La bimba è tornata a camminare grazie alle cure del GasliniLa bimba è tornata a camminare grazie alle cure del Gaslini

Dall’incidente alla perdita quasi completa dei movimenti

È arrivata al Gaslini di Genova in elicottero, dopo un gravissimo incidente stradale avvenuto in un’altra Regione. Aveva appena 5 anni e, nelle ore successive al trauma, le sue condizioni neurologiche sono peggiorate rapidamente.

Subito dopo l’incidente, infatti, G.F. riusciva ancora a muovere braccia e gambe e non mostrava evidenti segni di paralisi. Poi il quadro è cambiato: nel giro di alcune ore la bambina ha perso quasi completamente la capacità di muovere gli arti, sviluppando una tetraparesi.

Gli accertamenti hanno evidenziato una situazione estremamente delicata: una frattura altamente instabile della seconda vertebra cervicale, con la frattura di entrambi i peduncoli della C2, associata a una grave lesione del midollo spinale.

Gli esami hanno inoltre evidenziato una contusione del midollo e un importante edema, esteso fino ai livelli C5-C6.

L'equipe del Gasline con la bimba salvata
L’equipe del Gasline con la bimba salvata

Al Gaslini un’équipe multidisciplinare per salvare il midollo

A quel punto è iniziato un percorso complesso che ha coinvolto diverse specialità del Trauma Center dell’Istituto Giannina Gaslini, insieme al Centro di Ossigenoterapia Iperbarica dell’Ospedale Policlinico San Martino.

Sono entrate in campo le équipe di Neurochirurgia, diretta da Gianluca Piatelli, Terapia Intensiva, diretta da Andrea Moscatelli, Ortopedia, diretta da Federico Canavese, e Medicina Fisica e Riabilitazione, diretta da Chiara Tacchino. Per l’Ossigenoterapia Iperbarica è stata coinvolta l’équipe guidata da Paola Salvetti.

La situazione, come spiega Piatelli, non riguardava soltanto il possibile recupero dei movimenti.

«Non era in gioco soltanto la possibilità di recuperare il movimento, ma la vita stessa della bambina», ricorda il direttore della Neurochirurgia del Gaslini.

La priorità iniziale è stata quindi proteggere il midollo da ulteriori sollecitazioni. I medici hanno scelto di non procedere immediatamente con la stabilizzazione chirurgica definitiva, immobilizzando prima rigidamente il rachide attraverso l’Halo.

L’obiettivo era evitare che l’instabilità della frattura potesse provocare un ulteriore peggioramento della sofferenza del midollo cervicale, già contuso e interessato dall’edema.

Il 2 luglio l’intervento sulla colonna

Con la progressiva riduzione dell’edema e il miglioramento delle condizioni neurologiche è stato possibile procedere con il passaggio successivo.

Il 2 luglio le équipe di Neurochirurgia e Ortopedia hanno eseguito l’intervento definitivo di stabilizzazione della colonna. L’operazione ha previsto anche l’impiego di innesti ossei estesi fino alla base del cranio, con l’obiettivo di favorire una fusione stabile nel tempo.

Da quel momento è proseguito il percorso di recupero, con il coinvolgimento delle diverse professionalità che hanno seguito la bambina nelle varie fasi.

Dopo tre mesi la bambina torna a camminare

Il risultato raggiunto dopo tre mesi di cure è quello che trasforma questa storia in una notizia di buona sanità.

Oggi G.F. cammina da sola e ha recuperato quasi completamente anche i movimenti degli arti superiori. Un recupero che le permette finalmente di lasciare l’ospedale e tornare a casa insieme alla mamma.

La vicenda viene indicata dalla Regione Liguria come esempio del lavoro svolto dal Trauma Center di Genova, dove competenze diverse vengono integrate nella gestione dei traumi pediatrici più complessi.

«Competenze diverse lavorano in stretta integrazione lungo tutte le fasi del percorso di cura», ha sottolineato Massimo Nicolò, assessore alla Salute della Regione Liguria, evidenziando l’importanza di costruire per ogni bambino un percorso che accompagni dalla diagnosi al trattamento fino alla riabilitazione quando necessaria.

Una squadra composta da specialisti diversi, dunque, che in questo caso ha accompagnato una bambina arrivata in condizioni neurologiche gravissime verso un recupero che le consente oggi di camminare nuovamente con le proprie gambe.

Di Redazione

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