“Un omicidio programmato”: le parole del cugino di Aba Youssef
“È stato un omicidio programmato, non un raptus”. Sono parole durissime quelle pronunciate da Kiru Attia, cugino di Aba Youssef, il ragazzo accoltellato a morte venerdì scorso all’interno dell’istituto professionale che frequentava a La Spezia. Intervistato dalla trasmissione Ore 14 su Rai 2, Attia ha invocato una pena esemplare: ergastolo per l’assassino e rimpatrio per tutta la famiglia come segnale deterrente.
Secondo il familiare della vittima, Zouhair Atif, il compagno di scuola che ha colpito Aba con un coltello, sarebbe “una persona matura, in grado di ragionare”, e quindi pienamente consapevole delle proprie azioni. “Un gesto del genere era prevedibile Poteva succedere a chiunque”.
Chi era Aba Youssef: “Aiutava tutti, non pensava mai a sé”
Nel racconto del cugino emerge il ritratto di un ragazzo generoso e responsabile. Aba Youssef cercava di aiutare chiunque, in famiglia e fuori. “Gli dispiaceva che tutti lavorassero e lui no – racconta Attia – così nelle poche ore libere faceva il cameriere nel ristorante sotto casa”.
Un giovane che, secondo chi lo conosceva, non cercava problemi e non era coinvolto in dinamiche violente. Eppure, aggiunge il cugino, “un gesto del genere era prevedibile”, perché all’interno dell’istituto le tensioni e le criticità erano note da tempo.
Il Gip conferma l’arresto e contesta i futili motivi: ‘Non volevo uccidere’
Il gip del tribunale della Spezia ha confermato la custodia cautelare in carcere per Zouhair
Atif. Lo ha annunciato Cesare Baldini, l’avvocato che difende il giovane, uscendo attorno dalle 13 dal carcere della città ligure dove si è svolta l’udienza preliminare. “Ha detto di essersi sentito minacciato da questo ragazzo e nega assolutamente ci siano stati altri episodi di minacce da parte sua con un coltello in passato” – ha detto il legale ai cronisti prima di tratteggiare un profilo psicologico del suo assistito. Ha ribadito di averlo fatto per gelosia.
‘Episodi di autolesionismo in passato’
“É una persona con un passato di grandi sofferenze, lasciato da solo in Marocco fino ai 15 anni, poi tornato prima del Covid e ritornato dopo la pandemia – ha detto il legale -. Una persona che si sente isolata, con poche amicizie, in passato dedito ad autolesionismo. Tutto lascia pensare ci sia lo spazio per una perizia psichiatrica, ne parleremo con il pubblico ministero. Per assurdo trovo che la misura cautelare in carcere sia oggi la soluzione che meglio possa difendere Zouhair da sé stesso”. Il giudice ha indicato il reato di omicidio aggravato dai futili motivi e non avrebbe ancora preso in considerazione l’aggravante della premeditazione
La protesta degli studenti: “La scuola è complice”
Questa mattina, alla riapertura dell’istituto Einaudi-Chiodo, la tensione è esplosa. Centinaia di studenti provenienti da diverse scuole superiori della città si sono radunati davanti all’ingresso per una veglia spontanea in ricordo di Aba Youssef.
Cartelloni, slogan, accuse dirette: “I prof sono complici”, “Vogliamo giustizia”. Una ragazza è stata sollevata sulle spalle e ha affisso un foglio sull’ingresso prima che le porte venissero richiuse e poi riaperte da un collaboratore scolastico. È stato necessario l’intervento della Digos per evitare che la situazione degenerasse.
La città sotto shock e il lutto cittadino
La Spezia vive ore difficili. Il sindaco Pierluigi Peracchini, inizialmente contrario, ha annunciato il lutto cittadino nel giorno dei funerali di Aba Youssef, che devono ancora essere fissati. “La notizia sconvolge tutti”, ha dichiarato, parlando di una ferita profonda per l’intera comunità.
La tensione resta palpabile, soprattutto tra i giovani, che chiedono risposte e misure concrete contro la violenza nelle scuole.
Il padre di Zouhair Atif: “Il coltello non l’ha preso a casa, non voleva uccidere”
A parlare è anche Boulkhir Atif, padre del 18enne accusato dell’omicidio. In un’intervista al Resto del Carlino ha chiesto scusa alla famiglia della vittima: “Io e mia moglie chiediamo perdono, vorremmo incontrarli”.
L’uomo sostiene che il figlio non avesse portato il coltello da casa e che non avesse intenzione di uccidere: “Forse voleva ferirlo alla gamba”. Dopo il colpo, Zouhair avrebbe consegnato subito l’arma a un professore, rendendosi conto della gravità del gesto.
Le indagini e l’interrogatorio davanti al gip
Sul fronte giudiziario, Zouhair Atif sarà interrogato dal gip per la convalida dell’arresto. La Procura punta a chiarire la dinamica e il movente, mentre la città resta sospesa tra dolore, rabbia e paura.
L’omicidio di Aba Youssef ha aperto una frattura profonda: non solo una tragedia individuale, ma un caso che interroga la scuola, le istituzioni e l’intero tessuto sociale.

