Il marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, morte per avvelenamento da ricina a Pietracatella, chiede fiducia e aspetta i risultati dalla Germania
«Datemi fiducia un attimo, per 5 minuti pensate che sia innocente». È l’appello di Gianni Di Vita, che torna a parlare pubblicamente del caso di Pietracatella durante una lunga intervista a La Vita in diretta, su Rai 1. A dieci mesi dalla morte della moglie Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, l’ex sindaco racconta la propria esasperazione e chiede che si tenga conto della perdita che ha subito.
«Sono passati dieci mesi, sono esasperato. Non ce la faccio più, rendetevi conto che ho perso una moglie e una figlia. Cosa vi devo dire?», afferma davanti alle telecamere. Parole con cui Di Vita manifesta la difficoltà di affrontare una vicenda che continua a essere al centro dell’attenzione mediatica e delle indagini.
«Il dolore è una cosa privata»: l’appello di Gianni Di Vita
Nel corso dell’intervista, Di Vita insiste sulla dimensione personale del lutto e sulla volontà di non affrontare davanti a un microfono aspetti che considera intimi. «Il dolore è una cosa intima, privata. Io ne parlo con mia figlia, con i miei cari, con i miei amici. Non ne posso parlare davanti a un microfono», spiega.
L’ex sindaco fa riferimento anche ad alcune dichiarazioni che, a suo dire, sarebbero state riportate in modo non corretto. «Tante cose private, intime, non le posso dire. Immagino che la Procura sa qualcosa di più, ma anche questa mia frase è stata riportata male», afferma, precisando che «di cose private non si parla davanti a un microfono».
Di Vita ricorda inoltre che ha una figlia che frequenta l’università e manifesta il desiderio che la vicenda giudiziaria arrivi a una conclusione nel più breve tempo possibile. «Il mio auspicio è che questa vicenda si concluda prima possibile», dichiara.
Nel frattempo, resta in attesa dei risultati degli accertamenti affidati ai laboratori in Germania. «Aspettiamo che arrivino i risultati dalla Germania», dice, ribadendo la propria stanchezza dopo mesi vissuti, secondo le sue parole, «sotto assedio».
Pietracatella, nuove segnalazioni di piante di ricino in Molise
Mentre Di Vita lancia il suo appello, proseguono le verifiche investigative sul caso delle due donne morte a dicembre dopo un avvelenamento da ricina. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le segnalazioni alle forze dell’ordine relative alla presenza di piante di ricino in diversi territori del Molise e nelle zone limitrofe.
L’episodio più recente è avvenuto a Casacalenda, dove gli agenti della Squadra Mobile, impegnati nelle indagini sul caso di Pietracatella, sono intervenuti dopo la segnalazione di un cittadino. Le piante individuate sono state fotografate ed è stato redatto un verbale sulla loro presenza, ma non è stato disposto alcun sequestro.
La verifica è avvenuta davanti alle telecamere della trasmissione di Canale 5 Dentro la notizia ed è stata ripresa da diverse testate giornalistiche. Segnalazioni analoghe erano arrivate anche da Riccia, sempre in Molise, e da Castelpagano, in Campania. Altre indicazioni riguardavano il lago di Occhito, al confine tra Molise e Puglia, e le campagne di Campodipietra, dove nei mesi scorsi alcuni agricoltori erano stati ripresi mentre piantavano semi di ricino.
Dagli ambienti investigativi, secondo quanto riportato, emerge che i controlli sulla presenza delle piante rientrano in verifiche ordinarie. Al momento non risultano collegamenti accertati tra le piante segnalate e le morti di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi.
Le indagini proseguono: non esclusi nuovi interrogatori
L’intervento a Casacalenda ha suscitato particolare attenzione anche perché nel paese si trova il liceo in cui insegna la cugina di Gianni Di Vita, già sottoposta a perquisizione venerdì scorso nell’ambito della stessa inchiesta. La coincidenza geografica, tuttavia, non costituisce di per sé una prova di un collegamento con i decessi.
Gli investigatori proseguono gli accertamenti e non escludono nuovi interrogatori nei prossimi giorni. Tra gli elementi riportati nelle ultime ricostruzioni figura anche la pista passionale. Secondo quanto emerso da alcune deposizioni, Di Vita avrebbe ammesso di aver avuto una relazione extraconiugale con un’insegnante che conosceva da molto tempo.
Si tratta di elementi che rientrano nel quadro investigativo e che dovranno essere valutati dagli inquirenti. Nel frattempo, Di Vita torna a chiedere di essere considerato innocente, affidando alla trasmissione televisiva un appello diretto: «Per un secondo pensate che io sia innocente».

