Il blackout che ha colpito Spagna e Portogallo nella giornata di lunedì ha lasciato intere città senza elettricità per ore. Ma mentre per molti cittadini il disagio si è limitato all’assenza di luce o internet, per altri si è trattato di una questione di vita o di morte.
Blackout in Spagna e Portogallo: ore di angoscia per i pazienti fragili
Tra le storie raccolte da El País, spicca quella di Carmela, una madre di Las Gabias (Granada), il cui figlio di 10 anni è affetto da paralisi cerebrale e insufficienza respiratoria. Il piccolo dipende 24 ore su 24 da un concentratore di ossigeno. Durante il blackout, l’autonomia del dispositivo portatile si stava esaurendo. “Era rimasta solo un’ora e mezza di autonomia – racconta Carmela – allora ho steso una prolunga da 25 metri fino al nostro furgoncino, che abbiamo tenuto acceso per tutto il pomeriggio e la sera, pur di far funzionare la macchina”.
Una corsa contro il tempo anche per altre famiglie. In un ambulatorio di Madrid, una donna ha chiesto aiuto per la madre in crisi respiratoria. Due infermiere hanno portato il concentratore fino a un supermercato con generatore per attaccarlo alla corrente. A Alcobendas, José Vicente ha temuto per la vita di un parente sottoposto a dialisi: “La batteria della macchina ha un’autonomia di soli 15 minuti. Senza energia, non può funzionare. È stato un incubo”.
Situazione al limite
Molti caregiver hanno dovuto ricorrere a dispositivi di emergenza, contattare ospedali o perfino le forze dell’ordine per accedere a fonti di elettricità temporanea. Il blackout ha messo in evidenza quanto ancora sia fragile l’assistenza ai malati cronici in situazioni di emergenza.
La domanda che in tanti si pongono ora è: esistono piani d’emergenza adeguati per chi dipende da apparecchi elettrici per sopravvivere? La risposta, dopo questi drammatici episodi, non può più essere rimandata. Servono sistemi di supporto decentralizzati, batterie di riserva e protocolli chiari per gestire crisi elettriche nei contesti domestici ad alta fragilità.