La testimonianza di Maria Teresa D’Aprile, il figlio di tre anni ha perso il papà sul lavoro
Maria Teresa D’Aprile, vedova di Claudio Salamida, operaio dell’ex Ilva morto sul lavoro il 12 gennaio scorso, ha affidato il suo messaggio al palco del Concertone Libero e pensante di Taranto.
Madre di un bambino di tre anni, era presente ma ha scelto di non parlare direttamente. Le sue parole sono state lette dall’avvocata Ornella Tripaldi, davanti a un pubblico in silenzio.
“La sicurezza non è un favore concesso dall’azienda ma un diritto”, è uno dei passaggi centrali del messaggio.
Il messaggio: “Non è un costo, è la vita delle persone”
Nel suo intervento, la vedova ha posto l’attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.
“La sicurezza viene prima del profitto. Quando si taglia sulla sicurezza non si risparmia, si sposta il costo sulla vita delle persone, sulle famiglie, sui bambini”.
Un passaggio diretto anche alla responsabilità individuale: segnalare un rischio o fermare una macchina non sicura deve essere riconosciuto, non punito.
Il ricordo di Claudio Salamida
Claudio Salamida è morto il 12 gennaio, precipitando da un’altezza di circa sette metri a causa della rottura di una passerella nell’acciaieria 2.
Due giorni dopo, suo figlio ha compiuto tre anni.
Un dettaglio che ha segnato l’intervento e il clima del Concertone.
La scelta di parlare: “Una ferita che si riapre”
Maria Teresa D’Aprile inizialmente non voleva partecipare.
“Parlare di Ilva è riaprire una ferita”, ha spiegato l’avvocata Tripaldi dal palco. La decisione di esserci è maturata pensando agli altri lavoratori e ai giovani che entrano in fabbrica.
“Per tutti i colleghi che varcano quella soglia ogni giorno”.
Il Concertone e i nomi degli operai morti
Durante l’evento, alcuni operai dell’ex Ilva del comitato Liberi e pensanti hanno parlato di “una guerra che non si vede ma continua”.
Sono stati letti i nomi degli undici lavoratori morti nel siderurgico dal 2012 ad oggi.
Un momento che ha trasformato il Concertone in uno spazio di memoria e denuncia.
“Non deve diventare solo un nome”
Il messaggio della vedova si chiude con una richiesta chiara.
“Sono qui perché la sua storia non diventi solo un nome in una lista. Merita giustizia lui, ma anche tutti gli altri. Nessuno deve più scegliere tra lavorare e vivere”.
Un intervento che ha riportato al centro il tema della sicurezza sul lavoro, nel giorno simbolo del Primo Maggio.

