Andrea Sempio si è confrontato in studio con gli opinionisti di Quarto Grado: ‘In tv per strategia’
Una scelta che fa discutere e infiamma il dibattito social. Andrea Sempio ha riacceso le telecamere su di sé e non ha intenzione di spegnerle. Una decisione che non nasce dall’improvvisazione, ma da una strategia difensiva condivisa con i suoi legali, come lui stesso ha dichiarato nel corso della puntata di Quarto Grado andata in onda venerdì 23 gennaio. Un faccia a faccia serrato, durante il quale il 37enne, oggi indagato per concorso nell’omicidio di Chiara Poggi, ha risposto alle domande degli opinionisti e degli esperti sul caso Garlasco, tornando a raccontare la sua versione dei fatti a quasi diciotto anni dal delitto.
La scelta di parlare in tv
Alla domanda sul perché abbia deciso di esporsi mediaticamente prima di un confronto formale con i magistrati, Sempio è stato diretto: «È una scelta concordata con gli avvocati». Una linea difensiva meditata nel tempo. Inizialmente, spiega, l’idea era quella di presentarsi subito in Procura, ma successivamente è maturata la decisione di attendere. «Quando sarà il momento, andrò», ha ribadito, lasciando intendere che ogni passo sarà calibrato.
Accanto a lui in studio, i suoi legali Angela Taccia e Liborio Cataliotti, che seguono una strategia basata sul confronto pubblico e sulla rilettura degli atti d’indagine.
Perché era davanti a casa Poggi
Uno dei punti più discussi riguarda la presenza di Andrea Sempio davanti all’abitazione di via Pascoli il 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio. Sempio ha chiarito di essere stato lui ad avvisare gli amici rimasti a Garlasco di quanto stava accadendo. «Sono stato io a chiamarli», ha spiegato, respingendo l’idea che quella presenza fosse anomala.
Secondo la sua ricostruzione, si trattò di una dinamica normale all’interno di un gruppo di amici che frequentava abitualmente la famiglia Poggi. «Non vedo nulla di strano», ha sottolineato, ricordando come in quel contesto fosse naturale muoversi liberamente nel paese.
Lo scontrino di Vigevano
Al centro del confronto televisivo anche il noto scontrino del parcheggio di Vigevano, presentato da Sempio per attestare i suoi spostamenti la mattina del delitto. Quel giorno, racconta, si sarebbe recato in città per acquistare un libro, trovando però la libreria chiusa.
Lo scontrino, spiega, non fu cercato con intento difensivo immediato: «È stato ritrovato casualmente in auto alcuni giorni dopo. Mia madre ha pensato di conservarlo, visto quello che era successo». Una decisione che, all’epoca, sembrava prudente e non eccezionale.
Sempio ha ricordato come, nelle prime fasi dell’indagine, molti testimoni portarono documenti simili – biglietti, ricevute, titoli di viaggio – per dimostrare i propri alibi. «Non sono stato l’unico», ha ribadito, respingendo l’idea che la conservazione dello scontrino fosse sospetta.
Le discrepanze negli interrogatori
Particolarmente dura la sua posizione sulle modalità degli interrogatori. Sempio ha evidenziato una discrepanza tra i suoi ricordi e quanto verbalizzato. «Sono stato sentito per quattro ore, ma dal verbale risultano appena due pagine», ha dichiarato, sollevando interrogativi sulla completezza della trascrizione.
In quei giorni, ha ricordato, erano in corso interrogatori simultanei, un dettaglio che, secondo lui, potrebbe aver influito sulla qualità e sull’accuratezza dei verbali.
Le telefonate a casa Poggi
Incalzato da Carmelo Abate, Sempio ha spiegato il perché avesse telefonato ripetutamente a casa Poggi nonostante fosse a conoscenza della partenza di Marco Poggi per la vacanza in Trentino. “Il 3 agosto fate nottata e tirate fino a tardi, il 5 parte Marco Poggi e famiglia. Ora lei il 7 il chiama a casa e le risponde una voce femminile che dice che è via. Tra il 7 e l’8 agosto prova a chiamare Marco ma non risponde perché è in una zona che non ha copertura. Cosa non le era chiaro quando l’8 agosto chiama per la terza volta e chiede di Marco” – ha sottolineato Abate.
Andrea Sempio ha spiegato di aver telefonato per sapere quando sarebbe tornato il fratello di Chiara Poggi. “Saputa l’informazione non ho più chiamato. Questa cosa è stata confermata da tutti i ragazzi della compagnia e dallo stesso Marco. Non dovevo chiedere niente di urgente. Era solo una chiamata per organizzarci”.
La nonna e gli spostamenti a Garlasco
Altro tema centrale riguarda la casa della nonna, situata a poca distanza dall’abitazione dei Poggi. Sempio ha ridimensionato la questione: «A Garlasco le case dei parenti sono vicine, è normale». Ha spiegato di essersi recato più volte dalla nonna quel giorno, una consuetudine familiare legata alla sua fragilità.
«Non c’è nulla di anomalo», ha ribadito, definendo alcune ricostruzioni recenti come suggestioni prive di fondamento.
Computer, file e ipotesi di movente
Netta anche la smentita su un possibile collegamento con materiale presente sui dispositivi informatici di Chiara Poggi. «Chiara non faceva parte del nostro mondo», ha detto. Per quanto riguarda i suoi device, ha precisato che eventuali contenuti personali sarebbero comunque pienamente legali e non collegati al delitto. “Probabilmente troveranno anche dei contenuti per adulti. Non hanno nulla a che fare con la vicenda ma per creare il mostro si parlerà anche di quello”.
La difesa ha annunciato l’intenzione di chiedere un incidente probatorio sulle analisi dei computer di Alberto Stasi e della vittima, con l’obiettivo di dimostrare l’assenza di rapporti significativi tra Sempio e Chiara Poggi e di chiarire eventuali moventi rimasti inesplorati.
“Non ho mai mentito”
Sempio ha concluso il confronto ribadendo la propria tranquillità: «Non ho fatto errori quel giorno né negli anni successivi. Ho sempre raccontato la verità». Una posizione ferma, che accompagna una strategia difensiva ormai dichiarata apertamente e che promette di incidere sulle prossime fasi giudiziarie di uno dei casi più discussi della cronaca italiana.

