diverse, uomini e donne che entravano e uscivano dall’appartamento.
Un altro residente ha raccontato di aver notato un cambiamento nelle condizioni della donna: «All’inizio sembrava stare meglio, poi man mano l’ho vista peggiorare». Avrebbe perso peso rapidamente, nell’arco di meno di un anno.
Il vicino ha inoltre riferito di aver visto più volte due giovani frequentare l’abitazione. Uno viene descritto come un uomo alto e magro, sui trent’anni. L’altro, secondo il racconto del residente, sarebbe una persona straniera e transgender che avrebbe incontrato più volte la donna sotto casa.
Sono testimonianze che gli investigatori dovranno necessariamente verificare e collocare nel quadro dell’inchiesta. Non costituiscono, allo stato, elementi sufficienti per stabilire il ruolo delle persone citate nel ritrovamento del cadavere.
L’allarme della madre e le perquisizioni: la pista che porta a Mirafiori
L’indagine della Squadra Mobile della Polizia, coordinata dalla pm Lea Lamonaca, si è mossa anche fuori dall’appartamento di via Gulli.
A far scattare l’intervento delle forze dell’ordine sarebbe stata una donna che ha chiamato il 112 raccontando che il figlio aveva fatto qualcosa di grave. Gli investigatori avrebbero successivamente effettuato perquisizioni anche in altri appartamenti riconducibili a persone sospettate di poter essere coinvolte nella vicenda.
Tra questi ci sarebbe anche un’abitazione nella zona di Mirafiori, dall’altra parte della città, riconducibile al giovane la cui madre avrebbe lanciato l’allarme.
Intanto gli investigatori stanno ascoltando diverse persone che frequentavano l’appartamento della professoressa. L’obiettivo è ricostruire la rete di rapporti attorno alla casa di via Gulli e soprattutto capire che cosa sia successo nelle ore e nei giorni precedenti al ritrovamento.
Il cadavere era nella casa: resta il mistero su dove sia avvenuto l’omicidio
È questo uno dei punti centrali dell’indagine sul giallo di Torino.
Il corpo dell’uomo è stato trovato nell’appartamento, ma non è ancora stato stabilito se l’uomo sia stato ucciso proprio in via Gulli oppure se il cadavere sia stato trasportato nell’alloggio successivamente.
La vittima, infatti, non risulta essere una persona che abitava nell’appartamento.
Il medico legale e la Polizia scientifica hanno lavorato nell’alloggio per raccogliere gli elementi utili all’inchiesta. Le operazioni sono proseguite per ore. Un residente ha raccontato di aver visto arrivare diverse pattuglie nella serata e di aver notato la presenza della Scientifica ancora nelle prime ore del mattino.
«Verso le undici e mezza sono sceso coi cani, c’erano quattro o cinque volanti della polizia, più dei militari, con le sirene spente», ha raccontato il condomino. Poi, nelle ore successive, l’attività investigativa è proseguita all’interno dello stabile.
Resta quindi un cadavere ancora senza nome, una casa diventata scena di un’indagine per omicidio e una serie di persone che gli investigatori stanno ascoltando per ricostruire chi frequentasse realmente quell’appartamento e quale fosse il legame con l’uomo trovato morto.
La risposta più importante, però, dovrà arrivare dagli accertamenti scientifici e dall’identificazione della vittima: da lì potrebbe partire la ricostruzione della storia che ha portato quei resti dentro i sacchi neri di via Gulli.

