Il testimone ha ribadito la propria posizione a FilorossoIl testimone ha ribadito la propria posizione a Filorosso

Dopo le polemiche sulla prima intervista, Massimo Mattiuz mostra il volto in tv e ribadisce il suo racconto: dalla ragazza vista sfrecciare in bici

A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, il testimone che nei giorni scorsi aveva riacceso il dibattito sull’omicidio di Garlasco decide di uscire allo scoperto. Lo fa davanti alle telecamere di Filorosso, su Rai 3, mostrando il volto e rilanciando una frase destinata a far discutere: “Ero a Garlasco il 13 agosto 2007. Sono pronto a dimostrare che non sto mentendo”.

Dopo le critiche ricevute in seguito alla prima intervista, Massimo Mattiuz ha scelto di raccontare nuovamente la propria versione dei fatti, spiegando perché si trovasse proprio nel paese pavese nelle ore in cui venne uccisa Chiara Poggi.

Perché si trovava a Garlasco il giorno del delitto

Secondo il suo racconto, quella mattina era arrivato a Garlasco per motivi di lavoro.

Doveva preparare un importante evento in programma il 15 agosto alla discoteca Le Rotonde, uno dei locali più conosciuti dell’epoca.

«Sono arrivato qualche giorno prima perché dovevo portare tutto l’allestimento del locale», racconta. Avendo terminato gli impegni, avrebbe deciso di passeggiare per il paese.

«Era praticamente deserto, perché era quasi Ferragosto. Ho incrociato pochissime persone.»

“Quella ragazza aveva una fretta incredibile”

Il particolare che dice di ricordare meglio riguarda una giovane in bicicletta.

L’uomo sostiene di averla osservata mentre attraversava una strada del paese.

«Ci siamo guardati negli occhi. Era una bella ragazza e mi è rimasta impressa. Ho continuato a seguirla con lo sguardo mentre svoltava.»

Secondo il suo racconto indossava un completo nero, con una maglietta e pantaloni dello stesso colore, aveva gli occhiali appoggiati sulla testa e pedalava su una bicicletta nera con raggi cromati.

Pur precisando di non poter parlare di una fuga, aggiunge un particolare che continua a colpirlo.

«Non posso dire che stesse scappando, ma aveva una fretta incredibile e due occhi spiritati.»

“Posso dimostrare che ero davvero lì”

Alle contestazioni sulla sua credibilità il testimone replica sostenendo di poter dimostrare la propria presenza a Garlasco quel giorno.

Spiega inoltre che, quando si presentò ai carabinieri nel 2025, potrebbero esserci stati problemi nella verifica dei tabulati telefonici.

«In quel periodo utilizzavo tre numeri di telefono diversi. Forse ne ho indicato uno sbagliato, ma avevo chiesto di controllare anche gli altri due.»

Una spiegazione con cui prova a chiarire le incongruenze evidenziate dagli investigatori.

Il racconto delle presunte minacce

L’aspetto più delicato della nuova intervista riguarda quanto sarebbe accaduto dopo la sua deposizione.

L’uomo sostiene che, nonostante gli fosse stato garantito il segreto investigativo, una ventina di giorni dopo due sconosciuti si sarebbero presentati sotto casa.

«Mi hanno detto: “Ricordati che di Garlasco non sai niente e devi farti gli affari tuoi, altrimenti finisce male”.»

Racconta di ricordare anche l’auto sulla quale si sarebbero allontanati, una Volkswagen Polo nera, aggiungendo di non aver avuto nemmeno il tempo di replicare.

Le presunte intimidazioni, al momento, rappresentano il racconto del testimone e non risultano confermate dagli inquirenti.

‘Non attendibile, abbiamo querelato’

Sulle dichiarazioni di Massimo Mattiuz è intervenuto l’avvocato di Stefania Cappa,Valeria Mettica, che in un’intervista a Fanpage ha affermato che “Si sta dando voce a qualcuno già ritenuto non attendibile, abbiamo querelato” – ha spiegato il legale.

“L’avvocata Stefania Cappa è rimasta in silenzio fino a oggi per senso di responsabilità e rispetto del lavoro istituzionale, ma non è più disposta ad accettare che venga sistematicamente instillato nell’opinione pubblica il sospetto di un suo coinvolgimento nell’omicidio della cugina, ancorché pacificamente escluso dagli inquirenti, anche attuali.

Un racconto che continua a dividere

La nuova intervista non chiude le polemiche sulla sua testimonianza, ma rilancia interrogativi destinati a far discutere.

Il testimone insiste sulla propria versione, afferma di poter dimostrare di essere stato realmente a Garlasco la mattina del 13 agosto 2007 e ribadisce di aver deciso di parlare solo perché, osservando gli sviluppi del caso negli ultimi anni, avrebbe maturato la convinzione che “ci sia ancora qualcosa di non chiaro in tutta questa vicenda”.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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