Girava con la bici in slip, per tutti era Pietro da BanzanoGirava con la bici in slip, per tutti era Pietro da Banzano

A novembre avrebbe compiuto 75 anni

È arrivata questa mattina la notizia che nessuno a Montoro e nella Valle dell’Irno avrebbe voluto ricevere. Pietro Palumbo, conosciuto da tutti con il soprannome di «Pietro ’a Patan», è morto dopo che soltanto poche ore prima le notizie sulle sue condizioni di salute avevano lasciato spazio alla speranza.

La sua scomparsa lascia un vuoto profondo in una comunità che negli anni aveva imparato a riconoscerlo non soltanto a Banzano, la frazione di Montoro dove era originario, ma anche lungo le strade che collegano il territorio montorese a Salerno.

Ieri la speranza, oggi il dolore

Il contrasto tra le notizie delle ultime ore rende ancora più doloroso l’addio. Nonostante la gravità della situazione, sembrava che Pietro tenesse duro e che la sua tempra potesse vincere la malattia che l’aveva portato al ricovero al Moscati di Avellino.

Questa mattina, invece, è arrivata la ferale notizia della sua morte.

In poche ore la speranza ha lasciato spazio al dolore e ai messaggi di cordoglio che hanno iniziato a moltiplicarsi sui social. Per tanti amici, conoscenti e cittadini di Montoro e della Valle dell’Irno, Pietro era ormai una presenza familiare, una di quelle persone che entrano nella quotidianità di un territorio fino a diventare parte del suo paesaggio umano.

Quei 50 chilometri in bicicletta tra Montoro e Salerno

Il suo tratto più riconoscibile era senza dubbio la bicicletta. Pietro partiva dalla sua Banzano e raggiungeva abitualmente Salerno, percorrendo le strade della Valle dell’Irno.

Un tragitto che, tra andata e ritorno, arrivava a circa 50 chilometri. Per molti automobilisti, residenti e frequentatori della zona, incontrarlo lungo il percorso era diventato qualcosa di abituale.

A Salerno raggiungeva in particolare la zona del Porto Turistico e del Lungomare, dove aveva stretto rapporti di amicizia con diverse persone. Non era quindi soltanto un uomo che attraversava quotidianamente quelle strade: per molti era diventato un volto atteso, riconoscibile, una presenza che faceva parte delle giornate.

Chi lo conosceva racconta di una persona buona, genuina e profondamente umana, capace di costruire legami semplici e autentici con le persone incontrate lungo il suo cammino.

Il soprannome diventato un simbolo

Il nome di Pietro Palumbo era spesso accompagnato da quel soprannome, «Pietro ’a Patan», con il quale era conosciuto da anni.

Un appellativo che, nel tempo, era diventato quasi un secondo nome e che contribuiva a renderlo immediatamente riconoscibile nel territorio.

La notizia della sua scomparsa si è così diffusa rapidamente, raggiungendo anche i tanti che lo conoscevano soltanto di vista e che erano abituati a incontrarlo sulla sua bicicletta durante i suoi lunghi tragitti verso Salerno.

Quella foto diventata virale sotto la neve

Tra i ricordi che più hanno contribuito a rendere Pietro Palumbo un personaggio popolare sui social c’è anche una fotografia diventata rapidamente virale.

Nell’immagine non è sulla sua immancabile bicicletta. Pietro è alle prese con la neve, intento a spalare con indosso soltanto uno slip e dei sandali ai piedi, nonostante le temperature fossero scese di diversi gradi sotto lo zero.

Una scena che raccontava, a modo suo, il carattere di un uomo abituato a vivere senza troppi condizionamenti e capace di lasciare un ricordo indelebile in chi lo incontrava.

Quella fotografia oggi assume un significato diverso: non è più soltanto l’immagine curiosa di un uomo conosciuto da tutti, ma uno dei tanti ricordi che resteranno legati alla sua figura.

L’ultimo saluto a un volto caro della Valle dell’Irno

Pietro da Banzano avrebbe compiuto 75 anni a novembre. La sua morte arriva dunque a pochi mesi da un compleanno che avrebbe rappresentato un altro momento da condividere con le persone che gli volevano bene.

«Pietro ci ha lasciati», è il messaggio che in queste ore accompagna tanti ricordi. A Salerno c’è chi lo ricorda come quel volto caro incontrato sul lungomare, mentre a Montoro il dolore è ancora più forte per una persona che apparteneva profondamente alla comunità.

Ieri la speranza di poter tornare a parlare di lui al presente. Oggi, invece, restano i ricordi di quelle pedalate tra Banzano e Salerno, delle amicizie costruite lungo il percorso, del suo sorriso e di quel modo inconfondibile di vivere la propria quotidianità.

Per tanti, Pietro ’a Patan non era semplicemente un uomo in bicicletta. Era diventato una presenza della Valle dell’Irno. E da oggi, sulle strade che per anni ha percorso, resterà il ricordo di un volto che molti avevano imparato a riconoscere e a salutare.

Di Redazione

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