Dalla notte di San Silvestro alla morte in ospedale
Non ce l’ha fatta Bruno Savoia, 43 anni, morto all’alba di oggi all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli. L’uomo era rimasto gravemente ferito nella notte di Capodanno a causa dell’esplosione di un petardo artigianale che gli aveva devastato la mano sinistra e provocato lesioni multiple all’addome e ustioni diffuse.
Dopo oltre due settimane di ricovero in rianimazione, il suo cuore ha smesso di battere. La notizia si è diffusa rapidamente in città, lasciando sgomenta la comunità vercellese.
Il botto nel cortile: “Sembrava una bomba”
L’incidente era avvenuto nel cortile del palazzo di via Giacomo Leopardi, dove Savoia viveva con la compagna Grazia. Durante i festeggiamenti di San Silvestro, in compagnia di alcuni amici, l’uomo aveva acceso un petardo che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sarebbe stato assemblato artigianalmente unendo più botti.
L’esplosione è stata violentissima. Oltre alle ferite gravissime riportate da Savoia, sono state danneggiate diverse vetrate del palazzo, compresi il garage e l’alloggio al piano terra. “Abbiamo sentito i vetri tremare, sembrava una bomba”, hanno raccontato alcuni residenti della zona.
Le ferite devastanti e il ricovero in rianimazione
La deflagrazione ha provocato la distruzione completa della mano sinistra, che i medici non sono riusciti a ricostruire nonostante un delicato intervento chirurgico. Ancora più gravi, però, si sono rivelate le lesioni interne: traumi multipli all’addome e ustioni in varie parti del corpo che hanno compromesso in modo irreversibile le condizioni dell’uomo.
Trasportato d’urgenza al pronto soccorso, Savoia era stato subito intubato e ricoverato in rianimazione. Fin da subito, il quadro clinico era apparso disperato.
Il giallo dei soccorsi: la denuncia della compagna
Nei giorni successivi all’incidente, la compagna Grazia – conosciuta da tutti come Grace – ha denunciato un presunto ritardo nei soccorsi. “Ho chiamato il 118 per 18 volte, ma l’ambulanza non è mai arrivata, nonostante fossimo a pochi minuti dall’ospedale”, ha raccontato.
Secondo la donna, al momento dello scoppio lei si trovava in un’altra stanza. “Ho sentito Bruno chiedere aiuto. Gli amici lo hanno caricato in auto e portato direttamente in ospedale. Era il mio grande amore, un destino atroce me lo ha portato via troppo presto”.
Un racconto che ora potrebbe assumere rilievo anche sotto il profilo investigativo.
Indagini e autopsia: cosa dovrà chiarire la Procura
La Procura di Vercelli ha disposto l’autopsia sul corpo di Bruno Savoia per accertare le cause esatte del decesso e verificare se vi siano state eventuali criticità nei soccorsi o nella gestione dell’emergenza. Le indagini sono affidate ai carabinieri, che stanno ricostruendo nei dettagli la dinamica dell’esplosione e l’origine del petardo artigianale.
L’ennesima tragedia legata ai botti di Capodanno riaccende il dibattito sulla pericolosità degli ordigni artigianali e sull’importanza della prevenzione, mentre Vercelli piange una vita spezzata troppo presto.

