Fedez e GhaliFedez e Ghali

Dal disagio delle periferie alle vetrine distrutte, il rap si interroga sulla rabbia dei giovani e sulle responsabilità della società

Gli scontri a Milano e in altre città italiane accendono il dibattito nel mondo del rap. Da Marracash a Fedez, passando per Ghali, Sayf e Nayt, gli artisti prendono posizione sulle proteste, dividendo le proprie riflessioni tra la condanna della violenza, le disuguaglianze sociali e le responsabilità di chi contribuisce a costruire i modelli di successo inseguiti dai più giovani.

A emergere è un confronto che va oltre le immagini dei negozi danneggiati e delle auto prese di mira. Al centro ci sono il disagio delle periferie, la mancanza di prospettive e il rapporto tra la ricchezza esibita e le difficoltà di chi fatica a immaginare un futuro diverso.

Marracash: «Con le buone non cambi le cose»

A dare il via alla discussione è stato Marracash, che sui social ha scritto: «Con le buone non cambi le cose». Una frase che ha provocato reazioni e critiche, tanto da spingere il rapper della Barona a tornare sull’argomento con un nuovo intervento.

Marracash ha respinto l’interpretazione delle sue parole come un incitamento alla violenza. «Non ho mai inneggiato alla violenza», ha chiarito, sostenendo però che, quando gli episodi violenti si verificano, sia necessario interrogarsi sulle cause.

Secondo l’artista, anche i gesti più gravi possono essere il sintomo di «un fallimento della società di cui tutti siamo responsabili». Un risentimento che, a suo giudizio, riguarda inizialmente le fasce più fragili, le periferie e le seconde generazioni, ma che si sta estendendo anche al ceto medio, compreso quello che manifesta pacificamente.

Il rapper ha inoltre contestato la critica secondo cui chi ha raggiunto il successo economico non avrebbe titolo per parlare delle difficoltà sociali. «Aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita», ha scritto, ribadendo che la ricchezza non gli impedisce di battersi per una società più equa.

Sayf e Ghali: «Chi sta togliendo ai giovani il diritto a un futuro?»

Sulla stessa linea di attenzione alle disuguaglianze si colloca Sayf, secondo classificato a Sanremo 2026 con Tu mi piaci tanto. L’artista invita a non fermarsi alla condanna delle manifestazioni violente, ma a considerare anche le ragioni della protesta.

«Ci dicono che il problema sono le manifestazioni violente, ma chi sta togliendo alle persone il diritto a un futuro dignitoso?», si domanda. Nel suo intervento richiama un sistema che, a suo giudizio, mette il profitto davanti alla vita e alla dignità delle persone. La frattura principale, sostiene, non sarebbe soltanto quella politica tra destra e sinistra, ma quella sociale tra chi sta sopra e chi sta sotto.

Anche Ghali invita ad ascoltare le richieste delle nuove generazioni. «Sono risposte che i giovani stanno cercando di ottenere ormai da un po’. Secondo me dobbiamo ascoltarli», osserva, dicendosi contento che le persone scendano in piazza per rivendicare i propri diritti e cercare risposte.

L’artista richiama però l’attenzione sulle manifestazioni pacifiche, che considera il punto centrale del dibattito: «Usiamo questo tempo per parlare di chi sta manifestando pacificamente. Non distraiamoci».

Fedez punta il dito anche contro il mondo dello spettacolo

La lettura di Fedez parte dalla conoscenza diretta della frustrazione di chi cresce in periferia senza avere accesso alle stesse opportunità degli altri. Il rapper racconta di comprendere il peso di una casa inadeguata, di un lavoro o di una scuola deludente e dell’impossibilità di acquistare ciò che si desidera.

Ma Fedez richiama anche il ruolo simbolico delle vetrine del centro di Milano, individuate dai manifestanti come bersaglio. A suo giudizio, rappresentano concretamente tutto ciò che molti ragazzi percepiscono come irraggiungibile.

La sua riflessione si sposta quindi sul mondo dello spettacolo e sugli stessi artisti che commentano le proteste. Secondo Fedez, alcuni personaggi pubblici rischiano di celebrare la contestazione senza riconoscere di appartenere proprio a quel sistema di valori fondato sull’esibizione del successo.

«A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi», afferma, facendo riferimento alle sfilate, agli orologi di lusso, ai viaggi e ai vestiti mostrati sui social. Un passaggio che sembra chiamare in causa anche Ghali, presente nelle ultime passerelle milanesi, senza che Fedez lo nomini direttamente.

Nayt, Luchè e Nerone: le altre reazioni del rap

Nayt affronta il tema del disagio sociale con una riflessione sulle conseguenze dell’indifferenza. «Se non vedi l’altro, l’altro ti entrerà in casa per essere visto», sostiene, criticando un benessere materiale che, a suo giudizio, ha finito per condizionare anche chi vive in condizioni economiche difficili.

Luchè sceglie invece di affidare il proprio messaggio a Se non ci fosse la rabbia, condividendo alcuni versi del brano: «Non voglio unione / Voglio divisione / Combatto con chi ha / La mia stessa missione».

Di segno diverso l’intervento di Nerone, che distingue nettamente tra chi protesta pacificamente per essere ascoltato e i minorenni responsabili dei danneggiamenti. Il rapper critica duramente chi ha distrutto negozi e automobili, prendendo le distanze da comportamenti che, a suo giudizio, finiscono per screditare le rivendicazioni di molti manifestanti.

Nel dibattito intervengono anche Guè e Artie 5ive, che mettono un like al primo post di Marracash.

Marracash replica alle critiche: «Bisogna farsi delle domande»

Dopo le polemiche, Marracash torna a spiegare il senso del proprio intervento. «Mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo», scrive, precisando però di non accettare che le sue parole vengano interpretate come un’approvazione della violenza.

Il punto, per il rapper, è distinguere la condanna dei danneggiamenti dalla necessità di comprendere le tensioni che attraversano la società. Ignorare le cause del risentimento, sostiene, significa rinunciare a interrogarsi sulle condizioni che lo alimentano.

Il confronto tra gli artisti mette così in luce posizioni differenti: c’è chi insiste sulle disuguaglianze e sul diritto a un futuro dignitoso, chi richiama le responsabilità del mondo dello spettacolo e chi condanna senza esitazioni la devastazione di negozi e automobili.

Una discussione che coinvolge un settore capace di influenzare milioni di giovani e che, proprio attraverso queste voci, si trova a fare i conti con una contraddizione centrale: raccontare la rabbia delle periferie senza trasformarla in una giustificazione della violenza.

Di Redazione

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