“Me l’hanno ucciso davanti agli occhi”
«Voleva uccidere anche me e mia madre. Ho bisogno di un padre e me l’hanno tolto». Trattiene a stento le lacrime Cristina Russo, la figlia di Gaetano Russo, il panettiere di 61 anni ucciso nel suo negozio a Sarno dal 35enne Andrea Sirica, tossicodipendente.
«Me l’hanno ucciso davanti agli occhi mentre lo supplicavo di fermarsi», racconta la giovane, con la madre affranta accanto in un’intervista concessa al Tg1. «Ha continuato davanti a me. Ho cercato di salvarlo ma non ho potuto fare niente. Voleva uccidere anche me e mia madre. Mi hanno tolto tutto».
Un dolore che diventa testimonianza: «Era un padre meraviglioso, mi ha protetto fino all’ultimo istante. Se sono ancora qui è grazie a lui, e deve essere ricordato per quello che era». Ora la famiglia chiede giustizia.
L’omicidio nel negozio: la ricostruzione degli inquirenti
Il delitto è avvenuto poco dopo la mezzanotte all’interno dell’attività commerciale della vittima, un punto di riferimento del quartiere. Secondo le prime ricostruzioni investigative, il 35enne Andrea Sirica avrebbe aggredito il commerciante con un’arma da taglio, colpendolo ripetutamente al termine di una colluttazione.
L’uomo, già noto alle forze dell’ordine e presumibilmente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, si sarebbe poi barricato nel locale, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine per bloccarlo e fermarlo. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Nocera Inferiore.
Chi era Gaetano Russo, il panettiere ucciso
Gaetano Russo era un commerciante molto conosciuto a Sarno, descritto da amici e clienti come una persona disponibile e dedita al lavoro e alla famiglia. Il suo negozio era considerato un punto di riferimento per il quartiere, un luogo di socialità oltre che di commercio.
La sua morte ha scosso profondamente la comunità locale, dove in queste ore si moltiplicano messaggi di cordoglio e richieste di maggiore sicurezza.
La richiesta della famiglia: “Vogliamo giustizia”
La famiglia Russo chiede che venga fatta piena luce sull’accaduto e che l’assassino venga punito con la massima severità prevista dalla legge.
La testimonianza della figlia, presente durante l’aggressione, è considerata cruciale dagli inquirenti per ricostruire le fasi dell’omicidio e il movente.

