Silvio BaldiniSilvio Baldini

Il commissario tecnico guarda ai giovani ma esclude una lunga permanenza alla guida della Nazionale

Mentre prepara le sfide contro Lussemburgo e Grecia, Silvio Baldini sorprende tutti parlando del proprio futuro e di quello della Nazionale italiana. Parole che arrivano in un momento delicato per il calcio azzurro e che raccontano la sua visione sul presente e sul domani.

La dichiarazione che più ha colpito riguarda proprio la possibilità di restare a lungo sulla panchina dell’Italia.

“Per allenare la Nazionale serve un curriculum che io non ho. Io spero di aiutare chi mi succederà”, ha affermato senza esitazioni.

Una frase che sembra allontanare qualsiasi ipotesi di investitura definitiva e che, allo stesso tempo, apre il dibattito su chi potrebbe guidare l’Italia nel prossimo ciclo.

Chi vede Baldini come futuro ct dell’Italia

Alla domanda su quale profilo immagina per il futuro della Nazionale, Baldini ha scelto di non indicare nomi precisi ma ha delineato un identikit molto chiaro.

“Un allenatore con il curriculum. Inutile fare i nomi di Guardiola o Fabregas, sono entrambi una grande espressione di gioco ma di tecnici bravi noi ne abbiamo tanti”.

Parole che sembrano una dichiarazione di fiducia nei confronti della scuola italiana degli allenatori e che confermano la convinzione che il futuro della Nazionale possa essere costruito senza dover necessariamente guardare all’estero.

Un passaggio che assume ancora più valore alla luce delle sue dichiarazioni iniziali, nelle quali ha escluso di considerarsi il punto di arrivo del progetto azzurro.

“Se Gattuso non si fosse dimesso io non sarei qui”

Baldini ha parlato con grande sincerità anche della sua nomina.

“Credo nel merito, non nei colpi di fortuna. E so bene che se Gattuso non si fosse dimesso io adesso non sarei qui. Per me è un premio inaspettato”.

Un’ammissione che fotografa il suo approccio alla nuova avventura e che conferma la volontà di vivere questa esperienza senza trasformarla in una battaglia personale per la permanenza sulla panchina azzurra.

L’Italia riparte dai giovani

Per il tecnico il rilancio del calcio italiano passa inevitabilmente dalle nuove generazioni.

Per le prossime sfide ha infatti scelto di affidarsi in larga parte al gruppo costruito nell’Under 21, affiancando ai giovani alcuni elementi già presenti nel giro della Nazionale maggiore come Gianluigi Donnarumma, Francesco Pio Esposito, Pisilli e Palestra.

“Ho chiamato il mio gruppo perché è forte e unito, può vincere contro Lussemburgo e Grecia”, ha spiegato.

L’obiettivo va oltre le prossime partite.

“Punto con l’Under 21 a fare e vincere gli Europei, poi le Olimpiadi”, ha aggiunto.

L’affondo contro i dirigenti del calcio italiano

Tra i passaggi più duri dell’intervento c’è quello dedicato alla crisi del calcio italiano.

Baldini non usa giri di parole quando gli viene chiesto perché l’Italia continui ad attraversare un periodo difficile.

“La mia spiegazione è semplice: il calcio italiano è in mano a dirigenti che pensano più ai propri interessi che alla crescita del gioco del calcio”.

Poi rincara la dose.

“Dirigenti che io mi diverto da tempo a definire lestofanti, gente che preferisce acquistare giocatori di 39 anni piuttosto che pescare nei vivai”.

Secondo il tecnico, il problema non riguarda il talento disponibile nel Paese ma la mancanza di fiducia che molti club continuano a mostrare verso i giovani.

“Le nostre nazionali giovanili dimostrano che il talento c’è”

Per Baldini i risultati ottenuti dalle selezioni giovanili rappresentano la prova che il problema non nasce nei settori federali.

“A livello giovanile tutte le nostre nazionali sono andate bene, quindi non è un problema della Federazione ma dei club che non hanno fiducia nei giovani”.

Una convinzione che guida anche il suo lavoro quotidiano.

“Sono forti, puliti, hanno entusiasmo, non si isolano con il cellulare ma fanno gruppo”, ha detto parlando dei ragazzi convocati.

La risposta alla Grecia e il caso dei big assenti

Non è mancata una replica alle polemiche sollevate dal commissario tecnico della Grecia, Ivan Jovanovic, che aveva criticato la scelta dell’Italia di presentarsi senza molti dei nomi più importanti.

Baldini ha risposto con ironia.

“Può dire quello che crede. Certo, mi stupisce che nel Paese dove è nata la democrazia ci si preoccupi di ciò che fanno gli altri”.

Una battuta che chiude una giornata nella quale il tecnico ha chiarito la propria filosofia: meno ricerca del nome ad effetto e più attenzione al merito, alla crescita dei giovani e alla costruzione di un progetto destinato ad andare oltre la sua stessa esperienza sulla panchina azzurra.

Per questo la frase che più colpisce resta forse proprio quella sul futuro: “Io spero di aiutare chi mi succederà”. Un messaggio che racconta una visione della Nazionale fondata sulla continuità e non sulle singole persone.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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