Dino CartaDino Carta

L’agguato sotto casa: colpi esplosi a distanza ravvicinata

Un’esecuzione fredda, quasi militare, consumata a pochi metri da casa. Annibale Carta, 42 anni, conosciuto da tutti come “Dino”, è stato ucciso a Foggia in via Caracciolo mentre portava a spasso il cane.

A ucciderlo quattro colpi di pistola, esplosi alle spalle e a distanza ravvicinata. Un dettaglio che orienta subito gli investigatori verso un’azione mirata, tutt’altro che casuale.

Il delitto è avvenuto in una zona semicentrale della città, non lontano dallo stadio Zaccheria. Un contesto urbano normale, quotidiano. Ed è proprio questo a rendere tutto più inquietante.


Il dettaglio che cambia tutto: il caricatore perso dal killer

Sulla scena del crimine emerge un elemento chiave:
il killer avrebbe perso il caricatore dell’arma durante l’azione.

Un errore che potrebbe rivelarsi decisivo. I carabinieri hanno infatti recuperato il caricatore insieme ai bossoli, elementi fondamentali per ricostruire dinamica e traiettoria dei colpi.

I rilievi sono andati avanti per tutta la notte. Ogni dettaglio viene analizzato, ogni traccia può diventare un tassello utile.


Nessun legame con la criminalità: indagini nella vita privata

Annibale Carta era incensurato, ben inserito nel tessuto sociale, conosciuto nel mondo delle palestre e anche in ambito parrocchiale.

Un profilo che complica tutto.

Al momento, non emergono collegamenti con la criminalità organizzata o comune. Per questo gli investigatori stanno concentrando l’attenzione su: la vita privata, le relazioni personali, l’ambito lavorativo.

Si cerca di capire se ci sia stato un diverbio, un contrasto, o se l’assassino fosse qualcuno che conosceva la vittima.


Un delitto che appare pianificato

Gli elementi raccolti finora portano verso una direzione precisa:
l’omicidio potrebbe essere stato premeditato.

I colpi alle spalle, la distanza ravvicinata, l’assenza di segni di colluttazione. Tutto suggerisce che Carta non abbia avuto il tempo di reagire.

Non un’escalation improvvisa, ma un’azione studiata.


La comunità sotto shock: “Una persona buona, sempre disponibile”

Il dolore, a Foggia, è immediato e trasversale.

Amici, colleghi, conoscenti parlano tutti allo stesso modo:
una persona perbene, disponibile, lontana da qualsiasi problema.

Carta era sposato e aveva due figlie, una di appena pochi mesi. Frequentava la parrocchia San Francesco Saverio, dove era attivo come volontario.

Il parroco lo ricorda così:
“Sempre presente, attento, amato da tutti. La comunità è ferita.”

Parole che restituiscono il peso umano di questa vicenda.


Le telecamere e le prossime ore decisive

I carabinieri stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. Un passaggio cruciale per individuare movimenti sospetti, eventuali vie di fuga, presenze compatibili con l’azione.

Le prossime ore saranno decisive per capire:
chi ha sparato, perché, e soprattutto cosa si nasconde dietro un omicidio che, al momento, resta senza movente.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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