Spunta un precedente inquietante del 2022 a Crans MontanaSpunta un precedente inquietante del 2022 a Crans Montana

Dipendente del comune di Crans Montana era finito nella bufera per un incendio vicino al bar Constellation

C’è un precedente che oggi pesa come un’ombra lunga su Crans-Montana e sulle domande ancora aperte attorno alla sicurezza nella località svizzera. Un episodio che riporta al centro una parola chiave: omissione. Era febbraio 2022 quando, a meno di 400 metri dal bar Constellation, un incendio scoppiato in un condominio provocò l’intossicazione di diversi residenti. Un rogo che, col senno di poi, appare come un campanello d’allarme rimasto inascoltato.

A rivelare i dettagli di quel caso è stata la trasmissione d’inchiesta “Mise au Point” della televisione pubblica elvetica Rts, che ha ricostruito responsabilità, mancanze e falle nei controlli. Un’inchiesta che oggi torna d’attualità e solleva interrogativi inquietanti sul sistema di vigilanza in una delle località turistiche più note delle Alpi.

L’incendio del 2022 e la catena di negligenze

L’incendio divampò nel complesso residenziale  Télérésidence C, nel territorio del comune di Lens, villaggio distinto da Crans-Montana ma strettamente collegato. Le fiamme si svilupparono nel pomeriggio e si propagarono rapidamente ad altri appartamenti, rendendo necessario l’intervento dei soccorsi e l’evacuazione di diversi residenti.

All’origine del rogo, secondo gli inquirenti, ci fu una sauna privata che non era stata spenta correttamente. Per questo motivo il proprietario dell’unità immobiliare è stato rinviato a giudizio. Ma l’indagine ha fatto emergere un quadro ben più ampio e allarmante, che va oltre la responsabilità individuale.

Il ruolo del Comune e l’accusa più grave

Nel mirino della Procura del Vallese è finito anche il responsabile della sicurezza del municipio di Lens, incriminato per incendio causato da negligenza. L’uomo ha ammesso di non aver effettuato le ispezioni periodiche previste dalla normativa, giustificando l’omissione con la mancanza di tempo.

Una giustificazione che apre scenari inquietanti: lo stesso funzionario ha dichiarato che anche i suoi predecessori non avevano mai effettuato controlli regolari sul condominio, perché la priorità veniva data a bar, ristoranti e alberghi. In altre parole, gli edifici residenziali finivano in fondo alla lista, nonostante ospitassero decine di persone.

Le conseguenze: persone intossicate e rischi evitabili

Le conseguenze dell’incendio del 2022 furono gravi. Un residente riportò una pesante intossicazione da monossido di carbonio, con complicazioni cardiache, renali ed emodinamiche tali da richiedere cure intensive. Altri abitanti del complesso furono intossicati in modo meno grave, ma l’episodio lasciò un segno profondo.

Secondo un documento della Procura ottenuto da Mise au Point, le ispezioni mancate avrebbero potuto evidenziare criticità strutturali rilevanti, come l’assenza di compartimentazioni adeguate e di materiali ignifughi. Elementi che, se corretti per tempo, avrebbero probabilmente limitato la propagazione delle fiamme.

Un precedente che oggi pesa come un macigno

Questo caso, ormai approdato in tribunale, assume oggi un valore che va oltre il singolo procedimento giudiziario. Dimostra che, nella zona di Crans-Montana e dintorni, le falle nei controlli sulla sicurezza non sono un’ipotesi astratta, ma un fatto già accertato.

Il precedente del 2022 alimenta interrogativi scomodi: quanto sono stati sistematici questi controlli negli anni successivi? E soprattutto, quante altre strutture potrebbero presentare criticità simili mai verificate? Domande che diventano ancora più urgenti alla luce di eventi recenti che hanno riportato Crans-Montana sotto i riflettori.

La sicurezza come responsabilità collettiva

Il caso del condominio Télé’résidence C racconta una verità difficile da ignorare: la sicurezza non è solo una questione tecnica, ma una responsabilità amministrativa e politica. Quando i controlli vengono rimandati, selezionati o sacrificati per mancanza di tempo, il rischio diventa sistemico.

Ed è proprio questo il nodo che oggi torna a stringersi attorno a Crans-Montana: capire se quel precedente sia rimasto un episodio isolato o il sintomo di una sottovalutazione più ampia, che ora chiede risposte chiare e verifiche rigorose.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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