Bici giù dai Murazzi, scarcerata Denise mentre monta la rabbia dei genitori di Mauro GloriosoBici giù dai Murazzi, scarcerata Denise mentre monta la rabbia dei genitori di Mauro Glorioso

“Costernati e ignorati”: la rabbia dei genitori di Mauro davanti alla decisione del tribunale

La scarcerazione, seppur parziale, riapre una ferita che per la famiglia Glorioso non si è mai rimarginata. A distanza di quasi tre anni dal drammatico episodio dei Murazzi di Torino, uno dei volti di quella notte torna al centro dell’attenzione giudiziaria: Denise, minorenne all’epoca dei fatti, è stata ammessa all’affidamento in prova ai servizi sociali dopo aver scontato parte della condanna in carcere.

La decisione arriva a fronte di una condanna definitiva a sei anni e otto mesi per concorso morale nel gesto che il 21 gennaio 2023 cambiò per sempre la vita di Mauro Glorioso, studente palermitano colpito da una bicicletta elettrica lanciata dall’alto e rimasto tetraplegico.

La decisione dei giudici: “È maturata, ha compreso la gravità”

Secondo i giudici minorili di Genova, competenti come magistrati di sorveglianza, Denise avrebbe intrapreso in carcere un percorso rieducativo serio e continuo, tale da giustificare una misura alternativa alla detenzione.

Oggi ha vent’anni. All’epoca dei fatti era minorenne, elemento che ha inciso in modo determinante sulla valutazione del suo caso. I giudici parlano di una giovane che “ha cominciato a percepire davvero la gravità di quanto accaduto” e che necessita ora di un percorso strutturato per “imparare le regole della vita”.

L’affidamento in prova non equivale a libertà piena: Denise dovrà rispettare orari rigidi, vivere con i genitori, seguire sedute psicologiche, incontri con educatori, svolgere volontariato in Croce Rossa, frequentare corsi professionali, la scuola guida e persino allenamenti di boxe, indicati come strumento educativo basato su disciplina e responsabilità.

L’avvocato: “La giustizia deve anche essere umana”

A difendere la scelta è l’avvocato Guglielmo Busatto, che insieme alla collega Annalisa Baratto ha seguito l’iter davanti alla magistratura di sorveglianza.

«In carcere ha dimostrato di essere cambiata e di avere capito – spiega –. Ha creato un dolore enorme, anche se in modo indiretto. La condanna resta, ma la giustizia non può rinunciare alla sua funzione rieducativa, soprattutto quando si tratta di una persona che all’epoca era minorenne».

Durante la detenzione nel carcere di Pontremoli, Denise ha partecipato a laboratori teatrali e di lettura, ha prestato servizio in una RSA e ha ottenuto progressivamente diversi permessi premio.

La reazione della famiglia Glorioso: “Nessun segno di resipiscenza”

Di tutt’altro tenore la reazione dei genitori di Mauro Glorioso. Per loro, la notizia dell’affidamento in prova arriva come un colpo durissimo, aggravato dal fatto che nessun parere è stato richiesto alla famiglia.

«Esprimiamo costernazione – si legge nella nota diffusa dall’avvocata di parte civile Simona Grabbi – per non essere stati minimamente coinvolti nella decisione, né informati di eventuali gesti di resipiscenza. Gesti che, nei confronti di Mauro, sono stati semplicemente inesistenti».

Il tempismo rende tutto ancora più doloroso: la decisione arriva in prossimità di un anniversario che per la famiglia rappresenta una ferita aperta.

“Non vogliamo più piangere altri Mauro”

«Sono tre anni – scrivono i Glorioso – che la nostra vita è stata stravolta da un atto di violenza gratuita e insensata. L’auspicio è che simili gesti non si ripetano, ma le cronache dimostrano che il sacrificio di nostro figlio non è stato un monito sufficiente».

Da qui l’appello a una risposta più ferma del sistema: «Occorre che il sistema legislativo e giudiziario reagisca con decisione. Non vogliamo più leggere di quanti Mauro dobbiamo piangere».

Il destino di Mauro: una vita cambiata per sempre

Quella notte ai Murazzi non fu solo Denise a essere coinvolta. Accanto a lei c’era Sara, giudicata come maggiorenne e condannata a 14 anni di carcere, sempre per concorso morale.

Mauro Glorioso, nonostante la tetraplegia, ha trasformato il dolore in determinazione: lo scorso novembre si è laureato in Medicina a Torino, ricevendo i complimenti del relatore e l’invito a proseguire nel gruppo di ricerca.

Un traguardo straordinario, che però non cancella una verità: per Mauro e la sua famiglia, la condanna non finirà mai.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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