Nathan Trevallion è intervenuto a Dentro La NotiziaNathan Trevallion è intervenuto a Dentro La Notizia

Nathan Trevallion: ‘É vero che abbiamo chiesto 50mila euro a figlio’

«Non è vero che non collaboriamo, abbiamo diritto di fare istruzione parentale, la vaccinazione non è obbligatoria. La prima l’abbiamo fatta a tutti e tre. È vero che abbiamo chiesto 50mila euro a figlio come contratto condizionale per i controlli pediatrici. Non penso sia obbligatorio portare i figli dal pediatra: quando sono neonati sì, ma dopo no». Così Nathan Trevallion, 51 anni, padre dei tre bambini allontanati dalla loro abitazione nel bosco di Palmoli (Chieti), si è difeso durante la puntata del 21 novembre di Dentro la Notizia.

Parole che arrivano mentre sui social monta la protesta contro l’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha disposto l’allontanamento dei minori dalla casa nel bosco, con collocamento in una comunità educativa dove vivranno insieme alla madre, Catherine Birmingham, 45 anni. Una decisione che ha spaccato l’opinione pubblica: da una parte il sostegno alla famiglia e al suo stile di vita “naturale”, dall’altra chi denuncia rischi e mancanze sui diritti essenziali dei bambini.


Il Tribunale: «Pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione»

Il provvedimento cautelare – molto dettagliato – non si fonda sulle scelte educative o sull’istruzione parentale, ma su un rischio più ampio: la violazione dell’articolo 2 della Costituzione, ovvero il diritto dei bambini alla vita di relazione.

Secondo i giudici:

«La deprivazione del confronto fra pari in età da scuola elementare può avere effetti significativi sullo sviluppo del bambino».

Il Tribunale ha parlato anche di pericolo per l’integrità fisica, citando:

  • assenza di agibilità dell’immobile
  • rischio sismico
  • impianti elettrico, idrico e termico inesistenti o non a norma
  • mancanza di condizioni igienico-sanitarie minime
  • rifiuto dei genitori di consentire verifiche sanitarie e trattamenti obbligatori

Una situazione che comporterebbe, secondo la legge, presunzione di pregiudizio per l’incolumità fisica dei minori.


I giudici: «Genitori inadeguati anche per esposizione dei figli ai media»

L’ordinanza cita anche la massiccia esposizione mediatica dei bambini:

«I genitori hanno diffuso dati e immagini idonei a identificarli, usando di fatto i minori per ottenere vantaggi processuali».

Un richiamo serio, che secondo il Tribunale configura una nuova condotta genitoriale inadeguata.

Inoltre, l’istruzione parentale non sarebbe stata formalizzata correttamente: i genitori non avrebbero presentato al dirigente scolastico la dichiarazione annuale prevista per legge, impedendo così le verifiche obbligatorie.


La reazione del padre: «Mi sento vuoto, tutto ingiusto»

Intervistato da Il Centro, Trevallion ha parlato di un dolore profondo:

«Mi sento totalmente vuoto. Togliere i bambini da un luogo dove c’è felicità è ingiusto. Si sta distruggendo la vita di cinque persone».

Secondo il padre, i figli hanno vissuto un trauma:

«Tolti così velocemente da casa per andare a dormire in un posto che non conoscono».


Il legale: «Nell’ordinanza ci sono falsità. Faremo ricorso»

L’avvocato della famiglia, Giovanni Angelucci, ha annunciato ricorso:

«Nella sentenza ci sono falsità. Insistono sull’istruzione, ma l’attestato della bambina è regolare e protocollato».

Secondo il legale, il Tribunale avrebbe «frainteso» alcuni documenti e sovrastimato i rischi.


La politica interviene: «Priorità ai diritti dei bambini»

Sulla vicenda è intervenuta anche Elisabetta Piccolotti (AVS):

«Lo scontro tra famiglia e tribunali sta facendo male ai bambini. Servono dialogo e soluzioni che garantiscano scuola, socialità e sicurezza».

La deputata ha anche invitato a non strumentalizzare politicamente la vicenda:

«I bambini non possono essere usati come oggetti dagli adulti che li circondano».

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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