Andrea SempioAndrea Sempio

La decisione annunciata dal legale Liborio Cataliotti durante Quarto Grado

Nuovo sviluppo nelle indagini sul delitto di Garlasco. Andrea Sempio non si sottoporrà alla perizia psichiatrica disposta dalla Procura di Pavia nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

L’annuncio è arrivato direttamente dal suo difensore, Liborio Cataliotti, intervenuto durante la trasmissione Quarto Grado in onda su Retequattro.

Una posizione netta che aggiunge un nuovo elemento a una delle vicende giudiziarie più seguite degli ultimi anni.

Perché Andrea Sempio non si sottoporrà all’esame

Il legale ha spiegato che la difesa ritiene prematura una valutazione di natura psichiatrica o personologica in questa fase dell’inchiesta.

“Ci mancherebbe solo che andasse”, ha dichiarato Cataliotti, riferendosi alla possibilità che il proprio assistito si sottoponga alla consulenza richiesta dagli inquirenti.

Secondo il difensore, la questione centrale riguarda soprattutto il momento in cui viene disposto questo tipo di accertamento.

“Prima i fatti, poi le valutazioni sulla persona”

L’avvocato ha chiarito nel dettaglio le motivazioni della scelta.

“Noi contestiamo la tempistica”, ha spiegato.

La difesa sostiene infatti che eventuali valutazioni sulla personalità o sulle condizioni psicologiche di una persona dovrebbero arrivare soltanto dopo che siano stati chiariti gli elementi fattuali dell’inchiesta.

“Crediamo che l’accertamento dei fatti e le prove dei fatti debbano presiedere a una valutazione personologica”, ha affermato il legale.

Una posizione che punta a separare nettamente il piano delle prove da quello delle analisi sulla persona indagata.

Il timore della difesa sulle possibili conseguenze

Tra gli aspetti evidenziati da Cataliotti c’è anche la preoccupazione per le possibili ripercussioni mediatiche di eventuali valutazioni cliniche.

L’avvocato ha sottolineato come ipotesi relative a possibili patologie potrebbero essere diffuse all’opinione pubblica prima ancora che sia stata accertata qualsiasi responsabilità.

“A maggior ragione se riguarda eventuali ipotesi di patologie che potrebbero essere sbandierate all’opinione pubblica senza una responsabilità per il fatto”, ha dichiarato.

Da qui la scelta di non aderire alla richiesta avanzata dalla Procura.

Consulenza o perizia? La distinzione evidenziata dal legale

Nel suo intervento il difensore ha insistito anche su un altro punto.

Secondo Cataliotti non si tratterebbe infatti di una perizia disposta da un giudice, ma di una consulenza tecnica richiesta dalla Procura nell’ambito delle indagini.

“Non accettiamo una prova di questo tipo, che non è una perizia. L’avesse disposta un giudice, certo”, ha spiegato.

Una distinzione giuridica che la difesa considera fondamentale per valutare l’opportunità di partecipare o meno all’accertamento.

Un nuovo capitolo nel caso Garlasco

La decisione annunciata a Quarto Grado aggiunge un ulteriore tassello a un’inchiesta che continua a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica.

Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, a distanza di anni dai fatti, resta uno dei più discussi della cronaca giudiziaria italiana e ogni nuovo sviluppo viene seguito con particolare attenzione.

In questo contesto la scelta di Andrea Sempio di non sottoporsi alla consulenza psichiatrica rappresenta un passaggio destinato ad alimentare il dibattito sulle strategie difensive e sugli strumenti investigativi utilizzati nella fase delle indagini.

Cosa succede adesso

La Procura proseguirà il proprio lavoro investigativo mentre la difesa continua a contestare alcuni degli accertamenti disposti.

La posizione espressa da Cataliotti appare chiara: prima occorre verificare e consolidare gli elementi di prova relativi ai fatti contestati, solo successivamente potranno essere affrontate eventuali valutazioni sulla persona dell’indagato.

Una linea che, almeno per il momento, esclude qualsiasi partecipazione di Andrea Sempio alla consulenza psichiatrica richiesta dagli inquirenti.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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