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La sentenza per la rissa sul lungomare di San Benedetto del Tronto

Arriva la condanna per Andrea Arrigoni, in arte Shiva. Il gup del Tribunale di Ascoli Piceno ha inflitto al rapper milanese 3 anni e 6 mesi di reclusione con rito abbreviato per la rissa avvenuta il 30 agosto 2023 sul lungomare di San Benedetto del Tronto.

Oltre alla pena detentiva, il giudice ha disposto anche una multa da 500 euro, il pagamento di 2.500 euro per le spese processuali delle parti civili e una provvisionale di 5.000 euro.

Condannati anche tre amici dell’artista – Boris Bentil, Patrick Raimo e Simone Recrosio – a 3 anni e 2 mesi. I fratelli Federico e Pierpaolo Sciocchetti, coinvolti nello scontro, sono stati invece rinviati a giudizio.


La ricostruzione: violenza tra gruppi e uso di coltello

Secondo l’accusa, lo scontro sarebbe nato da un diverbio verbale e poi degenerato rapidamente in violenza. Calci, pugni, colpi con cinture e anche coltellate.

Uno dei fratelli sambenedettesi sarebbe stato inseguito e colpito alla schiena con due fendenti. Le ferite riportate dalle vittime sono state giudicate guaribili tra i 10 e i 35 giorni. Coinvolto anche un terzo giovane estraneo alla rissa.

Tra i capi d’imputazione contestati a Shiva: rissa, lesioni aggravate, porto abusivo di arma da taglio e furto aggravato. Quest’ultima accusa, relativa a uno zaino sottratto, è stata però esclusa in sentenza.


La difesa: “Reazione a provocazioni”

Diversa la versione fornita dalla difesa. Il rapper e il suo entourage hanno sostenuto di essere scesi in strada dall’hotel dove alloggiavano per chiarire dopo alcune provocazioni da parte di giovani locali.

Nel corso del procedimento, Shiva ha anche inviato una lettera di scuse alle parti offese, accompagnata da un risarcimento dei danni.

Il legale Niccolò Vecchioni ha espresso soddisfazione per la sentenza, sottolineando come sia stata esclusa l’ipotesi più grave di rapina aggravata.


Il giorno di Belve: “Ho fatto un sacco di cazzate”

La condanna arriva nello stesso giorno dell’intervista a Belve, il programma condotto da Francesca Fagnani su Rai 2. Proprio nel corso della puntata, Shiva ha ammesso:

“Ho fatto un sacco di cazzate, cose evitabili.”

Un passaggio che assume un peso ancora maggiore alla luce della sentenza appena pronunciata.


La sparatoria a Milano

Nel corso dell’intervista, Shiva ha ripercorso anche la vicenda della sparatoria avvenuta nel luglio 2023 a Settimo Milanese, quando ferì alle gambe due presunti aggressori all’interno del cortile della sua casa discografica.

Per quei fatti, la Corte d’Appello di Milano accolse il concordato in Appello tra procura generale e difesa, rideterminando la pena a 4 anni e 7 mesi.

Contestualmente, i giudici disposero la sostituzione della misura cautelare: dagli arresti domiciliari all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Alla domanda sulla pistola mai ritrovata, Shiva ha risposto: “Non ne ho idea.”


Il rapporto con Fedez e le tensioni nel mondo rap

Tra i temi affrontati anche il rapporto con Fedez, unico tra i colleghi a non sostenere pubblicamente il movimento “#freeshiva”.

Il dissidio nasce da alcune rime definite misogine dal rapper milanese:
“Fedez non si è mai esposto su di me e l’unica volta lo ha fatto nel momento più critico. Mi ha danneggiato.”


Il lato personale: il figlio nato mentre era in carcere

Tra i momenti più intensi dell’intervista, il racconto della nascita del figlio, avvenuta mentre Shiva era detenuto:

“Non mi hanno concesso il permesso. Quando ho sentito i fuochi d’artificio ho pianto tantissimo.”

Un passaggio che restituisce anche il lato più umano dell’artista, segnato da un’infanzia difficile e dall’assenza della figura paterna:

“Ho dovuto capire da solo cosa fosse giusto o sbagliato.”


Una carriera tra successi e ombre

Oggi Shiva è ai vertici delle classifiche Fimi con l’album Vangelo. Ma la condanna per la rissa del 2023 riporta al centro anche il suo percorso giudiziario, fatto di episodi controversi e scelte che lo stesso artista definisce “evitabili”.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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