Emma BoninoEmma Bonino

Dall’aborto alla pena di morte, dall’Afghanistan all’Europa: cinque decenni di battaglie senza compromessi.

Emma Bonino è morta a 78 anni. La storica leader radicale, più volte ministra, parlamentare italiana ed europea e commissaria europea, si è spenta dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute.

A dare l’annuncio è stato il suo staff con parole che restituiscono il peso della figura politica e umana di Bonino: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai».

Una vita trascorsa in prima linea, spesso su posizioni controcorrente, con una costante: la difesa della libertà individuale e dei diritti. Dall’aborto clandestino alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili, dalla fame nel mondo alla moratoria sulla pena di morte, Bonino ha trasformato le proprie convinzioni in campagne politiche e iniziative internazionali.

La sua storia politica era iniziata molto presto. Nata a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1976 era stata eletta alla Camera a soli 28 anni nelle file del Partito Radicale.

Ma già prima dell’ingresso in Parlamento aveva scelto una delle battaglie che avrebbe segnato tutta la sua esistenza.

L’aborto, il CISA e la scelta di farsi arrestare

Nel 1975 Bonino aveva fondato il CISA, Centro Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto, impegnandosi per rendere accessibile alle donne un aborto libero e sicuro.

La sua non era soltanto una battaglia parlamentare. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione delle donne costrette a ricorrere all’aborto clandestino, Bonino arrivò a consegnarsi autonomamente all’arresto.

Quella vicenda divenne uno dei primi capitoli di una lunga stagione di mobilitazioni che l’avrebbe portata a occuparsi di diritti civili in Italia e di libertà in molte parti del mondo.

Dall’Europa all’Afghanistan, gli arresti fuori dall’Italia

Nel 1979 arrivò anche l’elezione al Parlamento europeo. Da Bruxelles Bonino iniziò a occuparsi dei diritti nei Paesi dell’Europa dell’Est e sostenne l’idea di una Corte penale internazionale, diventata realtà nel 2002.

Alla fine degli anni Ottanta si schierò pubblicamente con Solidarność in Polonia contro la dittatura di Wojciech Jaruzelski. Per quella scelta venne arrestata ed espulsa dal Paese.

Non sarebbe stato l’unico arresto fuori dall’Italia. Nel 1990, a New York, fu fermata dopo aver distribuito siringhe sterili in opposizione alla normativa americana sulle prescrizioni mediche.

E poi ci fu l’Afghanistan. Bonino venne arrestata dai talebani dopo aver fotografato alcune donne, mentre ricopriva già l’incarico di commissaria europea per la politica dei consumatori, la pesca e gli aiuti umanitari.

Dalla Bosnia al Ruanda, le battaglie internazionali

Negli anni Novanta il suo impegno si concentrò anche sui crimini di guerra nell’ex Jugoslavia e in Ruanda e sulla campagna internazionale per la moratoria della pena di morte, approvata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2007.

Da commissaria europea sostenne una maggiore attenzione internazionale sui massacri di Srebrenica e appoggiò l’intervento militare in Bosnia e Kosovo. Una posizione che le costò una frattura significativa con il mondo pacifista.

Parallelamente continuò a occuparsi della condizione delle donne. Nel 1998 sostenne la campagna «Un fiore per le donne di Kabul» e negli anni successivi promosse iniziative contro le mutilazioni genitali femminili, tra cui Stop FGM.

Ministra, parlamentare e fondatrice di +Europa

La carriera istituzionale di Bonino proseguì negli anni Duemila. Fu ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondo governo Prodi, dal 2006 al 2008.

Nel 2013 tornò al governo come ministra degli Esteri nell’esecutivo guidato da Enrico Letta, incarico mantenuto fino al 2014.

È stata eletta per sette volte alla Camera e due al Senato. Nella sua lunga esperienza parlamentare ha attraversato schieramenti e stagioni politiche differenti, arrivando anche a sedere, nella XII legislatura, tra i banchi del centro-destra.

Alla fine del 2017 partecipò alla nascita di +Europa, formazione federalista europea e liberale diventata partito nel 2019. L’Europa unita, democratica e federale era rimasta fino agli ultimi anni una delle sue grandi battaglie.

La malattia e l’ultimo ricovero a Roma

Nel 2015 Bonino aveva annunciato di avere un tumore al polmone sinistro, iniziando un lungo percorso di cura. Nel 2023 aveva dichiarato di aver sconfitto la malattia.

Negli anni successivi, tuttavia, erano arrivati altri problemi di salute, con diversi ricoveri legati a difficoltà respiratorie e metaboliche. Tra le persone che erano andate a farle visita c’era anche Papa Francesco.

Giovedì 10 settembre Bonino era uscita dalla terapia intensiva dell’ospedale Santo Spirito di Roma ed era stata trasferita in una clinica privata. Nelle ore successive le sue condizioni sono peggiorate fino alla morte.

«Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai»

Nel ricordarla, il suo staff ha parlato di una donna «lucida, coraggiosa e libera», sottolineando come la sua vita sia stata una lunga opposizione a tutto ciò che negava libertà e diritti.

«Non è importante quante volte occorra perdere prima di riuscire a vincere e conquistare una libertà per tutti», è il senso del messaggio lasciato da chi ha condiviso con lei decenni di battaglie.

La politica italiana ed europea perde così una delle sue figure più riconoscibili. Per oltre cinquant’anni Emma Bonino ha fatto della libertà una scelta politica, ma soprattutto personale, affrontando sconfitte, arresti, campagne e incarichi istituzionali senza abbandonare le battaglie che aveva scelto da giovane.

«Grazie Emma, dal profondo del cuore», conclude il messaggio del suo staff.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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