Cosa è successo al Constellation di Crans-Montana la notte di Capodanno?
Quarantuno morti, sei italiani. Il rogo divampato la notte del 31 dicembre nel locale Constellation di Crans-Montana non è solo una tragedia: è un caso giudiziario destinato a lasciare strascichi internazionali.
Le testimonianze raccolte dagli investigatori della Squadra Mobile di Roma, ora agli atti della Procura capitolina, tracciano un quadro drammatico: “In quel locale non c’era alcun materiale ignifugo, le fiamme si sono propagate in pochi istanti e le uscite di sicurezza erano tutte chiuse, sbarrate”.
Le indagini italiane – coordinate dalla Procura di piazzale Clodio – procedono per disastro colposo e omicidio colposo plurimo, in parallelo con l’inchiesta della magistratura elvetica.
Le uscite di sicurezza erano davvero chiuse? Le testimonianze dei sopravvissuti
Sei feriti italiani sono stati già ascoltati. Altri verranno sentiti appena le condizioni di salute lo consentiranno. Il filo conduttore delle dichiarazioni è uno: le più elementari norme di sicurezza non sarebbero state rispettate.
“Gli estintori non sono stati azionati, ne ho visto uno a terra ma nessuno è intervenuto”, racconta uno dei sopravvissuti. Le fiamme – secondo i testimoni – si sono propagate con una velocità incompatibile con la presenza di materiali ignifughi. Nel locale, riferiscono, c’erano “molte parti in legno”.
Nessuna indicazione dallo staff. Nessuna gestione dell’emergenza. Alcuni presenti avrebbero visto Jessica Moretti, moglie del gestore, allontanarsi dal locale mentre il panico montava. “L’abbiamo vista fuggire via” – ha riferito un testimone.
Capienza superata e alcol ai minori: cosa emerge dall’informativa
Dalle dichiarazioni emergono anche altri elementi inquietanti. Il locale, pur avendo raggiunto la capienza massima, continuava a far entrare clienti dietro pagamento delle consumazioni.
“Chiedevano fino a 270 euro per una bottiglia di champagne”, racconta un testimone. E non ci sarebbero stati controlli sull’età: anche i minori avrebbero potuto accedere e consumare alcolici.
Un contesto che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente la posizione dei gestori sotto il profilo delle responsabilità civili e penali.
Cosa farà ora la magistratura? I tempi della cooperazione tra Roma e Sion
L’inchiesta ha una dimensione transfrontaliera complessa. Dopo un primo incontro a Berna tra magistrati italiani e svizzeri, non c’è stato scambio immediato di documenti.
I pm romani dovranno recarsi a Sion, sede della procura competente nel Canton Vallese, nella seconda metà di marzo per visionare gli atti raccolti dagli inquirenti elvetici. Solo allora potranno selezionare i documenti di interesse indicati nella rogatoria inviata a gennaio. L’invio effettivo dipenderà comunque dal via libera delle autorità svizzere. Tempi tecnici lunghi, inevitabili.
Nel frattempo, il governo federale svizzero ha annunciato l’intenzione di promuovere una “tavola rotonda” per favorire una conciliazione sui risarcimenti tra vittime, familiari, assicurazioni e soggetti coinvolti. Un tentativo di evitare anni di contenziosi giudiziari e ulteriore stress per chi ha già pagato il prezzo più alto.
Ma le parole dei sopravvissuti restano lì, scolpite nelle informative: uscite chiuse, nessuna guida, fiamme incontrollate. Se confermate, non sarebbe solo una fatalità. Sarebbe una catena di omissioni. E allora la notte di Capodanno al Constellation non sarà ricordata come un incidente, ma come una tragedia annunciata.

