Casting e accuse di molestie: cosa contestano al regista 54enne
Un casting che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per entrare nel mondo del cinema si sarebbe trasformato, secondo l’accusa, in una situazione di molestie e abusi.
È questa la vicenda al centro dell’udienza preliminare che si è svolta davanti al Gup del tribunale di Verona, dove è comparso il regista F. M., 54 anni, accusato di violenza sessuale nei confronti di due giovani aspiranti attrici.
I fatti contestati risalgono al luglio del 2023 e sarebbero avvenuti durante alcuni workshop organizzati nel Veronese, presentati come corsi di formazione per giovani attrici.
Secondo la Procura, dietro quelle lezioni si sarebbe nascosto un abuso di potere nei confronti delle partecipanti, approfittando della loro inesperienza e del desiderio di emergere nel mondo dello spettacolo.
Gli “esercizi di recitazione” che sarebbero stati abusi
La ricostruzione degli inquirenti descrive una dinamica precisa.
Marsicano si sarebbe presentato come produttore e regista di due film, progetti che però — secondo gli accertamenti — non risulterebbero mai essere stati realizzati.
Durante i workshop avrebbe quindi assunto il ruolo di responsabile del corso di formazione, utilizzando quella posizione per imporre alle due giovani comportamenti che, secondo l’accusa, sarebbero stati molestie sessuali.
Le condotte sarebbero state giustificate dal regista come “esercizi necessari per migliorare le capacità interpretative” delle aspiranti attrici.
Un meccanismo che, secondo la Procura, avrebbe creato una situazione di pressione psicologica tale da indurre le ragazze a subire quelle richieste.
Le denunce dopo il confronto con altre attrici
Le due giovani avrebbero deciso di denunciare solo successivamente, quando — secondo quanto riferito dalle associazioni che le supportano — avrebbero scoperto episodi simili raccontati da altre professioniste del settore.
Un confronto che avrebbe rafforzato la consapevolezza di quanto accaduto durante quei workshop.
Secondo le associazioni Differenza Donna e Amleta, si tratterebbe di comportamenti «lesivi della dignità, dell’incolumità psicofisica delle artiste e della loro libertà di autodeterminazione».
Le associazioni ammesse come parti civili
Durante l’udienza preliminare il giudice ha ammesso come parti civili non solo le famiglie delle due ragazze, ma anche le associazioni Differenza Donna e Amleta, attive nella tutela delle donne e delle lavoratrici dello spettacolo.
Un passaggio che gli avvocati delle presunte vittime hanno definito significativo.
«Siamo molto soddisfatte dell’ammissione delle associazioni come parti civili», ha dichiarato l’avvocata Teresa Manente, che rappresenta le due giovani. «Questo permette di dare visibilità a un fenomeno purtroppo diffuso e spesso sommerso: le violenze subite dalle donne nel mondo dell’arte e dello spettacolo».
Il fenomeno delle molestie nel mondo dello spettacolo
La vicenda riporta al centro dell’attenzione un tema che negli ultimi anni è emerso con sempre maggiore forza anche in Italia: gli abusi di potere nel settore artistico e cinematografico.
Per Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, l’obiettivo resta quello di «liberare ogni ambiente dalla violenza maschile contro donne e giovani donne».
Anche Cinzia Spanò, presidente dell’associazione Amleta, ha sottolineato che la presenza dell’organizzazione nel processo rappresenta «un ulteriore passo nella tutela dei diritti delle attrici».
Udienza rinviata al 22 giugno
L’udienza preliminare si è conclusa con un rinvio al 22 giugno, data in cui il giudice dovrà decidere se mandare o meno a processo Federico Marsicano.
Nel frattempo il caso continua a sollevare interrogativi su quanto sia diffuso il fenomeno delle molestie nei contesti di formazione artistica, soprattutto quando a trovarsi davanti sono giovani aspiranti attrici alle prime esperienze.

