La mamma delle sorelle scomparseLa mamma delle sorelle scomparse

Fermati mamma, compagno e nonno delle due sorelle

Il ritrovamento ha messo fine a quindici giorni di ricerche. L’inchiesta, invece, entra adesso nella sua fase più delicata. All’alba la Procura della Repubblica di Sulmona ha disposto il fermo della madre delle due sorelle, Valentina D’Acunto, del suo compagno Vincenzo Esposito e del nonno materno Marco D’Acunto, accusati di sequestro di persona in concorso.

La donna è stata trasferita nel carcere di Teramo, mentre gli altri due indagati sono detenuti a Sulmona. È invece indagata l’anziana che ha ospitato le ragazze nell’appartamento di Rio Fresco, a Formia, dove le due adolescenti sono state rintracciate dai carabinieri dopo essere scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila.

Il quadro ricostruito dagli investigatori è pesante, ma accanto alla versione della Procura emergono anche elementi che raccontano il forte legame delle ragazze con la madre e che saranno ora valutati nel prosieguo delle indagini.

La Procura: «Erano chiuse in una stanza, non potevano uscire»

Secondo gli investigatori, le due sorelle avrebbero trascorso i quindici giorni di irreperibilità chiuse all’interno dell’appartamento, senza poter uscire né aprire le persiane.

A ricostruire quelle giornate è stato il procuratore capo Luciano D’Angelo, che ha parlato di una vera e propria segregazione. Le ragazze, ha spiegato, trascorrevano il tempo guardando la televisione e non avevano contatti con l’esterno.

Anche la loro reazione al momento del blitz ha colpito chi era presente.

«Quando le abbiamo trovate non hanno fatto salti di gioia», ha raccontato il magistrato. «Si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora». Un comportamento che, secondo la Procura, confermerebbe la particolare condizione psicologica nella quale si trovavano le due sorelle dopo giorni di isolamento.

La versione delle ragazze: la più piccola non voleva lasciare la madre

Accanto alla ricostruzione investigativa emerge però un elemento destinato ad avere un peso anche nelle prossime fasi dell’inchiesta.

Secondo quanto trapelato, la sorella più piccola avrebbe opposto resistenza quando i carabinieri l’hanno invitata a lasciare l’appartamento, spiegando di voler rimanere con la madre. Soltanto l’intervento di un’assistente sociale sarebbe riuscito a convincere entrambe le ragazze a trasferirsi in una struttura protetta.

Un particolare che non smentisce l’ipotesi investigativa del sequestro, ma evidenzia come il rapporto tra le due minori e la madre sia uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda. Saranno gli approfondimenti degli psicologi e degli inquirenti a chiarire se quella volontà fosse frutto di un legame affettivo, di una situazione di dipendenza emotiva o di altri fattori ancora da accertare.

La videochiamata che ha portato al blitz dei carabinieri

La svolta nelle indagini è arrivata grazie a una videochiamata effettuata dalla madre verso un numero di telefono già monitorato dagli investigatori.

L’utenza risultava intestata a un cittadino pachistano e faceva parte di un gruppo di schede telefoniche attivate clandestinamente a Napoli pochi giorni prima della scomparsa delle ragazze.

Da quel contatto i carabinieri sono riusciti a restringere il campo fino all’appartamento di Rio Fresco.

«Eravamo pronti a trovarci davanti delinquenti o persone pericolose – ha spiegato il procuratore D’Angelo – ma abbiamo trovato una donna di circa ottant’anni».

L’anziana: «Mi avevano detto di non farle uscire di casa»

L’anziana, ora indagata, sostiene di aver semplicemente eseguito quanto le era stato chiesto.

«Il nonno ha portato qui le bambine. La mamma e il nonno mi hanno detto di non farle uscire di casa», ha raccontato.

Ha spiegato inoltre che erano proprio i familiari a portare il cibo, tanto da riempire una stanza con provviste sufficienti per settimane. Le due sorelle, secondo il suo racconto, trascorrevano gran parte della giornata davanti ai telegiornali seguendo le notizie sulla loro scomparsa.

Prima dell’intervento dei carabinieri avrebbe detto loro soltanto una frase: «Mi dispiace».

Il sollievo del padre e i prossimi passi dell’inchiesta

Dopo il ritrovamento è arrivato anche il commento del padre delle ragazze, Stefano Di Giacinto, che ha parlato di un enorme sollievo dopo due settimane di angoscia.

L’uomo ha spiegato di non pretendere che le figlie vengano affidate a lui, ma di desiderare che siano ospitate in una struttura realmente sicura, dove possano affrontare un percorso di recupero lontano da nuove tensioni.

Nelle prossime ore il giudice sarà chiamato a pronunciarsi sulla convalida dei fermi, mentre la Procura continuerà a ricostruire ogni passaggio della vicenda.

L’indagine, infatti, non dovrà soltanto stabilire le responsabilità penali delle persone coinvolte, ma anche chiarire un quadro familiare estremamente complesso, nel quale convivono la ricostruzione degli investigatori, che parlano di segregazione, e il comportamento delle due sorelle, che al momento del ritrovamento hanno mostrato di voler restare accanto alla madre. Sarà proprio questo uno dei punti centrali su cui si concentreranno gli accertamenti delle prossime settimane.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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