La madre di Christian Matheus De Oliveira Morando: «Era disperato, continuava a piangere»
«Mi ha detto cose molto confuse: che lui era disperato, continuava a piangere, a dire cose… era sconvolto, quindi non capivo. Faceva capire che era successo qualcosa di molto grave».
È il racconto della madre di Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, fermato per l’omicidio di Fabio Colapietro, 39 anni, il cui corpo è stato trovato fatto a pezzi in un appartamento della periferia Nord di Torino. Gli investigatori stanno ricostruendo cosa è accaduto dentro l’appartamento di via Gulli 46, dove è stato trovato il corpo smembrato dell’uomo.
La donna sostiene che il figlio fosse in uno stato di forte agitazione e che le sue parole fossero difficili da comprendere. Secondo la madre, però, era chiaro che fosse successo qualcosa di grave. Per questo gli avrebbe detto di rivolgersi alla polizia.
«Faceva capire che era successo qualcosa di molto grave, ma io gli ho detto che doveva chiamare la polizia e doveva parlare con la polizia, che doveva fare la cosa giusta, questo solo».
‘É stato lui a chiamare’
C’è poi un particolare che la donna ha voluto precisare: la telefonata al 112 sarebbe partita direttamente dal telefono del figlio.
«È stato lui stesso a chiamare dal suo telefono la polizia, non sono stata io come state mettendo sui giornali».
Durante la chiamata il ragazzo sarebbe apparso molto agitato. Quando gli operatori gli avrebbero chiesto se ci fosse qualcuno con lui, avrebbe risposto: «C’è mia madre». A quel punto le avrebbe passato il telefono.
«Ho parlato, dicendo “venite qua, perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno”».
La madre, però, ha spiegato di non sapere cosa fosse accaduto: «Mi hanno chiesto “che cosa?” e ho detto “non lo so, venite per chiedere direttamente a lui”».
«Non conosco nessuna delle persone che frequenta»
La donna ha anche preso le distanze dalle frequentazioni del figlio, spiegando di non conoscere le persone che gravitavano attorno al 26enne.
«Non so, io non conosco nessuna delle persone che frequenta. Io frequento tutt’altra gente. Lui non abitava più qua da una vita».
Parole che assumono un peso particolare alla luce di uno degli aspetti sui quali gli investigatori stanno concentrando gli accertamenti: chi frequentava l’appartamento e cosa sia accaduto nei giorni precedenti al ritrovamento del corpo.
Fabio Colapietro, originario di Chivasso, è stato trovato smembrato nella notte tra giovedì e venerdì. Alcune parti del corpo erano state nascoste in sacchi neri, altre all’interno di secchi ricoperti di cemento a presa rapida.
La professoressa Nicole Formichetti e l’appartamento di via Gulli
Un altro nome centrale nell’inchiesta è quello di Nicole Formichetti, 47 anni, originaria di Rieti e docente all’Istituto Tommaso D’Oria di Ciriè.
È lei la donna che vive in affitto nell’appartamento di via Gulli 46 dove sono stati trovati i resti di Colapietro.
E proprio dalla scuola arriva un elemento che ha attirato l’attenzione: la professoressa non si sarebbe presentata al lavoro dall’inizio dell’anno scolastico.
«La professoressa non viene a scuola da inizio anno scolastico, perché che è successo?», sarebbe stato lo stupore espresso nei corridoi dell’istituto, secondo quanto riportato dall’edizione torinese de La Repubblica.
Formichetti viene descritta come molto solitaria e distaccata negli ultimi tempi, ma senza problemi precedenti né a scuola né con la giustizia. La sua vita privata, inoltre, sarebbe sempre rimasta molto riservata.
Ora il suo nome è entrato nell’inchiesta sulla morte di Colapietro.
Un 26enne e due donne davanti al gip: chi sono i tre coinvolti
Sono un uomo e due donne le persone che dovranno comparire davanti al gip nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Fabio Colapietro.
Il principale indiziato è Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, originario di Chivasso e residente a Torino, gravemente indiziato di omicidio e soppressione di cadavere.
Accanto a lui ci sono Nicole Formichetti, 47 anni, docente originaria di Rieti e inquilina dell’appartamento di via Gulli 46 dove sono stati trovati i resti della vittima, e Keith Butig, una ragazza di orgini filippine. Per entrambe le posizioni vengono contestati favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere, secondo la ricostruzione fornita.
È quindi sulla posizione del 26enne e delle due donne che si concentrano ora gli accertamenti giudiziari. Gli interrogatori davanti al gip dovranno contribuire a chiarire il ruolo avuto da ciascuno nella vicenda.
Dove è stato ucciso Fabio Colapietro?
È uno dei nodi ancora da sciogliere.
Gli investigatori stanno cercando di capire se Colapietro sia stato ucciso direttamente nell’appartamento di via Gulli 46 oppure se il suo corpo sia stato trasportato lì successivamente. Non è stata ancora stabilita con certezza neppure la data della morte.
Le frequentazioni dell’alloggio rappresentano quindi un elemento importante dell’indagine. Secondo alcune fonti, nei giorni precedenti al ritrovamento sarebbe stato notato un sospetto via vai di persone nell’appartamento torinese.
La casa della famiglia di De Oliveira Morando, in via Duino, è stata inoltre perquisita nella notte tra giovedì e venerdì.
La presunta lite per il crack e le altre ipotesi al vaglio
Gli investigatori stanno verificando anche la prima versione fornita dal 26enne, che avrebbe parlato di una colluttazione nata da un tentativo di rapina o di furto ma si fa riferimento anche ad una lite per il crack.
Questa ricostruzione viene messa a confronto con un’altra ipotesi investigativa, al momento indicata come maggiormente accreditata: un incontro legato a sesso e stupefacenti, in particolare anfetamine, che sarebbe degenerato nella violenza.
È una pista ancora al vaglio e dovrà essere verificata attraverso gli accertamenti investigativi.
Intanto, mentre gli inquirenti cercano di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Fabio Colapietro, il racconto della madre del 26enne aggiunge un elemento alla sequenza della notte: il figlio agitato, la telefonata partita dal suo cellulare e quella frase rivolta agli operatori del 112, prima che la donna prendesse il telefono e chiedesse alla polizia di intervenire.

