Il ricordo del Presidente nel discorso di fine anno
Nel suo discorso di fine anno agli italiani, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto richiamare una delle pagine più dolorose della storia militare italiana: l’eccidio di Kindu. Un richiamo solenne, inserito tra i passaggi più intensi del discorso, per ricordare il sacrificio dei tredici aviatori italiani uccisi l’11 novembre 1961 nella Repubblica Democratica del Congo durante una missione di pace delle Nazioni Unite.
Mattarella ha sottolineato come quella tragedia rappresenti ancora oggi un simbolo del prezzo pagato dall’Italia nel contribuire alla stabilità internazionale e alla difesa dei valori della pace.
La missione ONU e l’arrivo dei C-119 italiani
Nel novembre del 1961, il Congo era attraversato da una violenta guerra civile scoppiata dopo l’indipendenza dal Belgio, proclamata il 30 giugno 1960. In quel contesto, l’ONU aveva dispiegato una missione internazionale per tentare di contenere il conflitto, in particolare nella regione del Katanga.
Due velivoli da trasporto C-119 “Vagoni Volanti” della 46ª Aerobrigata di Pisa atterrarono all’aeroporto di Kindu con il compito di rifornire il contingente malese dei caschi blu. A bordo vi erano tredici militari italiani: due equipaggi completi e un ufficiale medico.
L’agguato e la strage
Dopo aver scaricato il materiale, gli aviatori italiani si recarono disarmati presso una mensa delle Nazioni Unite. Fu lì che vennero sorpresi da un gruppo di militari congolesi ammutinati. In pochi istanti la situazione precipitò: uno degli ufficiali, il medico, venne ucciso sul posto; gli altri furono catturati, imprigionati e successivamente trucidati.
La tragedia si aggravò ulteriormente quando, meno di ventiquattro ore dopo, un altro C-119 della 46ª Aerobrigata precipitò durante un tentativo di atterraggio di emergenza, causando la morte di altri quattro militari italiani.
Il ritrovamento delle salme e la memoria nazionale
Per giorni si temette che i corpi dei tredici aviatori fossero stati oltraggiati o dispersi. Solo in seguito si scoprì che erano stati sepolti in due fosse comuni. Le salme furono recuperate soltanto quattro mesi dopo, restituendo all’Italia la possibilità di onorare i suoi caduti.
L’eccidio di Kindu rimane una delle pagine più dolorose della storia repubblicana e militare italiana. Il ricordo evocato da Sergio Mattarella nel discorso di fine anno riporta al centro il valore del servizio, del sacrificio e della pace, ribadendo il ruolo dell’Italia nelle missioni internazionali di stabilizzazione.
Un monito che attraversa il tempo
A oltre sessant’anni di distanza, il sacrificio dei tredici aviatori di Kindu continua a rappresentare un monito contro la violenza e un richiamo alla responsabilità internazionale. Il richiamo del Presidente della Repubblica non è solo commemorativo, ma invita a riflettere sul significato profondo delle missioni di pace e sul prezzo pagato da chi ha servito lo Stato lontano da casa.

