Paola Bettoni e Lidia MacchiPaola Bettoni e Lidia Macchi

Si è spenta dopo una lunga malattia la mamma della studentessa assassinata a Cittiglio nel gennaio 1987

È morta dopo una lunga malattia Paola Bettoni, la madre di Lidia Macchi, la studentessa universitaria di 21 anni assassinata con 29 coltellate nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1987 a Cittiglio, in provincia di Varese. Aveva 83 anni, secondo le informazioni diffuse sulla sua scomparsa. Per quasi quarant’anni aveva continuato a chiedere che fosse fatta piena luce sull’omicidio della figlia, senza mai rinunciare alla ricerca della verità.

La sua frase era diventata il simbolo di una battaglia durata decenni: «Voglio il colpevole, non un colpevole». Parole che racchiudevano la richiesta di una risposta certa, al di là delle piste investigative e dei processi che negli anni hanno segnato una delle vicende giudiziarie più dolorose della cronaca varesina.

Paola Bettoni se ne va senza aver conosciuto una verità giudiziaria definitiva sull’assassinio di Lidia. Una ferita rimasta aperta per lei e per la famiglia, costretta a convivere con l’assenza della ragazza e con interrogativi che, a distanza di quasi quattro decenni, non hanno trovato una risposta conclusiva.

L’ultima sera di Lidia e il ritrovamento del corpo

Lidia Macchi aveva 21 anni ed era una studentessa universitaria. La sera del 5 gennaio 1987 era uscita per andare a trovare un’amica ricoverata all’ospedale di Cittiglio, a una ventina di chilometri da Casbeno, quartiere di Varese dove viveva con la famiglia.

Da quella visita non fece più ritorno a casa. Il suo corpo venne ritrovato due giorni dopo in una zona boschiva nei pressi dell’ospedale, non lontano dalla sua Fiat Panda. La giovane era stata uccisa con 29 coltellate, in un delitto che sconvolse il territorio e diede inizio a una lunga e complessa vicenda investigativa.

Le indagini, tra piste che non portarono a una soluzione e successive riaperture del caso, non riuscirono per anni a individuare una responsabilità accertata in via definitiva. Nel frattempo, la famiglia ha continuato a cercare risposte, seguendo gli sviluppi dell’inchiesta e i procedimenti giudiziari.

Il processo a Stefano Binda e l’assoluzione definitiva

Una svolta sembrò arrivare nel gennaio 2016, quando venne arrestato Stefano Binda, ex compagno di scuola di Lidia. Il procedimento si concluse in primo grado nel 2018 con una condanna all’ergastolo, ma il verdetto venne successivamente ribaltato in Appello.

La Cassazione rese definitiva l’assoluzione di Binda per non aver commesso il fatto, escludendo la sua responsabilità nell’omicidio. L’uomo ha quindi ottenuto il riconoscimento dell’ingiusta detenzione per il periodo trascorso in carcere in relazione all’accusa.

L’esito giudiziario ha lasciato senza un responsabile riconosciuto dalla giustizia l’assassinio di Lidia. È proprio questo il punto che Paola Bettoni non aveva mai smesso di sottolineare: non una condanna purché ci fosse un nome, ma la certezza di sapere chi avesse ucciso sua figlia.

Una madre sempre presente alle udienze

Negli anni, Paola Bettoni aveva seguito con discrezione le udienze del processo, entrando nell’aula bunker di Varese per assistere alla ricostruzione dei fatti e agli sviluppi del procedimento. Una presenza composta, condivisa spesso con gli altri figli, Stefania e Alberto, che l’hanno accompagnata nel lungo percorso della ricerca di giustizia.

Per la donna, ogni udienza rappresentava una nuova occasione per sperare in una risposta. Ma anche un confronto doloroso con la morte della figlia e con dettagli di quella notte che la famiglia avrebbe voluto non dover mai conoscere.

La scomparsa di Paola Bettoni chiude così una storia familiare segnata da un dolore mai rimarginato. Resta la memoria di Lidia Macchi, uccisa a soli 21 anni, e la richiesta di verità che sua madre ha portato avanti per quasi quarant’anni.

I funerali saranno celebrati martedì pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Casbeno, a Varese, con orario da definire secondo le prime informazioni. Il Santo Rosario è previsto per domenica alle 17.30 nella stessa chiesa. La camera ardente è allestita alla Casa Funeraria Sant’Ambrogio, in via Mulini Grassi 10, a Varese.

Di Redazione

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