Il bambino è stato costretto a fare 6 chilometri a piedi sotto la neveIl bambino è stato costretto a fare 6 chilometri a piedi sotto la neve

La vicenda di Cadore

Un bambino di undici anni costretto a camminare sei chilometri sotto la neve, con temperature sottozero, lungo una strada di montagna. Una scena che sembra uscita da un racconto ottocentesco, e invece è cronaca del Cadore. Ma oggi la vicenda si arricchisce di un nuovo capitolo: l’autista è stato sospeso dal servizio e la Procura di Belluno indaga per ipotesi di reato.

Il caso del bambino costretto a camminare 6 chilometri con -3 gradi

L’episodio risale a martedì pomeriggio, quando il ragazzino, appena uscito da scuola, è salito su un autobus della linea Calalzo-Cortina. Il biglietto in suo possesso, però, non era quello previsto dal nuovo sistema tariffario introdotto per il periodo olimpico, che impone una tariffa fissa di 10 euro per tratta, acquistabile solo tramite app o bancomat.

Impossibilitato a pagare, il bambino sarebbe stato fatto scendere dal mezzo e costretto a tornare a casa a piedi, lungo la statale 51 Alemagna, con neve e -3 gradi. Novanta minuti di cammino su una pista ciclabile che costeggia una strada trafficata: un tragitto potenzialmente pericoloso anche per un adulto, figuriamoci per un minore.

Biglietto non valido e tariffe olimpiche: cosa ha scatenato l’episodio

All’origine della vicenda c’è un cambio tariffario recente, legato all’organizzazione delle Olimpiadi invernali. La nuova tariffa, più costosa e digitalizzata, ha colto di sorpresa molti residenti. Nel caso del ragazzino, il carnet tradizionale non era considerato valido, e l’autista avrebbe applicato rigidamente il regolamento, rifiutando la corsa.

Un dettaglio tecnico che si è trasformato in un caso nazionale, perché tocca il tema della responsabilità degli operatori pubblici nei confronti dei minori.

La denuncia della nonna-avvocata: “Obbligo di custodia violato”

La nonna del bambino, l’avvocata Chiara Balbinot, ha sporto querela ipotizzando il reato di abbandono di minore. «Dal mio punto di vista è ravvisabile il reato, sicuramente esisteva un obbligo di custodia», ha dichiarato, sottolineando i rischi corsi dal nipote durante il tragitto.

«A mio nipote poteva capitare qualsiasi cosa», ha aggiunto, ricordando che il bambino ha camminato al buio, sotto la neve, lungo una strada pericolosa. La legale ha anche riferito di aver ricevuto due telefonate di scuse da parte dell’azienda di trasporti, ma ha chiarito: «Noi andiamo avanti».

DolomitiBus: scuse ufficiali e sospensione del conducente

DolomitiBus, la società titolare del servizio, ha diffuso una nota ufficiale confermando che il conducente è stato prudenzialmente sospeso dal servizio. La corsa, spiegano, era effettuata da una società appaltatrice (La Linea Spa), alla quale è stata immediatamente contestata la condotta e chiesto un chiarimento formale.

La società ha annunciato l’avvio di una commissione interna d’indagine e ha espresso sollievo per le condizioni del bambino, definito “in buone condizioni di salute”. Un dettaglio non secondario: i mezzi sono dotati di sistemi di videosorveglianza e le immagini potranno essere utilizzate per ricostruire la dinamica dei fatti.

Indagini e telecamere a bordo: cosa rischia l’autista

La Procura di Belluno dovrà ora valutare se la condotta integri gli estremi dell’abbandono di minore o altre fattispecie di reato. La giurisprudenza in materia è complessa, ma il concetto chiave è l’obbligo di custodia: un minore affidato a un servizio pubblico non può essere lasciato in una situazione di pericolo.

Le registrazioni delle telecamere a bordo, le testimonianze e i regolamenti aziendali saranno centrali per stabilire se l’autista abbia agito in modo discrezionale o in applicazione rigida di procedure interne.

Intanto, il caso ha sollevato un dibattito nazionale: fino a che punto il rispetto delle regole tariffarie può giustificare una decisione che mette a rischio la sicurezza di un bambino?

In un Paese che si prepara alle Olimpiadi, con tariffe digitali e sistemi high-tech, l’immagine di un ragazzino che cammina sotto la neve per tornare a casa resta una fotografia disturbante. E la sospensione dell’autista è solo il primo atto di una vicenda che, molto probabilmente, finirà nelle aule di giustizia.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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