Il 30enne, originario della Guinea e da anni residente sull’Appennino modenese, è stato accoltellato nella sua abitazione dopo che qualcuno ha bussato alla porta
Un’intera comunità sotto shock, un omicidio senza un apparente movente e tante domande ancora senza risposta. È il drammatico scenario che si è aperto all’alba di Montese, sull’Appennino modenese, dove Daouda Sangarè, 30 anni, è stato ucciso a coltellate all’interno dell’appartamento in cui viveva insieme alla moglie.
Secondo le prime ricostruzioni, qualcuno avrebbe bussato alla porta della sua abitazione, in via Righi, nelle prime ore del mattino. Da lì sarebbe nata una lite culminata in una violenta aggressione mortale. Le indagini dei carabinieri sono in pieno svolgimento e, al momento, il movente resta ancora tutto da chiarire.
La porta aperta all’alba e la lite finita nel sangue
La tragedia si è consumata intorno alle 6 del mattino.
Stando ai primi elementi raccolti dagli investigatori, il 30enne sarebbe stato svegliato da qualcuno che si è presentato alla porta di casa. Dopo aver aperto, sarebbe scoppiata una discussione degenerata in pochi istanti.
L’aggressore avrebbe colpito Daouda Sangarè con uno o più fendenti, raggiungendolo in parti vitali.
Sul posto è intervenuto anche l’elisoccorso del 118, ma per il giovane non c’era ormai più nulla da fare.
Gli uomini della Scientifica hanno lavorato per diverse ore all’interno dell’appartamento, alla ricerca di tracce e elementi utili per ricostruire con precisione quanto accaduto.
Chi era Daouda Sangarè
La vittima era originaria della Guinea, ma aveva vissuto per diversi anni in Costa d’Avorio, come molti altri cittadini africani residenti nella zona.
Da tempo si era trasferito a Montese, dove lavorava come saldatore in un’azienda del territorio.
Solo un mese fa era stato raggiunto in Italia dalla moglie, con la quale aveva finalmente iniziato una nuova fase della propria vita dopo un lungo periodo di distanza.
Chi lo conosce fatica oggi a spiegarsi quanto accaduto.
“Era un uomo tranquillo, non cercava mai problemi”
Il dolore è particolarmente forte all’interno della comunità africana dell’Appennino modenese.
Le persone che lo frequentavano lo descrivono tutte allo stesso modo: un lavoratore serio, riservato e lontano da qualsiasi situazione problematica.
“Era una persona calma. Uno tranquillo“, raccontano amici e conoscenti, ancora increduli davanti a una morte che nessuno riesce a spiegare.
Secondo chi lo conosceva, Daouda Sangarè conduceva una vita dedicata esclusivamente al lavoro e alla famiglia, senza essere coinvolto in litigi o vicende che potessero far presagire un epilogo tanto drammatico.
Solo poche ore prima era alla festa del paese
Ad aumentare lo sconcerto è un particolare emerso nel corso della giornata.
La sera precedente all’omicidio, il 30enne aveva partecipato, come molti altri residenti, alla tradizionale festa del paese.
Nulla lasciava immaginare che poche ore dopo sarebbe stato trovato senza vita nel suo appartamento.
Quel passaggio dalla serenità della serata alla tragedia dell’alba rende ancora più difficile comprendere le ragioni dell’accaduto.
Le indagini dei carabinieri
Per tutta la giornata i Carabinieri hanno ascoltato numerose persone per ricostruire le ultime ore di vita della vittima e individuare chi si sia presentato davanti alla sua porta.
Alcuni testimoni sono rimasti a lungo in caserma, ma al momento non risultano provvedimenti cautelari confermati.
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i rapporti personali del 30enne e il contesto nel quale è maturato il delitto.
Anche il sindaco di Montese, Carlo Castagnoli, ha espresso il proprio cordoglio, affidandosi al lavoro degli investigatori: “Confidiamo nelle indagini per fare piena chiarezza sulle dinamiche di questa tragedia”.
Intanto Montese resta sotto shock per una morte che ha colpito una persona ricordata da tutti come un lavoratore silenzioso e benvoluto, arrivato in Italia con il sogno di costruire una nuova vita insieme alla moglie.

