La giovane di Monteroni d’Arbia fu trovata senza vita sul tetto di Palazzo Pubblico, a Siena, dopo tre giorni di ricerche
A un anno dalla morte di Miriam Oliviero, l’inchiesta sulla fine della ventiquattrenne di Monteroni d’Arbia registra un passaggio importante. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati lo psichiatra fiorentino che aveva in cura la ragazza. L’ipotesi di reato è omicidio colposo in ambito sanitario e gli accertamenti si concentrano sulle modalità con cui veniva gestito il percorso terapeutico della giovane.
Nel mirino della magistratura ci sarebbe, in particolare, il mancato coinvolgimento dei servizi sanitari pubblici territoriali. Secondo l’ipotesi accusatoria, il quadro clinico di Miriam e il rischio di un possibile gesto estremo avrebbero richiesto un raccordo con l’Asl Toscana Sud Est, attraverso l’Unità Funzionale Salute Mentale Adulti. Un passaggio che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, non sarebbe stato attivato dal professionista.
Si tratta di una contestazione ancora tutta da verificare. L’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una responsabilità accertata: sarà l’attività istruttoria a chiarire quali informazioni fossero disponibili, quali interventi fossero concretamente necessari e se un diverso percorso assistenziale avrebbe potuto modificare l’esito della vicenda.
L’ipotesi della Procura: sotto esame il percorso di cura
La questione centrale dell’indagine riguarda la presunta mancata attivazione di una presa in carico coordinata con i servizi pubblici. Gli investigatori intendono verificare se, alla luce delle condizioni della ragazza, fosse necessario coinvolgere le strutture territoriali specializzate nella salute mentale e se questa collaborazione avrebbe consentito una gestione più adeguata della situazione.
L’attenzione è quindi rivolta non soltanto al rapporto tra Miriam Oliviero e lo psichiatra, ma anche alle procedure che avrebbero potuto essere attivate per garantire un’assistenza integrata. La magistratura dovrà ricostruire il quadro clinico della ventiquattrenne, esaminare la documentazione sanitaria e valutare le decisioni assunte durante il percorso terapeutico.
Il medico, raggiunto dal provvedimento nei giorni scorsi, è assistito dall’avvocato Jacopo Pastorini. Gli accertamenti proseguiranno nel contraddittorio con la difesa, chiamata a confrontarsi con le contestazioni e gli elementi raccolti dalla Procura.
La scomparsa da Monteroni d’Arbia e le ricerche a Siena
La tragedia risale alla fine di ottobre 2025. Miriam viveva con la famiglia a Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena. Il 28 ottobre scomparve senza lasciare notizie. Quel giorno non si presentò al lavoro nella biblioteca comunale e, prima di far perdere le proprie tracce, ebbe un ultimo contatto telefonico con la madre.
L’allarme fece scattare le ricerche dei carabinieri. Con il passare delle ore, l’attenzione si concentrò anche sul capoluogo: il telefono cellulare della giovane risultava localizzato nella zona di piazza del Campo. I familiari continuarono a cercarla e a provare a mettersi in contatto con lei, ma alle chiamate non arrivavano risposte.
Per tre giorni le verifiche proseguirono nella speranza di ritrovarla. Il 31 ottobre, però, arrivò il tragico epilogo. I carabinieri e i vigili del fuoco individuarono il corpo senza vita della ventiquattrenne su uno dei tetti di Palazzo Pubblico, sotto la Torre del Mangia, nel cuore di Siena.
La notizia provocò profonda commozione sia nella città del Palio sia a Monteroni d’Arbia, dove Miriam era cresciuta e viveva con i suoi cari.
A un anno dalla tragedia, gli accertamenti sulle responsabilità sanitarie
A distanza di dodici mesi, l’inchiesta torna dunque a concentrarsi sulle settimane e sul periodo precedente alla morte della ragazza. La Procura dovrà stabilire se il mancato raccordo con i servizi territoriali abbia costituito una carenza nell’assistenza e, soprattutto, se un percorso di cura differente avrebbe potuto contribuire a evitare il tragico epilogo.
È un accertamento complesso, che richiede di valutare le condizioni cliniche di Miriam, le informazioni a disposizione dello specialista e le possibilità concrete di intervento. L’obiettivo è ricostruire ogni passaggio della presa in carico, senza anticipare conclusioni che potranno arrivare soltanto al termine delle verifiche.
L’iscrizione dello psichiatra nel registro degli indagati segna un nuovo capitolo giudiziario in una vicenda che aveva profondamente colpito il territorio senese. Ora la parola passa agli accertamenti della magistratura, chiamata a fare luce su eventuali responsabilità professionali e sulle circostanze che precedettero la morte della ventiquattrenne.

