Svolta nell'inchiesta per la morte della 13enne AuroraAurora Tila

Svolta nel processo per il femminicidio della tredicenne

Dopo mesi di dichiarazioni difensive e continue smentite, è arrivata la confessione che segna una svolta nel processo per il femminicidio di Aurora Tila, la ragazza di 13 anni morta il 25 ottobre 2024 a Piacenza.

Nel corso della prima udienza del processo d’appello davanti alla Corte d’Appello per i minorenni di Bologna, il giovane imputato, collegato in videoconferenza dal carcere minorile di Catanzaro, ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee.

«Ho ucciso io Aurora, l’ho gettata dal balcone», ha detto davanti ai giudici, chiedendo poi scusa per quanto accaduto e anche per aver impiegato così tanto tempo ad ammettere le proprie responsabilità.

Una confessione che arriva dopo la condanna a 17 anni di reclusione inflitta in primo grado per omicidio aggravato dallo stalking.

La famiglia della vittima: «Una confessione solo per ottenere uno sconto di pena»

Le parole dell’imputato non hanno però convinto i familiari della tredicenne.

Secondo la madre di Aurora Tila, Morena Corbellini, e il legale della famiglia, Emilio Malaspina, la confessione sarebbe arrivata soltanto per tentare di ottenere un trattamento più favorevole in appello.

«Con la confessione si chiude un cerchio. Ma ci auguriamo che la Corte confermi la sentenza di primo grado, che ha stabilito una pena congrua», ha dichiarato l’avvocato Malaspina al termine dell’udienza.

La Corte ha rinviato il procedimento al 10 settembre, data nella quale, dopo la discussione della Procura generale e della difesa, potrebbe arrivare la sentenza definitiva.

Prima della decisione i giudici hanno disposto l’acquisizione di una relazione sul comportamento del ragazzo durante la detenzione nel carcere minorile.

Le prove definite «granitiche»

Già nella sentenza di primo grado il Tribunale per i minorenni aveva definito il quadro probatorio estremamente solido.

A sostenere la responsabilità dell’imputato sono state le testimonianze delle persone presenti quel giorno e numerosi accertamenti tecnici e scientifici.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il ragazzo avrebbe spinto Aurora dal balcone. Quando la tredicenne, nel disperato tentativo di salvarsi, era rimasta aggrappata alla ringhiera, lui l’avrebbe colpita alle mani con le ginocchia fino a farla precipitare nel vuoto.

Lo stalking e il piano di vendetta

Le indagini hanno ricostruito anche i mesi precedenti al delitto.

Aurora aveva ormai deciso di interrompere la relazione, ma il giovane avrebbe continuato a perseguitarla con messaggi insistenti e comportamenti ossessivi, fino a convincerla ad accettare un ultimo incontro.

Agli atti del processo compare anche un messaggio scritto dall’imputato:

«Il mio piano di vendetta inizia da ora, mercoledì 9 ottobre alle ore 2.50».

Sempre secondo la ricostruzione della Procura, il giorno precedente all’omicidio il ragazzo avrebbe confidato a un amico l’intenzione di uccidere Aurora Tila. Circostanza poi riferita da un compagno di cella ascoltato come testimone durante il processo.

Per questo motivo il giovane si presentò all’incontro portando con sé anche un cacciavite, successivamente sequestrato dagli investigatori.

Alla luce di questa ricostruzione assumono un significato particolare anche alcuni messaggi inviati alla vittima:

«Domani ultima volta, poi mai più».

E ancora:

«Ti prometto che dopo l’uscita di venerdì non ti cercherò mai più».

Per l’accusa, mentre Aurora sperava che quell’incontro servisse a mettere fine alla situazione, il ragazzo aveva già deciso di ucciderla.

Le conversazioni con ChatGPT diventate prova nel processo

Tra gli elementi valutati dal Tribunale figurano anche le conversazioni che Aurora aveva avuto con ChatGPT nelle settimane precedenti alla morte.

Spaventata dal comportamento dell’ex fidanzato, la tredicenne aveva chiesto consiglio all’intelligenza artificiale scrivendo, tra le altre cose:

«Secondo te dovrei lasciarlo?».

Per i giudici quei dialoghi rappresentano un’importante conferma del clima di paura e pressione psicologica vissuto dalla ragazza.

Nella sentenza di primo grado viene evidenziato come Aurora si rivolgesse a ChatGPT «con estrema franchezza» nel tentativo di capire come comportarsi in una situazione definita «delicata e soffocante».

Conversazioni che, secondo il Tribunale, risultano coerenti anche con quanto la giovane aveva confidato alle amiche, ai familiari e all’educatrice dei servizi sociali che seguiva il nucleo familiare.

Il processo riprenderà a settembre

Con la confessione resa davanti alla Corte d’Appello si chiude uno dei principali punti ancora contestati dalla difesa, ma resta aperta la questione della pena.

Il prossimo 10 settembre i giudici torneranno a riunirsi per la discussione finale e decidere se confermare o modificare la condanna inflitta in primo grado.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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