Scarcerato il papà che ha colpito il figlio con un cucchiaio di legnoScarcerato il papà che ha colpito il figlio con un cucchiaio di legno

Il video virale e la frase che scuote l’opinione pubblica

«Io sono il tuo padrone». È questa la frase che ha trasformato un filmato amatoriale in un caso nazionale. Un video di pochi minuti, girato il 15 dicembre scorso con uno smartphone e pubblicato su TikTok, mostra un padre che colpisce ripetutamente il figlio di 11 anni con un cucchiaio di legno, lo insulta e lo umilia mentre il bambino piange. Le immagini, diffuse attraverso il profilo di un familiare maggiorenne, diventano virali nel giro di poche ore e innescano l’intervento della polizia a Catania.

Il 59enne viene fermato dalla Squadra mobile, ma a sorpresa il giudice per le indagini preliminari Luigi Barone decide di non convalidare il fermo e di respingere la richiesta della Procura di custodia cautelare in carcere.


La decisione del gip: “Abuso correttivo, non maltrattamenti”

Secondo il gip, il video costituisce sì una prova certa di violenza, ma non è sufficiente a dimostrare l’“abitualità maltrattante” necessaria per configurare il reato di maltrattamenti aggravati in famiglia. L’episodio, per quanto censurabile, viene ricondotto a un abuso dei mezzi correttivi, una fattispecie giuridicamente distinta e meno grave.

Il giudice sottolinea come dagli atti non emergano elementi tali da delineare una condotta sistematica di vessazione nei confronti dei quattro figli della coppia – un maschio e tre femmine tra i 4 e gli 11 anni – che vivono con la madre, ex convivente dell’uomo.


Il fermo non convalidato e l’assenza del pericolo di fuga

Un altro punto chiave della decisione riguarda la mancanza del pericolo di fuga. Il 59enne, evidenzia il gip, si è presentato spontaneamente alle forze dell’ordine dopo la diffusione del video. Per questo motivo non vengono ritenuti sussistenti i presupposti per una misura cautelare restrittiva.

Una valutazione che la Procura di Catania non condivide: l’aggiunto Sebastiano Ardita e il sostituto Alberto Santisi hanno già annunciato ricorso al Tribunale del Riesame.


Le dichiarazioni del bambino e il passato familiare

Nell’ordinanza il gip richiama anche le parole del minore, che avrebbe raccontato episodi analoghi avvenuti in passato, inclusa una punizione più violenta subita all’età di sette anni per una bravata a scuola. Il padre, secondo il racconto del bambino, gli avrebbe più volte detto che fino alla maggiore età sarebbe stato lui il suo “comandante”.

Elementi che però, secondo il giudice, non bastano a dimostrare una reiterazione penalmente rilevante delle condotte.


La versione del padre e il ruolo della madre

Durante l’interrogatorio di convalida, l’uomo – assistito dall’avvocata Adele Giunta – ha sostenuto di aver agito nell’interesse del figlio, definito “problematico e ingestibile”. Una tesi che trova un parziale riscontro nelle dichiarazioni della madre, che avrebbe ammesso di aver assistito alle percosse senza intervenire, ritenendo il padre l’unica figura temuta dal bambino.

Secondo quanto riportato negli atti, sarebbe stata proprio la donna a chiamare l’ex compagno il 15 dicembre per “rimettere in riga” il figlio, dopo l’ennesima bugia sui suoi spostamenti.


La Procura per i minorenni e le misure di protezione

Parallelamente all’inchiesta penale, è intervenuta la Procura per i minorenni di Catania, guidata da Carla Santocono. Il Tribunale ha disposto in via d’urgenza il collocamento dei quattro fratelli presso i nonni materni, vietando ai genitori di avvicinarsi e valutando un intervento sulla potestà genitoriale.

Il provvedimento, firmato in serata dal presidente Roberto Di Bella, mira a garantire la tutela immediata dei minori, indipendentemente dagli esiti penali.


Un caso che divide tra diritto e coscienza collettiva

Il caso solleva interrogativi profondi: può un solo video bastare a dimostrare i maltrattamenti? Dove finisce l’autorità genitoriale e dove inizia la violenza? Mentre la giustizia segue i suoi tempi e le sue categorie, l’opinione pubblica resta scossa da quelle immagini e da una frase che, più di ogni colpo, continua a risuonare: «Io sono il tuo padrone».

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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