Perquisizione con cani molecolari e nuovi accertamenti della Procura
Proseguono nel Bergamasco le operazioni investigative legate al caso di Pamela Genini, la donna uccisa nell’ottobre scorso dall’ex compagno Gianluca Soncin e al centro, nei mesi successivi, di un secondo inquietante filone d’indagine nato dopo la profanazione della tomba nel cimitero di Strozza.
Nella giornata di oggi gli investigatori hanno effettuato nuove ricerche nei terreni riconducibili alla famiglia di Francesco Dolci, attualmente indagato per vilipendio di cadavere dalla Procura di Bergamo. L’obiettivo degli accertamenti è il ritrovamento della testa di Pamela Genini, sottratta dopo la violazione della sepoltura e mai ritrovata.
Sei ore di verifiche con i cani specializzati
Le operazioni si sono svolte alla presenza del pubblico ministero e sono andate avanti per circa sei ore.
Per le ricerche sono intervenuti i cinofili di Firenze con Claus, un cane di razza belga Malinois, e Hula, pastore tedesco, entrambi addestrati nella ricerca di resti umani e parti anatomiche anche in contesti ambientali complessi.
Secondo quanto riferito dagli investigatori, le aree controllate sono state individuate sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini e potrebbero richiedere ulteriori giorni di attività.

La reazione di Francesco Dolci durante le perquisizioni
Durante le operazioni Francesco Dolci non avrebbe nascosto il proprio disagio per quanto stava accadendo.
“Questa è l’Italia”, avrebbe detto mentre i cani scandagliavano il terreno.
Presenti anche i genitori dell’imprenditore 41enne di Sant’Omobono Terme , con il padre apparso particolarmente contrariato. “Hanno perquisito tutte le nostre proprietà, anche alcune dei vicini. Non hanno trovato nulla, se non le ossa animali di una volpe. Hanno ispezionato i terreni e una vecchia fossa biologica, anche in questo caso senza esiti”.
Dolci continua a sostenere di essere vittima di un complotto. Al termine delle attività investigative si è recato in caserma.
Le ipotesi degli investigatori e il possibile movente
Secondo quanto emerso finora, gli investigatori starebbero valutando un quadro diverso rispetto all’ipotesi di un gesto legato a una forma di ossessione verso la vittima.
L’orientamento investigativo citato è che il presunto gesto possa essere maturato in un contesto di ostilità nei confronti della famiglia di Pamela Genini.
Si tratta però di valutazioni ancora in fase di accertamento e che dovranno trovare eventuali conferme investigative.
Le precedenti perquisizioni e gli accertamenti ancora aperti
Lo scorso 6 maggio Francesco Dolci era già stato convocato dai carabinieri di Bergamo per essere interrogato dal pubblico ministero alla presenza della propria legale.
In quell’occasione erano state effettuate anche perquisizioni domiciliari, i cui risultati restano coperti dal segreto istruttorio.
Le attività investigative proseguiranno anche nei prossimi giorni perché l’area interessata è particolarmente estesa.
Il caso continua a colpire l’opinione pubblica non solo per il femminicidio di Pamela Genini, ma anche per quanto sarebbe accaduto successivamente alla sepoltura, aprendo uno dei filoni investigativi più delicati degli ultimi mesi.

