Sanremo 2026, la rivoluzione dei 30 Big di Carlo Conti accende il dibattito
Sanremo non è soltanto un festival: è un plebiscito nazionale, un terreno minato di aspettative e una gigantesca macchina emotiva. L’annuncio dei 30 Big di Sanremo 2026, fatto in diretta al Tg1 da Carlo Conti, non ha tradito le attese: un elenco spiazzante, diviso fra ritorni di peso e una forte, quasi provocatoria, apertura agli emergenti più ascoltati dalla Gen Z.
Tra rapper di nuova generazione, progetti indie e cantautori cresciuti ai margini del mainstream, la lista ha subito incendiato i social. I fan festeggiano o protestano, mentre gli artisti oscillano tra entusiasmo, ironia e prudenza diplomatica.
La svolta “Gen Z” che divide i fan
La prima vera sorpresa è l’ingresso di una pattuglia di emergenti che raramente hanno calcato palchi televisivi:
- Samuray Jay, rapper di Mugnano di Napoli, artista molto amato su TikTok;
- le Bambole di Pezza, storico gruppo rock tutto al femminile, all’Ariston dopo anni di underground;
- Nayt, considerato una delle penne più raffinate del rap italiano;
- Eddie Brock, cantautore romano e operatore turistico, outsider puro;
- Maria Antonietta e Colombre, già protagonisti del 1° maggio e del premio Tenco;
- Sayf, rapper ligure-tunisino dalla cifra personale fortissima.
Un “pacchetto novità” che ha generato un coro di commenti contrastanti: da chi vede finalmente una scossa a un festival ritenuto da anni troppo conservatore, a chi accusa Conti di aver trascurato figure già consolidate della scena pop.
Le reazioni dei Big: entusiasmo, nostalgia e autoironia
Sui social la temperatura sale. Gli artisti chiamati in gara rispondono quasi in diretta:
- Tommaso Paradiso, alla sua prima volta all’Ariston, scherza postando Fantozzi: “Con prudenza, ma ci andremo”.
- Leo Gassmann esplode di gioia: salti, urla, divano, amici che lo travolgono.
- Arisa, sobria e tecnica: “Sanremo 2026, arrivo”.
- Fedez pubblica la foto della cover con Masini del 2025: “Si riparte da qui”.
- Marco Masini replica: “È un grande onore”.
- Levante riscopre lo slogan immortale: “Perché Sanremo è Sanremo”.
- Raf vive l’annuncio in famiglia, tra videochiamate e abbracci.
Una galleria di reazioni che racconta il diverso peso emotivo del Festival per ciascun artista: trampolino, consacrazione o ritorno dopo anni difficili.
Gli esclusi eccellenti: la 29ª delusione dei Jalisse
Se i promossi festeggiano, gli esclusi incassano. E qui il Sanremo-verse torna nel suo loop più iconico: i Jalisse, alla loro 29ª esclusione consecutiva.
Il duo, vincitore nel 1997 con Fiumi di parole, reagisce con l’ironia che negli anni ha trasformato la loro esclusione in un rito nazional-popolare: due palloncini rossi con i numeri “2” e “9”, un video sorridente, e un messaggio che suona come una scossa più che un lamento:
“Le domande rimangono, ma noi ci rialziamo sempre”.
Tra gli altri esclusi eccellenti: Madame, Sangiovanni, Diodato, Fred De Palma, Mida, California (ex Coma Cose), Emma, Emma Nolde e Settembre.
Indiscrezioni davano tra i papabili anche Angelina Mango e Blanco, ma Conti non li ha citati.
NON I JALISSE CHE FESTEGGIANO I 29 ANNI SENZA SANREMO😭😭😭
— ☃️🎄 (@deadpoetstan) November 30, 2025
“il prossimo anno raggiuntiamo cifra tonda😭😭” pic.twitter.com/h76XlYruOF
Un cast da 30 nomi che ridisegna l’identità del Festival
La scelta di Carlo Conti è chiara: costruire una lineup eterogenea, che mescoli big consolidati, nuovi cantautori, scene alternative e un’inaspettata dose di freschezza proveniente dal mondo degli emergenti. Una scommessa che divide, inevitabilmente.
Eppure il messaggio che filtra è preciso: Sanremo 2026 vuole essere un festival-generazione, non un festival-nostalgia.
Gli ascolti, i trend digitali e il rinnovamento del pubblico lo impongono. Conti lo ha capito. La commissione musicale ha seguito.
Ora tocca alla musica – e al televoto – dire se questa rivoluzione sarà ricordata come visionaria o come un azzardo.

