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Ricongiungimento familiare, la moglie sta per partorire: l’odissea di un pakistano residente nell’avellinese

Un ricongiungimento familiare è diventato un’odissea per un cittadino pakistano, il 36enne U. S., nato a Sargodha e residente a Mugnano del Cardinale, in provincia di Avellino. L’uomo, assistito dagli avvocati Francesco Liguori e Valentina Savastano, ha presentato ricorso contro il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale oltre che nei confronti dell’ambasciata d’Italia ad Islamabad.

Il 36enne aveva ottenuto il Nulla Osta dallo Sportello Unico per l’immigrazione di Avellino

Dopo aver ottenuto in data 22 settembre 2021 dallo Sportello Unico per l’Immigrazione di Avellino il “Nulla Osta” al ricongiungimento familiare con la coniuge, la 30enne K. F. di Sargodha, il cittadino pakistano si è immediatamente attivato per ottenere la fissazione di un appuntamento in favore della moglie, che si trova da sola in Pakistan, in attesa del loro bambino, per la formalizzazione della richiesta di visto per motivi familiari all’Ambasciata di Islamabad, nel termine di sei mesi, come prescritto dalla normativa.

Il silenzio di Ministero ed Ambasciata di Islamabad

Quello che sembrava un passaggio formale di facile risoluzione si è trasformato in un percorso ad ostacoli con l’uomo che, dopo aver atteso in vano la fissazione di un appuntamento, ha attivato i suoi legali per inoltrare due distinti “inviti” (l’ultimo il 16 febbraio) a fissare l’agognato appuntamento per avviare le procedure di legalizzazione dei documenti e la richiesta di visto di ingresso in Italia facendo peraltro rilevare la particolare situazione di “fragilità” della coniuge.

Come si evince dal ricorso presentato dall’avvocato Francesco Liguori dal Ministero è giunta una nota che, nella sostanza, ha chiesto al ricorrente di “pazientare” tenuto conto dell’enorme numero di richieste inoltrate.

Il ricorso presentato dall’avvocato Francesco Liguori

La situazione non è mutata neanche dopo le sollecitazioni. Trascorsi oltre 90 dalla prima richiesta di formalizzazione del visto e di fronte ad una stasi procedimentale U. S. ha presentato ricorso attraverso l’avvocato Francesco Liguori del Foro di Salerno, in procinto di essere iscritto nella sezione degli avvocati europei della Rechtsanwaltskammer Köln, “per lamentare l’illegittimità del silenzio serbato dall’amministrazione resistente avverso le plurime richieste inoltrate” con la moglie del cittadino pakistano partorirà tra pochi giorni (il 25 aprile).

In buona sostanza viene chiesto ai giudici di “ordinare al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Ambasciata ad Islamabad, Pakistan), la fissazione Urgente di appuntamento per la legalizzazione documentale e per la richiesta di visto in tempi compatibili con la nascita del bambino”.

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