Nathan BennettNathan Bennett

Abusi su cinque bambini in un asilo nido di Bristol

Un caso che ha sconvolto il Regno Unito e scosso profondamente decine di famiglie. Un educatore di 30 anni, Nathan Bennett, è stato condannato a 24 anni di carcere dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver abusato sessualmente di cinque bambini affidati alle sue cure in un asilo nido di Bristol.

La sentenza è stata pronunciata dalla Bristol Crown Court, dove il giudice Hart ha definito l’imputato «un pedofilo pericoloso e incorreggibile», sottolineando come i reati siano stati commessi in un luogo che avrebbe dovuto rappresentare sicurezza e protezione per i più piccoli.

Bennett lavorava presso l’asilo Partou King Street, struttura dedicata alla prima infanzia.

Il giudice: “Hai contaminato la loro innocenza”
Nel pronunciare la condanna, il giudice ha utilizzato parole estremamente dure per descrivere la gravità dei fatti.

Secondo quanto emerso durante il processo, Bennett si sarebbe guadagnato la fiducia dei bambini, alcuni dei quali avevano appena due o tre anni, mostrando loro affetto e attenzioni prima di abusarne.

«I bambini avrebbero dovuto essere al sicuro all’asilo», ha dichiarato il giudice Hart.
«Eri in agguato, pronto ad abusare di loro e a contaminare la loro innocenza con i tuoi vili desideri».

La corte ha evidenziato come la giovanissima età delle vittime le rendesse estremamente vulnerabili.

Le accuse e la condanna

Il tribunale ha riconosciuto Bennett colpevole di otto reati, tra cui stupro, mentre l’imputato aveva già ammesso la responsabilità per tredici ulteriori capi d’accusa legati ad abusi su quattro dei bambini.

In alcuni episodi le violenze sarebbero avvenute anche davanti ad altri piccoli presenti nell’asilo, ignari di ciò che stava accadendo. La corte ha stabilito una pena detentiva prolungata di 30 anni, composta da 24 anni di carcere effettivo e 6 anni di libertà vigilata

Il giudice ha anche spiegato di aver seriamente preso in considerazione la possibilità di infliggere l’ergastolo, proprio per la difficoltà nel valutare se Bennett potrà mai smettere di rappresentare un pericolo per i bambini.

Arrestato grazie alle telecamere di sorveglianza

L’uomo è stato arrestato nel febbraio del 2025, quando la responsabile dell’asilo ha osservato attraverso le telecamere di sicurezza un comportamento sospetto. Secondo quanto ricostruito, la direttrice avrebbe visto Bennett infilare la mano nei pantaloni di un bambino, facendo scattare immediatamente l’allarme.

Da quel momento sono partite le indagini che hanno portato alla luce numerosi episodi di abuso. Durante il processo è emerso anche che alcuni genitori avevano già espresso preoccupazioni sul suo comportamento nei mesi precedenti all’arresto.

Il dolore delle famiglie

In aula i genitori delle vittime hanno raccontato il trauma vissuto dalle loro famiglie. La madre di uno dei bambini ha spiegato che il figlio si fidava completamente dell’educatore, convinto che si sarebbe preso cura di lui.

«Lo abbiamo mandato in quell’asilo perché pensavamo fosse un luogo sicuro», ha dichiarato la donna. «Il senso di colpa e la rabbia sono stati travolgenti». Un padre ha raccontato di essersi sentito “morto dentro” quando ha scoperto gli abusi subiti dal figlio. Dodici famiglie i cui figli frequentavano l’asilo hanno affermato che la condanna non può riparare il danno subito dai bambini.

“Nei mesi precedenti all’arresto di Bennett, diversi genitori avevano espresso preoccupazioni riguardo al suo comportamento. Sappiamo che tali preoccupazioni erano state segnalate al personale, ma crediamo che questi avvertimenti e reclami non siano stati adeguatamente approfonditi o inoltrati ai livelli superiori”.

La replica dell’asilo

L’asilo nido fa parte del gruppo Partou, fondato nei Paesi Bassi. Un portavoce di Partou ha dichiarato: “Nell’anno trascorso da quando questi reati sono venuti alla luce, abbiamo collaborato con diverse persone e organizzazioni per valutare eventuali modalità con cui rafforzare la tutela dei minori affidati alle nostre cure.

“Abbiamo dato seguito alle raccomandazioni e, di conseguenza, abbiamo intensificato la formazione in materia di tutela, rafforzato le politiche, anche per quanto riguarda il reclutamento e la segnalazione di illeciti, aumentato il numero di persone nel nostro team dirigenziale che si occupano di tutela e introdotto un maggior numero di audit interni ed esterni.”

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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