Chiara PoggiChiara Poggi

“Ha lottato fino alla fine”: cosa emerge dalla nuova perizia

Non una vittima sorpresa e inerme, ma una giovane che ha provato a difendersi con tutte le forze. È questo il punto più dirompente che emerge dalla nuova consulenza medico-legale sul caso di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco.

Secondo quanto trapela dalla relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, sul corpo della 26enne erano presenti ecchimosi, abrasioni e lividi su braccia e gambe, compatibili con una colluttazione prolungata.

Un dettaglio che cambia radicalmente la prospettiva: non solo un’aggressione improvvisa, ma una lotta per la vita durata diversi istanti.

Il giallo dell’orario: ‘Uccisa almeno mezz’ora dopo’

Una finestra temporale diversa e più ampia. La consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo depositata in Procura, secondo alcune indiscrezioni, fornirebbe anche nuovi elementi sull’orario della morte. Chiara Poggi sarebbe stata uccisa almeno mezz’ora dopo aver fatto colazione.

Una circostanza, che se confermata, potrebbe spostare in avanti l’ora del delitto e mettere in discussione il ristretto arco temporale in cui la sentenza di condanna di Alberto Stasi colloca l’omicidio. In passato infatti si è parlato di un’azione fulminea, un’aggressione rapida e violenta durata solo pochi minuti. Elementi che hanno influito anche sulla compatibilità dell’alibi di Stasi. É quanto ha rivelato il Tg1.


L’arma e la dinamica: un’aggressione in più fasi

La consulenza ipotizza un’aggressione particolarmente violenta, forse portata avanti con un oggetto contundente come un martello.

Ma il punto centrale è un altro:
l’omicidio non sarebbe avvenuto in un unico momento.

Secondo la ricostruzione:

  • un primo attacco al piano terra
  • una fase di resistenza della vittima
  • l’epilogo sulle scale della villetta

L’assassino, sempre secondo le indiscrezioni, si sarebbe persino fermato a osservare il corpo prima di colpire ancora.

Una dinamica che racconta una scena molto più complessa e brutale di quanto ipotizzato in passato.


Il nodo del DNA sotto le unghie

C’è poi un elemento che torna con forza: le tracce biologiche sotto le unghie di Chiara Poggi.

Se la colluttazione è confermata, quel materiale potrebbe essere la prova diretta del contatto con l’aggressore.

Una delle tracce è oggi attribuita dagli inquirenti ad Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, indagato per omicidio in concorso.

Un dettaglio che potrebbe avere un peso decisivo nelle prossime fasi giudiziarie.


La contraddizione con la sentenza definitiva

Le nuove ipotesi si scontrano però con quanto stabilito in via definitiva dalla Cassazione nel processo a Alberto Stasi, condannato a 16 anni.

Secondo i giudici, infatti, Chiara non avrebbe avuto il tempo di reagire, rimanendo sostanzialmente inerme di fronte a un’aggressione improvvisa.

Una lettura che oggi viene messa in discussione da questi nuovi elementi.

Va ricordato, tuttavia, che già la Corte d’Appello aveva parlato di una “progressione dell’azione criminosa”, legata proprio alla reazione della vittima.


Verso una nuova fase dell’inchiesta

Ora la parola passa alla Procura di Pavia. Il procuratore Fabio Napoleone dovrà valutare la consulenza della Cattaneo insieme agli altri elementi raccolti, tra cui:

  • la ricostruzione in 3D del Ris di Cagliari
  • l’analisi delle tracce ematiche
  • la dinamica dettagliata della scena del crimine

L’ipotesi più concreta è quella di una chiusura delle indagini, passo che potrebbe portare alla richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio.


Un caso mai davvero chiuso

A quasi vent’anni dal delitto, il caso di Chiara Poggi continua a far emergere nuovi interrogativi.

Se confermati, questi elementi non cambiano solo la dinamica dell’omicidio.
Cambiano il modo in cui Chiara ha vissuto i suoi ultimi istanti: non passiva, ma combattiva.

E in una storia già segnata da ombre e verità controverse, è un dettaglio che pesa più di tutti.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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