Liliana Ocheanu era rientrata dalle ferie con una settimana di ritardo dopo aver comunicato verbalmente la necessità di restare in Romania
Aveva chiesto di poter restare qualche giorno in più in Romania per assistere la madre malata di tumore. Al ritorno al lavoro, però, dopo 11 anni di servizio, ha trovato il licenziamento. Ora la vicenda di Liliana Ocheanu, 55 anni, dipendente dello stabilimento Epta Costan di Limana, nel Bellunese, entra in una nuova fase: la Fiom Cgil ha formalmente impugnato il provvedimento e si prepara a proseguire la battaglia nelle sedi legali.
Il sindacato giudica la decisione aziendale «totalmente ingiusta» e sproporzionata rispetto alla condotta contestata alla lavoratrice. Al centro della controversia c’è il ritardo nel rientro dalle ferie collettive, legato alla necessità di restare accanto alla madre gravemente malata. Una vicenda che ha suscitato una mobilitazione davanti ai cancelli della fabbrica e che ora si sposta sul terreno legale.
Il rientro posticipato e il licenziamento dopo 11 anni
La vicenda risale alla fine di agosto. Liliana Ocheanu avrebbe dovuto riprendere servizio il 24 agosto, ma ha posticipato il rientro al primo settembre per assistere la madre in Romania.
Secondo quanto riferito dalla Fiom, la lavoratrice aveva comunicato verbalmente al proprio caporeparto la necessità di prolungare l’assenza. L’azienda ha contestato il mancato rientro nei tempi previsti e, al suo ritorno, ha proceduto al licenziamento per assenza ingiustificata.
È proprio la proporzione tra la contestazione e la sanzione a essere al centro della vertenza. Per il sindacato, la perdita del posto dopo oltre un decennio di lavoro rappresenta una misura eccessiva, soprattutto alla luce della situazione familiare che avrebbe determinato il ritardo.
L’impugnazione formale apre ora la strada agli accertamenti nelle sedi competenti, dove dovranno essere valutate le circostanze del caso e le ragioni alla base del provvedimento.
La Fiom: «Abbiamo atteso un passo indietro, ma l’azienda è rimasta in silenzio»
Il segretario generale della Fiom Cgil di Belluno, Stefano Bona, spiega che il sindacato aveva inizialmente atteso una disponibilità dell’azienda a riconsiderare la decisione e ad aprire un confronto.
«Abbiamo atteso che l’azienda facesse un passo indietro e si aprisse un confronto per rivedere una decisione tanto drastica quanto inaccettabile», ha dichiarato Bona, sottolineando che da Epta non sarebbe arrivata alcuna risposta.
Da qui la scelta di procedere per vie legali, affinché siano accertate le ragioni del licenziamento e sia restituita alla lavoratrice quella che il sindacato considera una dignità compromessa da un provvedimento troppo grave.
La Fiom annuncia inoltre che nei prossimi giorni saranno definite ulteriori iniziative di mobilitazione e protesta. L’obiettivo dichiarato è sostenere Ocheanu e denunciare la mancata apertura di un confronto con l’azienda.
«Il lavoro non può essere disgiunto dagli affetti»
Nella presa di posizione sindacale, la vicenda va oltre il singolo rapporto di lavoro e richiama il tema delle responsabilità familiari e dell’assistenza alle persone malate.
«Il lavoro non può essere disgiunto dalla vita, dagli affetti e dalle responsabilità di cura», sostiene Bona. «Nessun essere umano dovrebbe essere costretto a scegliere tra l’impiego e la vicinanza a un familiare malato».
La Fiom considera quindi essenziale che le difficoltà personali e familiari siano valutate nel loro contesto e non diventino, secondo la sua posizione, il presupposto per provvedimenti espulsivi.
Il sindacato precisa che la priorità resta la tutela della lavoratrice e che l’impugnazione del licenziamento è soltanto il primo passaggio di un percorso che potrebbe proseguire con altre iniziative pubbliche.
Lo scontro sindacale e la vertenza che si apre
Il caso aveva già provocato tensioni all’interno dello stabilimento. Una nota sottoscritta dalle rappresentanze sindacali aziendali di Fim e Uilm aveva preso le distanze dalla contestazione del licenziamento, facendo riferimento anche a presunti «privilegi troppo spesso tollerati».
La Fiom ha giudicato gravissime quelle affermazioni e ha riferito di valutare eventuali iniziative legali anche su questo fronte. Un ulteriore elemento di tensione che si aggiunge alla controversia sul provvedimento disciplinare.
Per il momento, la priorità dichiarata dalla Fiom resta la posizione di Liliana Ocheanu. La vicenda sarà ora sottoposta al vaglio delle sedi competenti, mentre il sindacato annuncia che continuerà a sostenerla.
La domanda al centro della vertenza è se il licenziamento sia stato una risposta proporzionata alle circostanze contestate. Saranno gli accertamenti nelle sedi opportune a stabilire le ragioni delle parti e gli eventuali profili di illegittimità del provvedimento.

