L'incendio si è verificato dopo il fermo del 47enneL'incendio si è verificato dopo il fermo del 47enne

L’aggressione a Fontana Candida, sette ore di fuga e il misterioso rogo nella villetta

Prima l’aggressione all’ex moglie, colpita quattro volte al petto con un coltello davanti al figlio adolescente. Poi la fuga verso il litorale romano, insieme al ragazzo che aveva assistito alla scena. Dopo sette ore di ricerche, la Polizia lo ha rintracciato a Torvaianica e arrestato con l’accusa di tentato femminicidio. E due giorni dopo, mentre era già detenuto, un incendio ha devastato la villetta di Fontana Candida dove sarebbe avvenuta l’aggressione.

È la sequenza al centro delle indagini che coinvolgono Damiano Moncada, 47 anni, romano, fermato dagli agenti della Polizia di Stato. Sul rogo, invece, sono in corso ulteriori accertamenti per stabilirne l’origine e verificare ogni possibile collegamento con la vicenda.

Quattro coltellate al petto davanti al figlio

Tutto sarebbe iniziato il 24 agosto, quando la donna si sarebbe recata nell’abitazione dell’ex marito, nella zona di Fontana Candida, per recuperare alcuni effetti personali.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile, delle Volanti e del commissariato Tuscolano, all’interno della casa sarebbe nata una discussione. L’uomo avrebbe aggredito verbalmente l’ex moglie per poi afferrare un coltello e colpirla quattro volte al petto.

A rendere ancora più drammatica la scena c’era il figlio adolescente della coppia, che avrebbe assistito all’aggressione.

Le ferite riportate dalla donna sono apparse immediatamente molto gravi. Saranno poi i medici del pronto soccorso a far scattare la procedura d’urgenza prevista nei casi sospetti di violenza di genere.

L’ex marito la porta in ospedale e poi scappa con il figlio

Dopo aver ferito la donna, l’uomo si sarebbe reso conto della gravità delle sue condizioni e avrebbe deciso di accompagnarla personalmente in ospedale.

È arrivato al pronto soccorso in auto insieme alla vittima e al figlio.

Dopo essersi assicurato che l’ex moglie ricevesse le prime cure, però, avrebbe lasciato la struttura e sarebbe nuovamente salito in macchina, portando con sé il ragazzo.

Da quel momento è iniziata la fuga.

La prognosi iniziale dei sanitari avrebbe evidenziato la gravità delle ferite: secondo quanto riferito dagli investigatori, i fendenti non avrebbero provocato la morte della donna soltanto per una serie di circostanze fortuite.

La denuncia della donna e il racconto di altre violenze

Una volta ripresa conoscenza e nelle condizioni di poter parlare con gli investigatori, la donna avrebbe raccontato quanto accaduto nella casa dell’ex marito.

La sua testimonianza avrebbe fatto emergere anche un quadro precedente di presunte violenze, che secondo il racconto della vittima si sarebbero verificate anche in passato e avrebbero contribuito alla fine del rapporto coniugale.

In alcuni episodi, sempre secondo quanto riferito dalla donna, sarebbero stati presenti anche i figli minorenni.

Gli investigatori hanno quindi raccolto le informazioni fornite dalla vittima e avviato immediatamente la ricerca dell’uomo.

Sette ore di fuga fino a Torvaianica

Le ricerche sono andate avanti per circa sette ore.

Gli agenti hanno incrociato le informazioni raccolte dopo l’aggressione con i dati investigativi a disposizione, riuscendo a ricostruire progressivamente gli spostamenti del 47enne.

Secondo la ricostruzione della Polizia, l’uomo avrebbe anche tentato di manomettere il dispositivo satellitare dell’automobile per rendere più difficile individuarne la posizione.

L’auto è stata infine localizzata a Torvaianica, sul litorale romano, poco prima della mezzanotte.

A quel punto gli investigatori hanno predisposto il blitz.

Il blitz e la valigia pronta per la fuga

Gli agenti avrebbero individuato le sagome del 47enne e del figlio mentre tornavano verso l’automobile.

Il controllo della vettura avrebbe permesso di trovare sul sedile posteriore una valigia con alcuni indumenti e un cassetto contenente diversi farmaci, che secondo gli investigatori sarebbero stati raccolti dall’uomo prima di allontanarsi dalla propria abitazione.

Elementi che sono stati acquisiti agli atti dell’indagine per ricostruire le intenzioni e gli spostamenti dell’uomo dopo l’aggressione.

Nel frattempo, nella casa di Fontana Candida, gli investigatori avevano trovato quello che potrebbe essere il coltello utilizzato nell’aggressione: l’arma, intrisa di sangue, è stata sequestrata dalla Polizia Scientifica e sottoposta agli accertamenti necessari.

Il fermo per tentato femminicidio

Al termine delle ricerche, il 47enne è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto con l’accusa di tentato femminicidio.

L’uomo è stato quindi accompagnato in carcere.

Successivamente la magistratura di Velletri ha convalidato il provvedimento della polizia giudiziaria, disponendo nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.

L’accusa dovrà ora essere valutata nelle successive fasi del procedimento: il 47enne è indagato e la sua responsabilità dovrà essere accertata in sede giudiziaria.

Due giorni dopo il rogo nella villetta

La vicenda ha avuto un ulteriore sviluppo due giorni dopo l’aggressione.

Mentre Moncada era già sottoposto a fermo, un incendio è divampato nella sua abitazione di Fontana Candida.

Le fiamme hanno interessato la villetta, provocando ingenti danni. Nessuna persona è rimasta coinvolta nel rogo.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno dovuto impiegare due autobotti, un’autoscala e il carro degli autoprotettori per affrontare l’incendio.

Le operazioni di spegnimento sono iniziate intorno alle 23 e si sono concluse poco dopo le 6 del mattino successivo.

Si indaga anche sull’origine dell’incendio

Il rogo rappresenta ora un ulteriore elemento da chiarire.

L’incendio si è verificato infatti a distanza di appena due giorni dall’aggressione e quando il proprietario della casa era già in carcere. Una circostanza che inevitabilmente ha attirato l’attenzione degli investigatori.

Al momento, però, non è possibile stabilire che l’incendio sia collegato all’aggressione o alla fuga dell’uomo. Saranno gli accertamenti a dover chiarire l’origine delle fiamme e se dietro il rogo vi sia stata un’azione intenzionale oppure una causa accidentale.

Resta invece già ricostruita, almeno nelle sue linee essenziali, la sequenza che ha portato all’arresto: l’aggressione nella casa di Fontana Candida, il trasporto della donna in ospedale, la fuga con il figlio adolescente, le sette ore di ricerche e infine il rintraccio a Torvaianica.

Una vicenda nella quale, oltre alla gravità delle accuse, pesa anche la presenza del figlio della coppia, testimone diretto dell’aggressione alla madre e poi portato con sé dal padre durante la fuga.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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