Il bambino friulano perse la vita durante una vacanza a Marsa Alam
A un anno dalla morte di Mattia Cossettini, il bambino friulano di 9 anni deceduto il 6 gennaio 2025 durante una vacanza a Marsa Alam, il dolore della famiglia si trasforma in denuncia. I genitori parlano apertamente di carenze sanitarie, ritardi nei soccorsi e gravi falle organizzative, sostenendo che, a distanza di dodici mesi, nulla sia cambiato per garantire la sicurezza dei minori nelle destinazioni turistiche internazionali.
Il malore durante l’escursione e i soccorsi mancati
Secondo la ricostruzione dei familiari, Mattia Cossentini si è sentito male durante un’escursione in barca organizzata dal villaggio turistico. L’attività non sarebbe stata interrotta e non sarebbe stata prestata assistenza immediata.
Il trasferimento alla clinica del villaggio sarebbe avvenuto solo dopo diverse ore, senza l’attivazione di protocolli di emergenza e senza un invio tempestivo verso una struttura ospedaliera adeguata.
Il ricovero tardivo e la diagnosi contestata
Le condizioni del bambino sarebbero peggiorate rapidamente. Il successivo trasferimento all’ospedale governativo di Marsa Alam, secondo i genitori, è avvenuto troppo tardi e in una struttura non attrezzata per emergenze neurologiche pediatriche.
L’autopsia eseguita in Italia, all’ospedale di Udine, ha poi smentito la diagnosi iniziale: Mattia sarebbe morto per un’emorragia cerebrale causata da aneurisma, e non per le cause comunicate inizialmente in Egitto.
Le azioni legali e la richiesta di cambiamento
I legali della famiglia hanno avviato un’azione formale contro l’ospedale di Marsa Alam, le autorità sanitarie egiziane, Alpitour Spa e la direzione del villaggio Bravo.
Il padre è chiaro:
“Non cerchiamo risarcimenti. Chiediamo impegni concreti: strutture adeguate, protocolli efficaci, personale formato. Perché questo non accada più.”
Il ricordo di Mattia e una battaglia che continua
Nel primo anniversario della morte, Mattia verrà ricordato con una messa a Tavagnacco e Tricesimo, in provincia di Udine. Un momento di raccoglimento che diventa anche un atto di accusa civile, destinato a riaprire il dibattito sulla sicurezza sanitaria nei viaggi all’estero.

