Mentre Crans-Montana è ancora paralizzata dal dolore per la strage del bar Le Constellation, emerge un elemento destinato a pesare come una prova morale prima ancora che giudiziaria. Come riferito da BFMTV un video girato sei anni prima, nella notte di Capodanno 2019, mostra chiaramente che un allarme era già stato lanciato. A diffondere le immagini è l’emittente svizzera RTS, che ha riportato alla luce una scena oggi agghiacciante: un cameriere, in mezzo alla folla festante, urla più volte “Attenzione alla schiuma!”. Lo stesso materiale fonoassorbente oggi sospettato di aver innescato l’incendio che ha causato 40 morti e 116 feriti.
Il video del 2019: un avvertimento rimasto senza conseguenze
Le immagini risalgono a sei anni prima della tragedia. Si vedono stelle filanti accese, bottiglie sollevate in aria, un soffitto bassissimo ricoperto di schiuma fonoassorbente. A un certo punto, un membro dello staff interrompe l’euforia: «Attenzione alla schiuma, attenzione alla schiuma».
Parole che oggi risuonano come una profezia inascoltata. «Ricordo che eravamo molto vicini al soffitto», ha raccontato a RTS l’autore del video. «Il cameriere si era reso conto che poteva esserci un rischio». Un rischio che, secondo ulteriori filmati della stessa serata, era già visibile: la schiuma si staccava lentamente dal soffitto a causa del calore.
Schiuma fonoassorbente e fiamme: un pericolo noto
Secondo i primi riscontri dell’inchiesta, proprio la schiuma fonoassorbente infiammabile sarebbe stata la causa della propagazione rapidissima dell’incendio nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio. Un materiale che, come ora emerge, era già percepito come potenzialmente pericoloso all’interno del locale.
Già nel 2015, quando il seminterrato del Constellation fu trasformato in discoteca, due personalità locali avrebbero sollevato dubbi sulla conformità dei lavori alle norme antincendio. Secondo RTS, a uno di loro il proprietario avrebbe risposto con sufficienza: «Non preoccuparti».
L’ex dipendente: “Poteva essere successo anche a me”
A rafforzare il quadro delle falle nella sicurezza è la testimonianza di un ex dipendente del bar, che ha parlato apertamente a RTS. Il racconto descrive un ambiente dove il rischio era normalizzato: «Era un’atmosfera molto festosa. Si saliva sulle spalle, sui tavoli, con le candele scintillanti. Le tenevamo spesso in aria per mostrare la bottiglia».
Poi l’ammissione più inquietante: «Non controllavamo noi i bengala sulle bottiglie. Era un po’ casuale. Potrebbe anche essere successo che fossi io ad appiccare il fuoco al soffitto». Una frase che restituisce la dimensione di una gestione approssimativa, incompatibile con un locale affollato e sotterraneo.
Uscite di emergenza: il nodo più grave
Tra gli elementi più critici emersi c’è la mancanza di una reale uscita di emergenza nel seminterrato. Secondo l’ex dipendente, una delle uscite era di fatto inutilizzabile: «Era sigillata. Non si poteva aprire. Era una vera seccatura persino portare fuori la spazzatura».
Di fatto, l’unica via di fuga sarebbe stata la stretta scala verso il piano terra, che conduceva a una portafinestra giudicata non conforme da RTS. Un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per comprendere perché così tante persone siano rimaste intrappolate in pochi secondi.
L’inchiesta e le accuse ai proprietari
I proprietari dell’immobile sono ufficialmente sotto inchiesta per omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. L’indagine punta a chiarire se le pratiche adottate nel locale abbiano contribuito in modo diretto alla strage.
Nel frattempo, lunedì si è concluso il lungo e complesso processo di identificazione delle vittime, molte delle quali giovani provenienti da diversi Paesi europei. Un passaggio doloroso che segna solo l’inizio di un iter giudiziario destinato a durare anni.
Un allarme ignorato che pesa come una responsabilità
Il video del 2019 non è solo un documento. È la dimostrazione che il pericolo era visibile, percepito e persino verbalizzato, ma mai affrontato in modo strutturale. Sei anni dopo, quelle immagini assumono il valore di un atto d’accusa silenzioso, destinato a pesare su indagini, processi e coscienze.

