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Caccia al 36enne Marin Jelenic, molesto su un treno anche dopo l’omicidio di Alessandro Ambrosio

C’è una sequenza di immagini, ricostruita fotogramma dopo fotogramma dalle telecamere della stazione di Bologna, che racconta più di mille parole l’omicidio di Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni, ucciso con una coltellata all’addome nel parcheggio riservato ai dipendenti. Una morte improvvisa, brutale, apparentemente senza motivo, che ha scosso non solo il mondo ferroviario ma un’intera comunità.

A poche ore dal delitto, la Polizia di Stato ha identificato il principale sospettato: Marin Jelenic, cittadino croato di 36 anni, senza fissa dimora, già noto alla Polizia ferroviaria. Ora è ricercato, forse in fuga tra Bologna e Milano. Intanto, resta una domanda sospesa: come è possibile che una vita così venga spezzata nel silenzio di un parcheggio?


Chi era Alessandro Ambrosio: capotreno, musicista, “uno di noi”

Alessandro Ambrosio non era solo un capotreno di Trenitalia. Laureato in statistica, impiegato sui treni Intercity a medio-lunga percorrenza, residente tra Anzola Emilia e Calcara di Valsamoggia, era soprattutto una presenza luminosa per chi lo conosceva. Gli amici lo chiamavano “Ambro”. Chitarrista appassionato, frequentava il Centro Culturale Anzolese, dove suonava, provava, rideva.

Il suo profilo Facebook lo ritrae sul palco, chitarra elettrica in mano, in bianco e nero. «Completamente irrazionale pensare che una vita possa spegnersi così», scrivono gli amici. «Una vita vissuta con gentilezza, educazione fuori dal comune, goliardia e ironia». Ambro era con loro ai concerti del Primo Maggio, in sala prove, nei momenti condivisi. Ora resta un vuoto che fa rumore.


L’omicidio nel parcheggio della stazione di Bologna

Il delitto è avvenuto nel tardo pomeriggio del 5 gennaio, nel parcheggio riservato ai dipendenti adiacente al piazzale Ovest della stazione di Bologna. Ambrosio non era in servizio: stava semplicemente raggiungendo la sua auto. È stato colpito da una coltellata all’addome. A trovarlo a terra è stato un dipendente di Italo, che ha dato l’allarme. Per il capotreno non c’è stato nulla da fare.


Le telecamere e l’uomo che lo seguiva “senza motivo”

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bologna, si sono concentrate subito sui filmati di videosorveglianza. Ed è qui che emerge un dettaglio inquietante: Alessandro Ambrosio viene seguito per un lasso di tempo significativo e apparentemente senza motivo da un uomo. Le immagini mostrano i due entrare in stazione, muoversi negli stessi spazi, fino all’epilogo nel parcheggio.

Quell’uomo è stato identificato in poche ore: Marin Jelenic, cittadino croato classe 1989.


Chi è il sospettato: precedenti e vita ai margini

Secondo quanto riferito dalla Questura di Bologna, Jelenic è senza fissa dimora, privo di legami stabili sul territorio italiano. È già noto alla Polizia Ferroviaria per precedenti legati al porto di armi da taglio ed è stato identificato più volte in contesti ferroviari in tutto il Nord Italia.

Un profilo che apre interrogativi sulla sicurezza nelle stazioni e sul monitoraggio dei soggetti a rischio.


Dal treno Bologna-Milano alla scomparsa

Un altro elemento chiave: la sera dell’omicidio, Jelenic è salito su un treno regionale Bologna-Milano. Intorno alle 20, si sarebbe mostrato molesto e aggressivo, tanto da essere fatto scendere alla stazione di Fiorenzuola (Piacenza) e affidato alle forze dell’ordine. Identificato, è stato però rilasciato, perché in quel momento non era ancora stata diffusa la nota di rintraccio.

Un passaggio che oggi pesa come un macigno. Secondo fonti investigative, l’uomo sarebbe comunque riuscito ad arrivare a Milano nella notte. È stato avvistato in stazione, ma non è chiaro se si trovi ancora in città o se abbia già lasciato il territorio.


Le ricerche “a 360 gradi”

Le forze dell’ordine parlano di indagini senza sosta, a 360 gradi, attive dal tardo pomeriggio del 5 gennaio. Foto e video del sospettato sono stati diffusi per favorire il rintraccio. Ogni movimento, ogni possibile appoggio, ogni tratto ferroviario viene passato al setaccio.


Una morte che interroga tutti

La vicenda di Alessandro Ambrosio non è solo un fatto di cronaca nera. È una storia che interroga la sicurezza, la casualità della violenza, il destino di chi lavora quotidianamente in luoghi di passaggio. Ambro stava tornando a casa. Non stava intervenendo, non stava discutendo. Stava vivendo.


Il ricordo che resta

«Ambro era uno di noi. Ambro era un gran chitarrista. Ambro era tante altre cose». Le parole del Centro Culturale Anzolese sono semplici, ma definitive. Raccontano una vita piena, spezzata senza senso. E mentre le indagini proseguono, resta l’urgenza di non ridurre questa storia a un nome in un fascicolo.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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