La decisione del gip di Napoli Nord dopo l’inchiesta per presunte minacce. Il legale: “Era solo il dolore di due genitori devastati”
Nuovo sviluppo giudiziario nel caso dell’omicidio di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola, in provincia di Napoli, nel maggio 2025 dall’ex fidanzato Alessio Tucci, reo confesso del delitto.
Il gip di Napoli Nord, Stefania Amodeo, ha disposto il divieto di avvicinamento e l’applicazione del braccialetto elettronico nei confronti dei genitori della ragazza, Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino, entrambi indagati con l’accusa di minacce ai familiari del giovane imputato.
Il provvedimento del giudice
La misura cautelare è stata adottata per impedire ai due coniugi di avvicinarsi ai parenti di Alessio Tucci.
Secondo la Procura di Napoli Nord, sarebbero due gli episodi contestati ai genitori di Martina: il primo risalirebbe al 5 aprile 2026, il secondo al 9 maggio 2026.
Gli inquirenti richiamano inoltre quanto accaduto durante la prima udienza del processo, celebrata il 19 maggio, quando nell’aula del tribunale si sarebbero verificati momenti di forte tensione e reciproche minacce tra le due famiglie.
Il luogo del delitto dista pochi metri
L’abitazione della famiglia Tucci si trova a circa 300 metri dal casolare abbandonato dove Martina Carbonaro venne uccisa.
Secondo quanto emerso, la madre della ragazza si reca spesso in quel luogo per deporre fiori e ricordare la figlia.
Anche questo elemento è stato valutato nell’ambito dell’adozione della misura cautelare.
La difesa: “Solo uno sfogo dettato dalla disperazione”
Il provvedimento viene contestato dal legale della famiglia Carbonaro, Sergio Pisani, che ha annunciato ricorso.
“L’ho accolto con rispetto, ma non posso condividerlo”, ha dichiarato l’avvocato.
Secondo il difensore, le frasi contestate sarebbero state pronunciate durante un momento di profonda sofferenza e non avrebbero avuto una reale capacità intimidatoria.
Nella memoria depositata al giudice, Pisani evidenzia che si tratterebbe di due episodi isolati, verificatisi nell’arco di poco più di un mese e riconducibili, a suo avviso, allo stato emotivo di due genitori ancora sconvolti per il femminicidio della figlia.
Atteso il Riesame
La difesa confida ora nell’intervento del Tribunale del Riesame, che dovrà valutare la legittimità della misura cautelare.
L’obiettivo, sostiene il legale, è distinguere tra un gesto dettato dalla disperazione per una perdita irreparabile e una minaccia penalmente rilevante.
Il procedimento nei confronti dei genitori di Martina si sviluppa parallelamente al processo per il femminicidio che vede imputato Alessio Tucci.

