Lidia Camilla VallaroloLidia Camilla Vallarolo

La prima lezione oltre il cancello: chi è la maestra Lidia

Ha varcato il cancello della casa famiglia nel bosco di Palmoli con discrezione, senza clamore e senza telecamere. Lidia Camilla Vallarolo, 66 anni, insegnante in pensione da due stagioni, ha iniziato così la sua prima giornata di lezioni con i tre figli della cosiddetta famiglia nel bosco, finita al centro di un acceso dibattito pubblico.

Originaria di Torino ma residente a Vasto dall’età di 12 anni, Vallarolo ha insegnato dal 1996 alla scuola Spataro. Oggi, lontana dalle aule tradizionali, si trova a gestire una delle situazioni educative più delicate e discusse degli ultimi mesi.


Bambini curiosi, gioco e prime parole in italiano

I bambini sono buoni e belli”, racconta la maestra. “Abbiamo giocato un po’, fatto qualche letterina, composto i nomi con le lettere di legno” – ha riferito a Vita in diretta durante la puntata del 13 gennaio. Un primo approccio morbido, studiato per non aumentare lo stress di piccoli che stanno vivendo una fase complessa.

L’italiano viene compreso in parte, mentre la comunicazione è resa più complessa dalla barriera linguistica. “Io capisco poco l’inglese”, spiega Vallarolo, “quindi ci dobbiamo ingegnare”. Durante la prima lezione era presente anche la madre, Catherine Birmingham, rimasta inizialmente accanto ai figli per tradurre quando necessario. Una presenza che l’insegnante definisce “rassicurante, anche per me”.


Il nodo dell’istruzione: “La figlia maggiore non è al livello della terza”

Netta, senza ambiguità, la valutazione sul livello scolastico dei bambini. In particolare sulla figlia maggiore: “Non potrebbe frequentare una terza classe. Non sarebbe a quel livello. In terza si fanno equivalenze, divisioni. Lei non è pronta”.

Diversa la situazione dei più piccoli, che “se la cavicchiano”, riconoscono le lettere e iniziano a scrivere. “Vanno in bici, beati loro”. Una fotografia didattica che pone interrogativi concreti su recupero scolastico, integrazione e tempi di apprendimento, temi centrali nel dibattito attorno al caso Palmoli.


Una scelta di volontariato, non ideologica

Vallarolo respinge ogni lettura ideologica della sua scelta. “Mi avrebbe fatto piacere aiutare qualsiasi bambino. Non è una questione legata a questo caso”. L’offerta nasceva inizialmente dalla disponibilità come volontaria per supportare bambini stranieri nelle scuole locali.

“Credo che chi si mette a disposizione per aiutare non debba scegliere dove andare in base alle preferenze, ma dove serve”. La richiesta è arrivata, e lei ha risposto sì.


Paura per il clamore mediatico: “Avrei voluto restare anonima”

Il peso maggiore, oggi, non è didattico ma umano. “Se avessi saputo che sarebbe nata tutta questa confusione mediatica, forse avrei rinunciato”. La maestra confessa di essere spaventata dalle telefonate anonime e dalla pressione esterna. “Ho accettato per l’inconsapevolezza di quello al quale andavo incontro e la mia abilità nel cacciarmi dei guai. Avevo deciso di fare del volontariato. Nelle scuole ci sono tanti bimbi che non sanno parlare italiano e mi sono offerta per aiutare qualcuno” – ha aggiunto.

“Ho paura che le mie intenzioni vengano travisate, o di ricevere denunce. Il clima è molto teso”. L’auspicio è semplice e disarmante: “Spero di poter lavorare in pace, per il bene di questi piccoli”.


Educare nel silenzio, lontano dai riflettori

Nel cuore del bosco di Palmoli, tra lettere di legno e giochi per rompere il ghiaccio, prende forma un esperimento educativo fragile e osservato. Al centro, non un’idea astratta, ma tre bambini e una maestra che chiede solo di poter insegnare senza rumore.

Di Giuseppe D'Alto

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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