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Morto Mino Raiola, il cameriere di Angri era diventato un top manager: il re Mida dei big del calcio

Non ce l’ha fatta Mino Raiola. Il procuratore dei big del calcio è deceduto sabato 30 aprile, nel pieno di un week end calcistico che avrebbe seguito in prima linea se non avesse incrociato quel terribile male che l’ha spento in poco tempo a soli 54 anni.

L’ultima visita di Ibrahimovic

“Sta lottando” – aveva riferito Alberto Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione del San Raffaele di Milano, quando si era diffusa la notizia della morte nel pomeriggio del 28 aprile. Un tweet dell’agente Fifa di Pogba, Donnarumma, Balotelli e Ibrahimovic aveva fatto ben sperare, poi l’attaccante svedese si era recato in ospedale fargli visita. Con il trascorrere delle ore le notizie sono state sempre meno incoraggianti fino a quanto la famiglia non ha comunicato la dipartita del manager originario di Angri.

L’annuncio della famiglia di Mino Raiola: ‘Ha lottato con tutte le sue forze’

“Con infinto dolore annunciamo la scomparsa di Mino, il più straordinario procuratore di sempre. Mino ha lottato fino all’ultimo istante con tutte le sue forze come faceva per difendere i suoi calciatori. Ancora una volta ci ha resi orgogliosi senza rendersene conto. Ci mancherà per sempre sempre ma il suo progetto di rendere il mondo del calcio un posto migliore per i giocatori sarà portato avanti con la stessa passione. Chiediamo di rispettare la privacy familiare in questo momento di dolore”.

Raiola era originario di Angri, in provincia di Salerno, ed era emigrato con la famiglia ad Haarlem nei Paesi Bassi un anno dopo la nascita (1968). “Da Angri, capitale mondiale del pomodoro pelato, i miei si erano spostati in Olanda, ad Haarlem, in cerca di fortuna. Annunziata Canavacciuolo, mia madre, era l’ambizione e l’orgoglio. Mio padre Mario l’idealismo” – aveva raccontato in un’intervista a Il Foglio.

La favola del pizzaiolo diventato milionario, ma quando glielo domandavano lui precisava subito. “Quando scrivete che facevo il pizzaiolo, sbagliate. Facevo il cameriere”. Un altro tormentone è la sua conoscenza delle lingue: “Ne parlo molte, la peggiore è l’italiano”.

Calciatore promettente cresciuto, Raiola ha preso le redini come capo della squadra giovanile dell’HFC Haarlem a soli 20 anni nel 1987 prima di iniziare la sua carriera come agente di calcio. Raiola inizialmente ha lavorato per Sports Promotions, una società di agenti sportivi, e ha aiutato a mediare una serie di trasferimenti di alto profilo che coinvolgevano giocatori che cambiavano l’olandese per club italiani, tra cui giocatori del calibro di Dennis Bergkamp, ​​Michel Kreek e Bryan Roy (quest’ultimo al Foggia di Zeman).

Tante intuizioni vincenti e qualche flop: a Salerno portò Jansen e Ferrier

Tanti successi professionali per Mino Raiola ma anche qualche flop come quando portò alla Salernitana gli olandesi Jansen e Ferrier, presentati nel 1996 al ristorante ‘O Scuorzo di via Parmenide con l’agente a tavola al fianco dei dirigenti granata dell’epoca, Giuseppe Cannella e Franco Del Mese. Presto avrebbe spiccato il volo fino a curare gli interessi di star del calcio mondiale.

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