Le due contro-analisi del 20 settembre: il dato era già precedente al fermo
C’è un elemento che potrebbe pesare soprattutto sul futuro giudiziario di Alberto Stasi e che oggi riaccende la questione della sua condanna definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Pavia nel nuovo comunicato sul caso Garlasco, due contro-analisi eseguite il 20 settembre 2007 sui pedali della bicicletta di Stasi diedero esito totalmente negativo per il Dna della vittima.
Il punto temporale è decisivo: quelle analisi furono eseguite quattro giorni prima del fermo di Stasi del 24 settembre 2007, provvedimento che non venne poi convalidato dal gip. All’epoca, invece, il risultato del 19 settembre aveva indicato sul campione prelevato dai pedali un profilo genetico attribuito alla vittima.
La Procura di Pavia sostiene oggi che delle due contro-analisi negative del 20 settembre non è stata trovata traccia negli atti del procedimento e del processo celebrato a carico di Stasi.
Il campione dei pedali e la nuova consulenza della difesa
La novità è emersa grazie alla consulenza affidata dalla difesa di Stasi ai genetisti Ugo Ricci e Pasquale Linarello, che hanno esaminato i dati grezzi consegnati dal Ris di Parma alla Procura di Pavia il 6 novembre 2025.
Gli esperti hanno individuato nei cosiddetti Raw Data due corse elettroforetiche datate 20 settembre 2007, relative allo stesso campione, indicato negli atti come bu_p, dal quale il giorno precedente era stato ricavato il profilo poi attribuito a Chiara Poggi.
Per la difesa si tratta di un elemento potenzialmente in grado di cambiare la lettura di uno degli accertamenti scientifici che entrarono nella vicenda giudiziaria di Stasi. La stessa Procura di Pavia riferisce che i propri consulenti, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno confermato l’esistenza delle due analisi negative e hanno ritenuto che quella discordanza avrebbe meritato un approfondimento all’epoca.
Quel risultato entrò nella storia del fermo di Stasi
Il dato sui pedali ebbe un peso nella fase iniziale dell’inchiesta. La ricostruzione della vicenda giudiziaria ricorda infatti che tra gli elementi utilizzati per chiedere la convalida del fermo figurava proprio la presunta presenza di Dna di Chiara sui pedali della bicicletta bordeaux di Stasi.
Il 24 settembre 2007 Stasi venne fermato e rimase in carcere per quattro giorni. Il gip, il 28 settembre, non convalidò il fermo e dispose la sua scarcerazione, ritenendo insufficienti gli elementi per giustificare la misura.
È su questo passaggio che oggi la difesa concentra una parte importante della propria contestazione: se il 20 settembre esistevano già due risultati negativi sullo stesso campione, perché quel materiale non sarebbe entrato nel fascicolo processuale?
La domanda non equivale, di per sé, all’accertamento di una responsabilità individuale. Ed è proprio questo uno dei punti che la Procura di Pavia sta cercando di chiarire attraverso l’audizione degli appartenenti al Ris che all’epoca si occuparono degli accertamenti.
La difesa: «Nessuno poteva decidere quali analisi consegnare»
Gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, difensori di Stasi, hanno reagito duramente alla ricostruzione della Procura.
«Nessun consulente del pubblico ministero, nessun pubblico ufficiale, ha la facoltà di decidere se e quali analisi consegnare», hanno sostenuto, sottolineando in particolare la rilevanza di un esame «atto a fondare la restrizione della libertà personale o finanche una condanna per omicidio».
Per i legali, quel risultato avrebbe indirizzato «irrimediabilmente» le indagini del 2007 e avrebbe contribuito alla costruzione del quadro accusatorio contro il loro assistito.
La difesa collega quindi la nuova acquisizione alla possibile revisione della condanna di Stasi, alla quale il suo team legale lavora da tempo. Al momento, tuttavia, non risulta formalizzata una richiesta di revisione alla Procura generale di Milano. Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha spiegato che la procuratrice generale Francesca Nanni è stata e sarà informata sugli aspetti ritenuti di possibile interesse.
Garofano: «Escludo categoricamente qualsiasi manipolazione»
A difendere il lavoro svolto dal Ris di Parma è invece Luciano Garofano, ex generale e allora comandante del reparto.
La sua posizione è netta. «Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti che non era e non è nel nostro costume», ha dichiarato all’Adnkronos.
Garofano ha aggiunto di mettere «la mano sul fuoco» sull’onestà dei collaboratori che lavorarono agli accertamenti.
E soprattutto ha contestato l’ipotesi che le analisi siano state effettuate senza il coinvolgimento delle parti: «Tutte quelle analisi sono state fatte nel contraddittorio, cioè alla presenza dei consulenti di parte, anche quelli di Alberto Stasi», ha affermato.
Il nodo resta nei pedali
La questione dei pedali è da anni uno dei punti più controversi della vicenda Garlasco. Anche la ricostruzione della presunta sostituzione dei pedali tra la bicicletta bordeaux e quella nera da donna è stata oggetto di un lungo confronto processuale, senza che lo scambio abbia trovato conferma nelle sentenze che hanno portato alla condanna definitiva di Stasi.
Ora, però, il nuovo elemento riguarda un passaggio ancora precedente: l’esistenza di due contro-analisi del 20 settembre 2007 che, secondo la Procura di Pavia e i consulenti che le hanno esaminate, diedero esito negativo sul campione poi collegato al Dna di Chiara.
Da una parte c’è dunque la difesa di Stasi, che vede in quelle analisi un elemento potenzialmente decisivo per la revisione del processo. Dall’altra c’è Garofano, che respinge categoricamente qualsiasi irregolarità nell’attività del Ris.
Il punto da chiarire adesso è perché quei due risultati negativi non siano comparsi nel procedimento a carico di Stasi e quale peso possano avere oggi sul suo percorso giudiziario.

