Italia campione olimpica nel pattinaggio velocitàItalia campione olimpica nel pattinaggio velocità

Come l’Italia ha vinto l’oro nel pattinaggio di velocità inseguimento uomini a Milano Cortina?

Sette decimi di ritardo all’inizio. Quattro secondi e mezzo di vantaggio alla fine. In mezzo, una rimonta da manuale e un capolavoro tattico che entra di diritto nella storia dei Giochi. L’Italia conquista la medaglia d’oro nella finale del pattinaggio di velocità inseguimento uomini ai Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 con il tempo di 3:39.20, battendo gli Stati Uniti dopo una gara combattutissima.

Il terzetto composto da Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti ha ribaltato l’inerzia della finale con una progressione chirurgica. Dopo un avvio complicato, con gli americani avanti di sette decimi, gli azzurri hanno aumentato il ritmo giro dopo giro, sfruttando cambi perfetti e una compattezza quasi militare. Sul traguardo il distacco è netto: 4,51 secondi.

È il nono oro per l’Italia in questi Giochi, il ventiquattresimo podio complessivo. In tribuna, scatenata e commossa, c’era anche Francesca Lollobrigida, già due ori a Milano Cortina, trasformata per una sera in capo ultras del ghiaccio.

Chi è Davide Ghiotto, il leader silenzioso della staffetta azzurra?

Alla sua terza Olimpiade, Davide Ghiotto è il veterano del gruppo. Trentadue anni, atleta delle Fiamme Gialle, padre di due figli, è l’uomo delle distanze lunghe, della tenuta mentale, della resistenza che non fa rumore ma scava solchi.

Dopo le esperienze alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018 e alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 – dove ha conquistato il bronzo nei 10.000 metri – ai Giochi di casa alza ulteriormente l’asticella. Tre titoli mondiali, il primato personale di 12:25.692 sui 10.000 stabilito in Coppa del Mondo a Calgary nel 2025, e una stagione pre-olimpica da protagonista ai Campionati mondiali di pattinaggio di velocità 2025, con il terzo oro consecutivo sulla distanza regina.

I primi passi li aveva mossi sui pattini a rotelle. L’ispirazione? Le gare delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Vent’anni dopo, è lui il punto di riferimento del pattinaggio azzurro.

Andrea Giovannini: il tattico che legge la gara come una scacchiera

Nato a Trento il 27 agosto 1993, cresciuto sul ghiaccio del lago di Baselga di Pinè, Giovannini è l’intelligenza strategica del trio. Specialista della mass start e dell’inseguimento a squadre, è considerato uno dei migliori interpreti mondiali delle gare di gruppo.

Atleta delle Fiamme Gialle, super tifoso del Milan, amante del film “Il Gladiatore” e del brano “Devastante” di Olly, porta in pista una combinazione rara: lettura della corsa, gestione delle energie, sprint finale. Nella finale contro gli Usa, i suoi cambi sono stati millimetrici, decisivi per rosicchiare decimi su decimi.

Michele Malfatti, “Malfi”: il motore costante del team pursuit

Classe 1994, anche lui trentino e atleta delle Fiamme Gialle, Michele Malfatti – per tutti “Malfi” – è allenato da Maurizio Marchetto. È uno dei migliori interpreti italiani del team pursuit, disciplina nella quale il trio azzurro ha costruito un percorso solido: oro mondiale a Calgary nel 2024, argento iridato a Hamar nel 2025, titolo europeo nel 2026.

Sul piano individuale, il terzo posto nei 10.000 metri a Stavanger nel 2023 ha segnato la sua consacrazione internazionale. Fuori dal ghiaccio ama la montagna: mountain bike, arrampicata, trekking, sci. Il suo idolo? Fernando Alonso, simbolo di longevità e resilienza.

Perché questo oro cambia il volto del pattinaggio di velocità italiano?

La vittoria nell’inseguimento uomini non è solo una medaglia. È la certificazione di un movimento maturo, strutturato, capace di programmare e vincere. L’Italia non si limita più a inseguire le potenze storiche come Olanda o Stati Uniti: detta il passo.

Nella finale B, la Cina ha superato gli olandesi conquistando il bronzo. Ma la scena è tutta azzurra. Una rimonta tecnica, mentale, quasi cinematografica. Il ghiaccio di Milano Cortina restituisce al pubblico un’immagine potente: tre uomini che pattinano come uno solo, sincronizzati, determinati, implacabili.

E mentre il cronometro si ferma a 3:39.20, non segna soltanto un tempo. Segna un’epoca.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *