A Verissimo l’influencer tra passato e futuro
«Era un amore malsano». Clizia Incorvaia torna a parlare del passato con Francesco Sarcina e lo fa con parole che raccontano ferite ancora aperte, rimpianti e il desiderio di lasciarsi alle spalle anni difficili. Ospite di Silvia Toffanin a Verissimo, l’influencer spiega perché all’epoca non trovò la forza di denunciare, soffermandosi soprattutto sulla volontà di proteggere Nina, la figlia oggi undicenne, dalle possibili ripercussioni della vicenda.
A riaccendere il conflitto è stata anche la denuncia per diffamazione presentata da Sarcina dopo una precedente intervista televisiva. Una situazione che, racconta Incorvaia, l’ha costretta a tornare su episodi che avrebbe voluto archiviare e a difendersi davanti alla giustizia.
«Non avevo la forza, volevo sopravvivere e ripartire da zero»
Nel salotto di Silvia Toffanin, Clizia ammette di aver vissuto un periodo nel quale la priorità era riuscire a uscire da una situazione che percepiva come dolorosa, senza avere le energie per affrontare anche una denuncia.
«Era un amore malsano. Solo che io, all’epoca, non ho denunciato perché non volevo che Nina leggesse queste cose», spiega. Poi aggiunge: «Oggi posso dirti che mi sono pentita di non aver denunciato, però non avevo la forza».
L’influencer descrive una fase in cui cercava soprattutto di salvare se stessa e ricominciare: «Era un momento in cui stavo cercando di salvare me stessa, in cui volevo sopravvivere, lasciare quella vita e ripartire da zero».
Adesso, però, sente di dover raccontare la propria versione e presentare agli organi competenti gli elementi in suo possesso. La nuova esposizione pubblica e il procedimento legale hanno riaperto una ferita che, nelle sue intenzioni, sarebbe dovuta rimanere nel passato.
«Mi ha fatto male dovermi ritrovare a difendermi, avere ancora delle denunce che pesano sul groppone, che disturbano la mia serenità», confessa. E chiarisce il peso emotivo di una situazione che sente di subire ancora: «Mi fa male dovermi trovare a scusarmi per delle cose che ho subito».
La battaglia giudiziaria e il percorso con gli assistenti sociali per proteggere Nina
Uno dei passaggi più delicati dell’intervista riguarda proprio la figlia avuta con il frontman de Le Vibrazioni. Clizia racconta di aver cercato a lungo di tenere Nina lontana dalle tensioni tra i genitori, scegliendo parole e spiegazioni che potessero risparmiarle sofferenze.
Nell’ultimo anno e mezzo, tuttavia, la vicenda ha richiesto anche un percorso che ha coinvolto assistenti sociali e psicologi, con l’obiettivo di tutelare la minore. Non è stato semplice spiegare alla bambina perché fossero necessari colloqui e verifiche.
«All’inizio, nel primo colloquio con gli assistenti, avevo detto che una delle mie amiche dell’università era venuta a casa», racconta Incorvaia, spiegando di aver cercato di proteggere la figlia, da mamma, da informazioni che temeva potessero farle male.
In seguito ha deciso di essere più esplicita, chiarendo che si trattava di professionisti impegnati in un percorso più articolato. La risposta di Nina l’ha colpita: «Mamma, ma perché non me l’hai detto all’inizio?».
Clizia le ha spiegato di aver avuto paura di ferirla. La ragazzina, però, ha reagito con una maturità che ha sorpreso la madre, facendo capire di non voler essere coinvolta nei conflitti degli adulti.
La conclusione del procedimento civile, avvenuta nell’aprile di quest’anno, ha rappresentato per Incorvaia un passaggio importante, anche per gli aspetti relativi all’organizzazione dei viaggi della figlia tra i genitori e alla valutazione delle capacità genitoriali. Resta centrale, nel suo racconto, la volontà di salvaguardare il benessere di Nina e il suo rapporto con entrambi.
Il dolore per l’aborto spontaneo: «Ero troppo stressata»
Nel corso dell’intervista, Clizia Incorvaia torna anche su un’esperienza particolarmente dolorosa: l’aborto spontaneo avvenuto prima della nascita del secondogenito Gabriele. Un episodio che ricorda come uno dei momenti più difficili della propria vita e che associa al forte stress emotivo attraversato in quel periodo.
Si trovava in treno, mentre accompagnava Nina, quando si accorse di avere delle perdite. In quel momento era al telefono con Rita Rusic, che le avrebbe raccomandato di prestare attenzione alla propria salute.
«Per lo stress ho subito un aborto spontaneo», racconta, ricordando l’invito a cautelarsi e a non sottovalutare le proprie condizioni. «In certi momenti pensi di farcela lo stesso, ma non è così».
Esperienze di questo tipo, insieme ai conflitti personali e alle vicende giudiziarie, hanno lasciato un segno profondo. Clizia riconosce che il passato ha cambiato anche il suo carattere: «Mia madre dice sempre che questo passato burrascoso mi ha tolto un po’ di dolcezza, che sono diventata molto più aggressiva e dura».
Dietro l’immagine di donna forte e determinata, ammette, si nasconde una fragilità che non sempre gli altri riescono a vedere. «Tutti pensano che io sia una donna forte, ma nessuno mi chiede mai quanto mi sta costando tutto questo, quanto mi sta costando proteggere me e la mia famiglia».
L’insegnamento a Nina: «Non devi mai dipendere da un uomo»
Dalle sofferenze vissute Clizia Incorvaia vuole ricavare una lezione da trasmettere alla figlia. Il messaggio che cerca di passarle riguarda soprattutto l’indipendenza emotiva ed economica, per evitare che una relazione diventi una condizione di dipendenza.
«Tu devi renderti indipendente, non devi mai dipendere da un uomo. Devi renderti indipendente sia mentalmente sia economicamente», è il consiglio che, racconta, ripete a Nina.
L’obiettivo è aiutarla a riconoscere il proprio valore, a distinguere un legame sano da una relazione che fa soffrire e a sentirsi libera di scegliere il proprio futuro. Nel frattempo, cerca di non trasferire sulla bambina il peso delle vicende tra adulti, lasciandole la possibilità di costruire un rapporto con entrambi i genitori senza sentirsi obbligata a prendere posizione.
Il grazie a Paolo Ciavarro e il ricordo di Eleonora Giorgi
Nel racconto di Clizia c’è spazio anche per la relazione con il marito Paolo Ciavarro, che indica come una presenza costante nei momenti più difficili. Un sostegno che si lega agli insegnamenti ricevuti dalla suocera Eleonora Giorgi, scomparsa nel marzo 2025.
Clizia ricorda le conversazioni con Eleonora sul significato dell’amore e su un principio che sente ancora vicino: non bisogna aspettare che qualcuno ci salvi, ma trovare una persona disposta a camminare al nostro fianco.
«Noi abbiamo bisogno di una persona che ci cammini accanto», è la riflessione che ha fatto propria. Rivolgendosi al marito, l’influencer lo ringrazia con un semplice «Grazie amore», lasciando emergere la commozione.
Dopo anni segnati da tensioni, sofferenze personali e battaglie giudiziarie, Clizia prova a guardare avanti facendo leva sulla famiglia che ha costruito. Non nasconde che il momento resti complicato: «Sto abbastanza bene, è un momento sempre un po’ turbolento».
La sua priorità, oggi, è ritrovare la serenità e proteggere i propri affetti. E soprattutto fare in modo che Nina possa crescere senza sentirsi responsabile delle ferite e dei conflitti degli adulti.

