Alessandro PfeiferAlessandro Pfeifer

Un dramma improvviso

Una morte improvvisa, che lascia senza parole un’intera comunità. Salerno piange Alessandro Pfeifer, scomparso a soli 35 anni. Una notizia che si è diffusa rapidamente in città, accompagnata da un’ondata di cordoglio e incredulità.

Alessandro viveva a Salerno, lavorava come piastrellista ed era conosciuto da tutti fin da bambino. Per molti era semplicemente “Maradona”, soprannome che raccontava meglio di qualsiasi descrizione la sua passione per il calcio e il talento che lo aveva fatto emergere sui campi locali.


Lascia una compagna e tre figli, che ora si trovano ad affrontare un vuoto improvviso e difficile da colmare.

Accanto a loro, nel dolore, anche i genitori Ivano e Carmela Di Lorenzo, il fratello e la sorella, insieme a una rete di familiari e amici che in queste ore stanno riempiendo i social di messaggi e ricordi.


Il ricordo di chi lo conosceva

Bastano poche ore perché il nome di Alessandro Pfeifer diventi uno dei più citati sui social locali.

Ex compagni di squadra, amici d’infanzia, colleghi di lavoro: tutti raccontano la stessa immagine.

Un ragazzo solare, disponibile, legato profondamente alla famiglia e al territorio.

Molti lo ricordano sui campi da calcio, dove aveva costruito negli anni una reputazione fatta di talento e impegno.


La passione per il calcio e il soprannome “Maradona”

Il calcio era una parte centrale della sua vita.

Aveva iniziato il suo percorso con la maglia granata della Salernitana, arrivando vicino all’esordio con la prima squadra. Un traguardo sfiorato, ma che resta significativo per chi conosce le difficoltà del passaggio al calcio professionistico.

Nel circuito dilettantistico aveva continuato a distinguersi, giocando con diverse realtà del territorio:

  • Baronissi
  • Centro Storico
  • Giffonese
  • Valentino Mazzola

Ovunque aveva lasciato un segno, non solo per le qualità tecniche ma anche per l’atteggiamento in campo.

Il soprannome “Maradona” non era casuale: era il modo con cui amici e compagni sintetizzavano il suo stile di gioco, fatto di estro e imprevedibilità.


Un padre e un lavoratore conosciuto da tutti

Fuori dal campo, Alessandro Pfeifer era un lavoratore e soprattutto un padre.

Faceva il piastrellista, un mestiere concreto, quotidiano, che lo teneva a contatto con tante persone della città.

Chi lo ha conosciuto lo descrive come una presenza costante nella vita dei figli, un punto di riferimento familiare che oggi viene a mancare troppo presto.

Ed è proprio questo aspetto che emerge con più forza nei messaggi di cordoglio: il legame con la famiglia.


Il dolore della città

La notizia ha colpito in particolare il quartiere di Matierno, dove si svolgeranno i funerali.

Ma il dolore si è esteso rapidamente a tutta Salerno, segno di quanto Alessandro fosse conosciuto e benvoluto.

La partecipazione alla camera ardente, allestita in via Cappelle superiori, è stata significativa: in tanti hanno voluto dare un ultimo saluto al 35enne.


I funerali a Matierno

L’ultimo saluto sarà dato sabato 25 aprile alle ore 11 nella chiesa Madonna di Lourdes, nel quartiere Matierno.

Un momento che si preannuncia molto partecipato, con la presenza di amici, conoscenti, compagni di squadra e cittadini.


Una perdita che lascia il segno

La morte di Alessandro Pfeifer riporta al centro una dimensione che spesso emerge nelle cronache locali: quella delle comunità che si riconoscono nelle persone.

Non solo per ciò che fanno, ma per quello che rappresentano.

In questo caso:

  • un padre
  • un lavoratore
  • un ragazzo cresciuto nel quartiere
  • un volto noto sui campi di calcio

Elementi che, insieme, costruiscono un’identità che va oltre la singola notizia.


Resta il dolore di una famiglia e di una città che si stringe attorno ai suoi affetti.

E resta il ricordo di un uomo che, nel suo percorso, aveva lasciato tracce riconoscibili in tanti ambiti della vita quotidiana.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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