Sinner si ferma e perderà la vetta della classifica, tornerà nel 2027: «Forzare il rientro sarebbe pericoloso»
La stagione di Jannik Sinner è già finita, ma adesso comincia la partita più importante: capire che cosa sta succedendo davvero al suo ginocchio e quanto tempo servirà per rivederlo in campo. Probabilmente già a Vienna sarà scavalcato in classifica da Zverev che diventerà il nuovo numero del tennis mondiale uno anche se non dovesse far punti nei prossimi tornei con l’azzurro che scenderebbe a 7.950 punti mentre il tedesco resterebbe a 8.740.
L’annuncio dell’altoatesino ha infatti lasciato spazio alle domande dei tifosi: perché interrompere così presto il 2026? Quanto è serio il problema? E soprattutto, quando potrà tornare a giocare senza rischiare di compromettere la sua carriera?
La patologia indicata è la sindrome della bandelletta ileotibiale, un problema che provoca dolore nella parte esterna del ginocchio e che viene associato soprattutto a chi corre. Nel caso di un tennista, però, i continui scatti, le frenate e i cambi di direzione sottopongono l’articolazione a sollecitazioni altrettanto importanti.
E proprio sulla necessità di fermarsi, sulle possibili conseguenze di un rientro anticipato e sul percorso che attende Sinner arrivano le spiegazioni degli specialisti.
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— Jannik Sinner (@janniksin) October 6, 2026
Perché Sinner deve fermarsi così a lungo
«Le cause solitamente vengono attribuite a corse e a frequenti cambi di direzione», spiega all’ANSA il professor Alessandro Massè, direttore dell’Ortopedia del Cto di Torino.
Il problema, secondo l’esperto, può avere una tendenza a diventare cronico, soprattutto quando interessa uno sportivo sottoposto per lunghi periodi a carichi estremi.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che può spiegare la scelta di Sinner di rinunciare alla parte finale della stagione, comprese le Atp Finals di Torino in programma dal 15 al 22 novembre.
Non si tratta quindi semplicemente di aspettare che il dolore passi. L’obiettivo è arrivare a una guarigione completa e permettere al ginocchio di recuperare prima di sottoporlo nuovamente alle sollecitazioni del tennis di altissimo livello.
«Ora bisogna passare alla disinfiammazione», sottolinea Massè.
La buona notizia: niente operazione
C’è però un elemento che può rassicurare i tifosi. Al momento non si prospetta un intervento chirurgico.
«La guarigione completa è fondamentale, ma è eccezionale arrivare a un intervento chirurgico», precisa il direttore della prima clinica ortopedica e traumatologica della Città della Salute e della Scienza di Torino, con sede al Cto.
Il percorso previsto per Sinner sarà dunque di tipo conservativo e riabilitativo. L’obiettivo sarà ridurre l’infiammazione, recuperare la funzionalità e soprattutto evitare che il lungo periodo lontano dalle competizioni provochi una perdita significativa di tono muscolare.
«Jannik si sottoporrà ad esercizi di elongazione muscolare, ma soprattutto dovrà ridurre il rischio di perdite di tono muscolare», spiega ancora Massè.
Per un atleta abituato ad allenarsi e competere ai massimi livelli, anche lo stop diventa quindi una fase di lavoro estremamente delicata.
Ma cosa può avere davvero Sinner?
È questa la domanda che sta alimentando maggiormente la curiosità dei tifosi. E qui è fondamentale fare una distinzione: nessuno degli specialisti che hanno parlato pubblicamente ha visitato Sinner, quindi le condizioni specifiche dell’azzurro non possono essere diagnosticate dall’esterno.
Il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento, ha però provato a spiegare quali problematiche, in linea generale, potrebbero giustificare una decisione così prudente.
La prima ipotesi indicata è quella di un severo edema osseo subcondrale. Si tratta di una condizione che interessa l’osso spongioso sottostante una superficie articolare e che può provocare dolore importante soprattutto quando l’articolazione viene sottoposta a carico.
Secondo Bernetti, un problema di questo tipo richiederebbe tempi di recupero particolarmente lunghi. Forzare il ritorno all’attività agonistica potrebbe aumentare il rischio di un peggioramento strutturale.
Ma è importante sottolinearlo: questa è un’ipotesi dell’esperto, non la diagnosi di Sinner.
L’altra ipotesi riguarda i tendini
Bernetti prende in considerazione anche un’altra possibilità: una tendinopatia rotulea o quadricipitale che non riesca a regredire completamente.
Anche in questo caso si tratta di una valutazione generale, formulata sulla base delle informazioni pubbliche disponibili e non di una visita clinica effettuata sul giocatore.
Per un tennista di vertice, spiega il fisiatra, un problema tendineo strutturale può essere particolarmente delicato perché l’intervento chirurgico, quando necessario, non garantisce sempre un ritorno identico alla condizione precedente e può modificare la biomeccanica dell’atleta.
Da qui la possibilità di puntare, quando clinicamente indicato, su un trattamento conservativo e su un periodo sufficientemente lungo di scarico.
Perché Sinner ha scelto di chiudere il 2026
La decisione del campione altoatesino assume quindi un significato preciso. Non è soltanto una rinuncia a un torneo o a qualche settimana di competizione.
Sinner ha scelto di sottrarre il ginocchio agli stress massimali del tennis per permettere al percorso terapeutico e riabilitativo di completarsi senza la pressione di un rientro imminente.
Nel suo video ha spiegato di aver preso la decisione insieme ai medici e ha detto chiaramente: «Il mio ginocchio ha bisogno di terapie, questo significa che il mio 2026 è ufficialmente finito».
Una frase che ha chiuso definitivamente ogni ipotesi di rivederlo alle Atp Finals, ma che allo stesso tempo indica la direzione scelta: curarsi adesso per tornare nel 2027 nelle migliori condizioni possibili.
Quanto durerà il recupero?
È la domanda alla quale, al momento, non esiste una risposta precisa.
La durata dello stop dipenderà dalla natura effettiva della lesione, dalla risposta alle terapie, dalla progressione della riabilitazione e dalla possibilità di aumentare gradualmente i carichi senza la comparsa di nuovi sintomi.
Nel caso della sindrome della bandelletta ileotibiale, il recupero non può essere stabilito semplicemente contando un determinato numero di settimane. Per un atleta come Sinner, inoltre, non basta tornare a camminare o ad allenarsi senza dolore: bisogna recuperare la capacità di sostenere scatti, frenate, cambi di direzione, aperture laterali e ore di gioco ad altissima intensità.
È proprio per questo che uno stop apparentemente lungo può diventare la scelta più prudente.
«Forzare il rientro sarebbe pericoloso»
Bernetti sottolinea un aspetto centrale: se dietro il problema ci fosse effettivamente una condizione ossea o tendinea di particolare rilevanza, anticipare il ritorno potrebbe vanificare il percorso di guarigione.
L’esperto parla della necessità di evitare danni strutturali permanenti, spiegando che la decisione di chiudere la stagione può essere interpretata come una strategia finalizzata a proteggere la carriera a lungo termine.
È una prospettiva particolarmente importante per Sinner. A 25 anni e con una carriera ai vertici appena iniziata, l’obiettivo non può essere semplicemente rientrare qualche settimana prima. Il vero obiettivo è tornare senza trascinarsi dietro un problema cronico.
Il video di Sinner: poche parole e un messaggio preciso
Anche il modo in cui Sinner ha comunicato la decisione ha attirato l’attenzione. Nel video pubblicato sui social, della durata di circa 42 secondi, il numero 1 del mondo appare in primo piano, parla in inglese con tono basso e mantiene un’espressione seria.
La docente di Psicologia dell’Università La Sapienza Anna Maria Giannini, analizzando il filmato per Adnkronos Salute, ha sottolineato come il giocatore appaia particolarmente controllato nella comunicazione.
Secondo la psicologa, Sinner mostra una grande capacità di descrivere razionalmente ciò che sta vivendo. Il sorriso compare soprattutto quando ricorda le emozioni vissute durante la stagione e nella parte finale del messaggio, quando comunica implicitamente l’intenzione di tornare.
È un particolare che racconta anche l’altra faccia dello stop: dietro la decisione medica c’è un atleta che sa di dover rinunciare a una parte importante della stagione, ma vuole contemporaneamente trasmettere ai suoi tifosi la certezza che non si tratta di un addio, bensì di una pausa necessaria.
La vera sfida comincia adesso
Per Sinner, dunque, il 2026 si chiude prima del previsto. Ma il calendario della prossima stagione è ancora lontano e non avrebbe senso indicare oggi una data precisa per il rientro.
Il percorso sarà progressivo: controllo dell’infiammazione, recupero muscolare, riabilitazione, aumento graduale dei carichi e soltanto alla fine ritorno alla competizione.
Il professor Massè si mostra fiducioso sul lavoro dello staff che seguirà il campione: «Sono certo che il team di fisiatri e di medici dello sport che lo seguiranno lo riporteranno ai suoi livelli».
Per i tifosi, però, la domanda resta una: quando rivedremo davvero Jannik Sinner in campo?
La risposta arriverà soltanto seguendo l’evoluzione clinica e riabilitativa del ginocchio. Per ora la certezza è una sola: il numero 1 ha scelto di non rischiare. Meglio perdere la fine del 2026 che compromettere, con un rientro affrettato, gli anni più importanti della sua carriera.

