Caso Ramy Elgaml: perché è stato chiesto il processo?
Il caso della morte di Ramy Elgaml, il 19enne deceduto a Milano durante un inseguimento, entra in una fase decisiva. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone, tra cui un carabiniere alla guida dell’auto inseguitrice.
Le accuse sono pesanti: per il militare si parla di omicidio stradale con eccesso colposo nell’adempimento del dovere, mentre per il giovane alla guida dello scooter, Fares Bouzidi, viene contestato il concorso nello stesso reato.
Una vicenda che si muove su un crinale delicatissimo: tra dovere, errore e responsabilità.
Cosa è successo durante l’inseguimento a Milano?
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tutto si consuma in pochi minuti ma su una distanza lunga: circa 8 chilometri di inseguimento.
Lo scooter su cui viaggiava Ramy, guidato da Bouzidi, avrebbe percorso tratti contromano e ad alta velocità, superando in alcuni momenti i 120 km/h.
La fase finale è quella decisiva: all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta avviene l’impatto. Il TMax viene colpito dall’auto dei carabinieri.
Ramy viene sbalzato contro un palo e poi schiacciato dalla vettura, in una dinamica che rappresenta il cuore dell’inchiesta.
Perché il carabiniere è accusato? La manovra sotto accusa
Il carabiniere alla guida, Antonio Lenoci, secondo i pm avrebbe agito sì nell’ambito del proprio dovere, ma con modalità ritenute “sproporzionate e avventate”.
In particolare, gli viene contestato di aver mantenuto velocità e distanza non adeguate, tali da non prevenire il rischio di collisione.
Un punto chiave dell’accusa è che la targa dello scooter fosse già stata comunicata via radio. Questo, secondo la Procura, riduceva la necessità di un inseguimento così rischioso.
Da qui l’ipotesi di eccesso colposo: non l’azione in sé, ma il modo in cui è stata condotta.
Il ruolo di Bouzidi: perché è accusato di omicidio stradale?
Accuse anche per Fares Bouzidi, già condannato in primo grado per resistenza.
Per i pm, la sua condotta di guida – senza patente, a velocità elevata e in condizioni pericolose – avrebbe contribuito in modo diretto all’esito fatale.
Per questo viene contestato il concorso in omicidio stradale.
Una posizione che apre un doppio fronte: da un lato le responsabilità delle forze dell’ordine, dall’altro quelle di chi era in fuga.
Depistaggi e falsi: cosa rischiano gli altri militari?
Il quadro si complica ulteriormente con le accuse rivolte ad altri sei carabinieri.
Secondo la Procura, alcuni avrebbero tentato di alterare la ricostruzione dei fatti, arrivando – in alcuni casi – a spingere testimoni a cancellare video.
Altri sono accusati di aver redatto un verbale non veritiero, omettendo dettagli fondamentali come l’urto tra i mezzi e lo schiacciamento del corpo di Ramy.
Elementi che, secondo gli inquirenti, sarebbero invece chiaramente documentati da immagini e consulenze tecniche.
Le prove: dashcam, bodycam e testimonianze
Un punto centrale dell’inchiesta riguarda i dispositivi di registrazione.
Dashcam e bodycam avrebbero ripreso l’intera fase dell’inseguimento, fornendo una base oggettiva per la ricostruzione.
A questi si aggiungono testimoni oculari e perizie tecniche, che – secondo la Procura – smentirebbero la versione inizialmente riportata nei verbali.
La reazione politica: il caso divide
Come spesso accade in vicende di questo tipo, il caso ha già superato i confini giudiziari per entrare nel terreno politico.
Non sono mancate prese di posizione nette, con chi difende l’operato delle forze dell’ordine e chi invece chiede chiarezza assoluta su quanto accaduto.
Il rischio è quello di una polarizzazione che accompagna un processo ancora tutto da costruire.
Cosa succede ora: la decisione del giudice
La parola passa ora al giudice dell’udienza preliminare, che dovrà decidere se accogliere la richiesta di processo.
Solo allora il caso entrerà nel dibattimento, dove ogni elemento – dalle immagini alle testimonianze – verrà analizzato nel dettaglio.
Nel frattempo resta una certezza: quella di una vicenda complessa, dove verità giudiziaria e percezione pubblica rischiano di viaggiare su binari diversi.

